8 Feb, 2022

Salute digitale: tutelare i preadolescenti sulla “linea bianca”

CATEGORIA: PUBBLICAZIONI

Proviamo a immaginare i nostri ragazzi, figli, allievi ed educandi alla guida di un’auto in città. Pensiamoli esattamente all’età nella quale hanno avuto a disposizione la prima connessione, il primo cellulare, il primo social. Ed ecco che nella nostra mente potrebbero apparire ragazzini di 9 o 10 anni, o magari anche bambini più piccoli, che sfrecciano per le strade di Torino o di altre città. Molti di loro non arriverebbero nemmeno a vedere sopra al volante!

Eppure, in età nelle quali è ancora obbligatorio l’utilizzo del seggiolino in auto, i bambini hanno in mano strumenti capaci di far vedere loro immagini e contenuti provenienti dall’altra parte del mondo. Ma non è soltanto un problema di distanze. Si tratta soprattutto di addentrarci nelle competenze personali, nella loro preparazione a comprendere i contenuti che scelgono e anche quelli che non scelgono. Proprio come lungo una strada: seguendo la linea bianca, magari facilitati da un bel cambio automatico e dal cruise control, scelgono la loro destinazione sul navigatore e vanno spediti verso il loro obiettivo (il gioco, il divertimento, il piacere) e così devono evitare gli ostacoli, saper leggere i segnali stradali, riconoscere la pericolosità dei lavori in corso, fermarsi al semaforo rosso. Ma è finita qui? No. Sappiamo bene che dovrebbero prestare molta attenzione nei confronti degli altri guidatori, chi va di fretta, chi taglia la strada, quello che sorpassa da destra, chi ha parcheggiato in mezzo alla strada o decide di cambiare direzione all’improvviso senza avvisare, chi attraversa l’incrocio con il semaforo rosso.

Questo è il mondo digitale, per noi e anche per i ragazzi. Certo, non è fatto soltanto di pericoli, ma anche di piacere e svago, ma ovunque si trovano insidie, che devono essere conosciute. Questo, però, non è sufficiente. Bisogna avere la maturità e le competenze giuste per affrontare il mondo, per comprendere immagini volgari o violente e sapere che cosa significa quando ne posti una, per non farsi adescare dagli sconosciuti, per venir fuori da trappole mediatiche (gioco d’azzardo, sexting, vamping, body shaming tanto per citare quelle più comuni), per spegnere il cellulare e fare attenzione in classe, per difendersi dagli hater, e cosa più difficile, per rimarginare le ferite, quando magari l’hater è il tuo compagno di banco.

Terra Mia lavora con molto impegno su questi temi, attraverso progetti che coinvolgono gli adulti nella formazione e riflessione sul tema e che accompagnano i ragazzi nella conoscenza e nello sviluppo di life skills, da poter utilizzare al momento appropriato. I progetti si sviluppano sui territori delle Asl Città di Torino, Asl To3 e Asl To5, in collaborazione con i Ser.D.(servizi per le dipendenze patologiche), con i Comuni e le scuole.

È una vera e propria sfida. Comincia proprio da noi, educatori e psicologi, poiché per comprendere il fenomeno è necessario un aggiornamento costante, dal momento che il mondo virtuale è in continua evoluzione e segue i repentini cambiamenti sociali e culturali. In particolare, proponiamo percorsi di formazione ai genitori e agli insegnanti, perché possano comprendere quanto le loro scelte in fatto di salute digitale siano importanti. Sono essi, infatti, i primi a dover prendere la patente digitale, conoscere i segnali stradali (Pegi, limiti di età, regolamenti ed eventuali sanzioni amministrative e penali), avere la mappa sottomano (quali sono i social? Con chi può mettersi in contatto mio figlio/figlia nel tempo di un gioco online?) e soprattutto come accompagnare i ragazzi a riconoscere i rischi che derivano dagli altri piloti del web. I guidatori e i pericoli, infatti, sono davvero tanti.

Insomma, i nostri ragazzi hanno bisogno di essere accompagnati. Dobbiamo salire con loro su quell’auto, farli sedere sul seggiolino per aiutarli a vedere bene la strada. All’inizio possiamo guidare noi genitori, possibilmente facendo rispettare i limiti di età, senza cedere alla pressione della società e dei figli che a un certo punto iniziano a dire: “Sono l’unico a non avere il cellulare”. Ricorda la classica frase che tutti abbiamo pronunciato proprio in quegli anni. Gli amici tornavano a casa e dicevano: “Sono l’unico a non poter uscire da solo”. E così accadeva che i genitori si parlavano tra loro, si confrontavano, cercavano di capire se fosse vero (quasi mai, ovviamente) e piano piano ci allenavano alla libertà tanto sognata, prima accompagnandoci e venendoci a prendere, poi fissando l’orario del rientro, con un sano corollario di domande: “Dove andrai, con chi sei, cosa fai se hai un problema?”.

Ecco, questo è il consiglio di base: manteniamo il medesimo dialogo. Non abbandoniamoli lungo quella linea bianca con la portiera aperta e le chiavi in mano. Il web può essere un posto molto affascinante e ricco di cose positive, ma va esplorato in sicurezza.

Dott.ssa Francesca Pavan, educatrice socioculturale, Responsabile dell’area servizi per il territorio