La Città di Torino ha messo a disposizione per tutte quelle persone che stanno attraversando un momento di crisi economica familiare a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, la possibilità di fare richiesta di un aiuto alimentare tramite la piattaforma Solidapp.

La finestra, di candidatura per l’utenza, è rimasta aperta da dicembre 2020 fino a marzo 2021 ed i dati delle domande sono impressionanti: 5722. Il numero di persone dei relativi nuclei familiari seguiti sono 28577,  di cui 10238  i minori.

Il Comune ha richiesto una collaborazione con le varie Cooperative presenti sul territorio Torinese tra cui anche la Cooperativa Terra Mia, per mettere a disposizione operatori per contattare tutti i nuclei che hanno fatto la domanda allo scopo di intervistarli e per portare avanti la loro pratica che in termini più concreti significa  AIUTO.

La Cooperativa Terra Mia ha inserito diverse figure professionali per lo svolgimento di tale attività, ma tutte con delle caratteristiche che le accomunano: l’ascolto attivo e l’empatia, raggiungendo in totale  530 nuclei contattati.

Per  far comprendere meglio che il servizio non è stato prettamente tecnico e statistico, con la conseguenza di risultare noioso e freddo, vi proponiamo il racconto dell’esperienza di un’operatrice, Luisa che afferma quanto segue:

“In principio ho dovuto vincere la reticenza nel dover entrare, con uno squillo, nella vita professionale e personale di uno sconosciuto, come nel film Matrix, dove bastava recarsi in una cabina telefonica e comporre un numero ignoto per essere proiettati in un’altra dimensione; per me è stato così.

Dopo il primo momento di definizione del ruolo e, con esso della responsabilità che lo caratterizzava, il viaggio nell’umano è incominciato.

Ho incontrato storie variegate di sofferenza, gioia, rabbia, delusione, paura e gratitudine; tutte storie diverse ed uguali che mi hanno fatto sentire la vulnerabilità di chi scopre la coperta perché ha bisogno, dovendo così mostrare la parte nuda.

Qualcuno ha gridato all’ingiustizia, qualcuno timidamente ha palesato la vergogna di dover chiedere aiuto, con qualcuno ho sorriso e riso amaramente, ma con tutti sono rimasta ad ascoltare.

Quante cose si comprendono e si sentono stando in ascolto; il rapporto cambia a tal punto che chi sta dall’altra parte ti offre la sua parte dolorante, aprendoti il suo mondo, a cui puoi avvicinarti senza entrarci chirurgicamente con frasi fredde e di rito come “ha fatto l’SEE?” Come mai non lavora?

L’ausilio del telefono è stato prezioso: il non vedersi ha permesso di creare l’immagine che più ci aggrada di chi sta dall’altra parte, e l’aiuto dell’anonimato ha reso più autentica e vera la conversazione.

Personalmente la comunicazione telefonica mi ha aiutato a ridurre drasticamente il giudizio rispetto ad alcune situazioni che, sulla carta, mi avrebbero altrimenti portato a costruirmi scenari di pura proiezione, lavorando in modo poco oggettivo.

Il grazie che alla fine di ogni telefonata ho sentito arrivare, credo sia stata la gratitudine per aver creato uno spazio umano, nonostante il momento critico e di bisogno che questo servizio andava a rimarcare”.

Le operatrici

Erika Trombotto e Luisa Arnoldi