L’anno scolastico che si è da poco concluso è stato un anno duro e per molti aspetti ben peggiore di quello passato. Gli adolescenti sono stati la categoria più colpita dalle conseguenze delle restrizioni. Questo fenomeno è particolarmente allarmante visto che anche prima della pandemia, la prevalenza di problemi di salute mentale era in aumento tra adolescenti e giovani.

La sofferenza ha travolto i ragazzi e come segnalato nell’appello dei medici Neuropsichiatri Infantili delle Regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria scritto nel mese di Aprile, abbiamo assistito ad un forte aumento delle patologie internalizzanti (ansia, depressione, fobie e ritiro sociale), dei disturbi dirompenti e delle patologie distruttive in tutte le sue forme (severi disturbi alimentari, autolesionismo) e della suicidarietà, espressa e messa in atto in fasce d’età sempre più precoci rispetto al passato.

A dimostrarlo ulteriormente è un dato condiviso dal Dott. Stefano Vicari, responsabile della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: “I tentativi di suicidio e autolesionismo sono aumentati del 30%, dal mese di ottobre ad oggi, quindi con l’inizio della seconda ondata, abbiamo notato un notevole rialzo degli accessi al pronto soccorso di ragazzi con disturbi psichiatrici, nel 90% dei casi sono stati giovani tra i 12 e i 18 anni che hanno cercato di togliersi la vita”.

L’autolesionismo esiste da sempre, il 20% degli adolescenti in Italia ed il 25% in Europa si fa del male, si taglia, si infligge un danno fisico intenzionale. Tra le attività di autolesionismo c’è anche il tentato suicidio, che è la seconda causa di morte per i giovani tra i 10 e i 25 anni dopo gli incidenti stradali. Questo fenomeno è sempre esistito, ma da ottobre si è acutizzato, molti di loro raccontano di farlo perché si sentono attanagliati da un malessere psicologico ed è come se il male fisico li liberasse “temporaneamente” dal dolore interiore.

Oltre ai giovani che per affermarsi sono diventati aggressivi nei confronti di loro stessi, abbiamo assistito ad un altro fenomeno, ovvero quello dei giovani che si sono chiusi a riccio, rifugiandosi nel loro mondo interiore e nella loro stanza, senza riacquistare la voglia di uscire, anche una volta passata la tempesta.

Molti di loro si sono disconnessi interiormente, ammutoliti per non gridare dalla rabbia, si sono spenti per non cadere nel panico o si sono buttati ossessivamente nello studio. Come sostiene Barbara Calosio, insegnante di storia e di filosofia di un liceo lombardo in una lettera aperta, pubblicata nel mese di aprile: “Mantenere la concentrazione quando le emozioni urgono o memorizzare innumerevoli contenuti quando il cuore è ferito per il senso di solitudine, la mancanza di contatto e di dialogo, è un’impresa impossibile da realizzare soprattutto se si è giovani e pieni di esuberanza. Stare fermi sei ore davanti ad uno schermo sovraccarica la mente e abbassa le energie vitali generando un’apatia emozionale e un disinteresse che favoriscono l’insorgere della malattia”.

Si pensi, inoltre, all’impatto sulla psiche del costante clima di incertezza dovuto a chiusure e riaperture, cambi di colore e DAD, una girandola di regole, norme e divieti che sono mutati di settimana in settimana, quando non da un giorno all’altro e che hanno contribuito a generare la moltitudine di disturbi ansiosi, come spiega la Neurologa, Dott.ssa Rosanna Negri, sostenendo che il diritto alla salute comprende anche la salute mentale.

La gestione della frustrazione di non sapere cosa accadrà, la paura della morte e della malattia, la confusione su ciò che è vero, l’ansia da prestazione, risultano intollerabili se la vita richiede altro e le mura domestiche non creano uno spazio protetto di pensiero calmo e profondo.

Inoltre, come spiega la Dott.ssa Negri, anche i disturbi alimentari sono peggiorati poiché durante l’isolamento si è verificato un aumento della frequenza di stimolazioni dei centri della fame a livello ipotalamico, da cui conseguono i disordini alimentari, una sorta di iperfagia bulimica, che ha poi ovviamente una ricaduta sulla salute. Anche i diabetologi hanno lanciato il loro grido di allarme, segnalando l’aumento dei casi di diabete alimentare, a sua volta fattore di fragilità per chi contrae il Covid. La pandemia ha fatto aumentare lo stress e lo stress facilita la comparsa e l’insorgenza di tutti questi disturbi. Sono emerse, quindi, tutte le fragilità degli adolescenti che una volta erano latenti e venivano spesso ammortizzate dalle loro varie attività e dalle relazioni con i pari. L’assenza della scuola ha pesato moltissimo nella vita dei ragazzi, spesso si pensa che la scuola sia solo didattica, ma è molto di più, è il contesto in cui si cresce culturalmente, ci si riscatta, ci si afferma, se la scuola non c’è fisicamente, l’affermazione di sé potrebbe non avvenire. Ai ragazzi è stato chiesto uno sforzo enorme quest’anno, allontanarsi dai propri compagni, dalla propria routine e da tutto quello che prima costituiva il loro mondo.

Per comprendere al meglio il loro vissuto, desideriamo dare loro voce, visto che spesso in questo anno sono stati soli ed in silenzio, dietro i loro monitor, lo facciamo attraverso i loro racconti e la loro testimonianza diretta che rende l’idea in maniera molto più efficace rispetto ad un resoconto scritto per conto di terzi.

  • Luca 1^: Nel mondo virtuale mi muovo meglio che nel mondo reale, in DAD mi sentivo bene, in presenza mi sentivo inadeguato e sento che il contesto della scuola in presenza non mi appartiene più. Il primo giorno in presenza ero molto in crisi e quindi ho deciso di rimanere a casa.
  • Alessia 4^: Ho lasciato basket un anno fa per via del Covid, oramai gli allenamenti si svolgevano da soli a casa e non ce la facevo più, da allora non ho più voglia di fare nulla.
  • Laura 3^: Ci sono stati giorni in cui neanche mi lavavo, pettinavo e vestivo.
  • Aurora 3^: Le chiusure e aperture improvvise per me sono state come una bastonata sulle gambe data alla persona che stava da poco riprendendo a camminare dopo una lunga convalescenza. Le ho vissute come se qualcuno mi ributtasse di nuovo giù. Il piacere massimo lo provo quando vado a fare la spesa. Pagherei per tornare ad allenarmi. Io solitamente d’estate divento triste perché non c’è la scuola e non ci sono gli allenamenti, praticamente sto vivendo così da un anno!
  • Elisa 3^: La DAD mi serve perché mi permette di stare vicino a mia mamma che sta male, mi dice sempre che senza di me non vivrebbe.
  • Luca 3^: Il Lock down è stato il periodo più brutto della mia vita, con mamma non ci parlavamo, l’unico con cui parlavo era papà che poi è dovuto andare via per lavoro. Mi sono isolato da tutti, non giocavo neanche più alla playstation con gli amici.
  • Benedetta 4^: Da marzo ho iniziato a provare uno stato di profonda tristezza, ho riflettuto tanto, avevo troppo tempo per pensare. Non sono riuscita a parlare con nessuno, vedevo già così poco le mie amiche, non volevo parlare delle mie cose tristi in quei rari momenti. Mi sento come se non esistessi, non mi sento qualcuno per nessuno.
  • Mamma di Virginia 1^: Piange tutti i giorni, dorme con me nel letto, stamattina ha fatto la DAD dal letto, lei era un’atleta e adesso non si alza mai dal letto.
  • Stefania 4^: Prima del Covid la scuola andava bene, mi dava ansia, ma avevo delle valvole di sfogo, uscivo con gli amici, facevo cena, ma anche solo banalmente mi confrontavo con i miei compagni dopo la verifica su com’era andata, tutte cose che adesso non si possono più fare. Da quando siamo di nuovo chiusi mi sento in un tunnel, sono sempre in ansia e mi sveglio con la tachicardia. Quando andavo a scuola, stavo meglio, mi distraevo e non pensavo tutto il giorno al cibo.
  • Andrea 4^: Ho avuto un tracollo durante il lock down, facevo sempre incubi, piangevo tutte le sere, non avevo più voglia di fare nulla. Dopo le vacanze estive avevo riassaporato il gusto della normalità attraverso la ripresa della scuola, degli allenamenti, il volontariato… e poi di nuovo più niente
  • Martina 3^: Ho tanta paura di contagiare gli altri e trasmettere il virus. Sono cambiata molto da prima del covid e non penso di tornare come prima. Appena torno a casa faccio la doccia e mi disinfetto tutta, so che fa male alla mia pelle, ma mi fa stare bene stare nel pulito. Penso sempre 20/30 secondi prima di toccare le maniglie di casa e le apro con un fazzoletto. Quando la mia sorellina piccola vuole abbracciarmi, la allontano e le dico di andare a lavarsi le mani. Con il mio fidanzato stiamo sempre chiusi in macchina, perché ho paura di toccare qualsiasi cosa e prima di salire disinfetto tutta la macchina.
  • Francesca 3^: Questo è stato l’anno più terribile della mia vita, ho iniziato a balbettare tantissimo rispetto al passato, pensavo di essere uscita dal problema. Preferisco fare una settimana in DAD ed una in presenza almeno nella settimana in cui sono a casa ho tempo di riprendermi dallo shock della settimana in presenza. Quando sono in DAD non riesco ad accendere la web cam, mi terrorizza sentirmi osservata e non riuscirei più a fare nulla.
  • Gaia 3^: Mi sento completamente distaccata dalla realtà, come se vedessi il mondo da uno schermo, vedo tutto con distacco, sia a livello fisico che emotivo, anche quello che provo è molto attutito.
  • Vanessa 1^: Quando si va a scuola in presenza penso meno al cibo, quando invece siamo in DAD penso tutto il giorno a quello.
  • Elisa 1^: Mi sto sempre più rintanando in casa e non ho voglia di uscire e questo mi dà fastidio. Non mi mancano nemmeno più gli amici.
  • Victoria 1^: Mi sono tagliata così tanto che mi sento un codice a barre vivente.
  • Yasmine 1^: Tornare a scuola in presenza è stata quell’esperienza adrenalinica come andare sul paracadute… poter stare con gli altri, ridere, scherzare.
  • Camilla 1^: La gestione del cibo cambia radicalmente quando sono in DAD o a scuola. Quando sono a scuola penso meno al cibo, sono in compagnia, vedo le mie amiche mangiare e mi sento meglio. Quando sono a casa mi paragono alle persone che vedo su instagram che sono perfette.
  • Stefania 3^: Sono terrorizzata al pensiero di tornare in presenza perché non potrò più essere invisibile.
  • Irma 2^: Se fossi andata a scuola in presenza non avrei vomitato così tanto. La scuola mi occupava il tempo, avrei avuto bisogno di energia e non mi sarei mai sognata di fare queste cose.
  • Carlotta 3^: Ho paura di rivivere l’ansia e la depressione del lock down di novembre e dicembre.

L’attuale emergenza pandemica e il trauma sociale conseguente, ci obbligano a prendere decisioni maggiormente tarate sui bisogni degli adolescenti, decisioni in grado di reggere sia la crisi pandemica di cui non si vede immediata la fine, sia gli esiti psichiatrici con cui ci confronteremo nei prossimi anni.

I cinesi che affrontano più frequentemente le pandemie ci dicono che gli effetti del Covid si vedranno per i successivi 5/6 anni a partire dal momento in cui tutto sarà finito.

In questa emergenza gli adolescenti sono stati dimenticati, dobbiamo invece rimetterli al centro dell’attenzione del mondo, politico e non, perché saranno loro gli adulti di domani. Dobbiamo supportarli e dotare di strumenti per affrontare questo momento storico anche quei ragazzi che risorse non ne hanno. Dobbiamo lavorare su ciò che rinforza la salute mentale, ovvero la famiglia e la scuola, potenziando anche gli aiuti sul territorio come gli sportelli d’ascolto psicologico e le strutture ambulatoriali.

E’ tempo che la tristezza, la paura, il dolore, il panico, l’incredulità per questo mondo terrorizzato dal futuro, trovino spazio e dignità entro le mura scolastiche. La fame di risposte delle nuove generazioni, la sana urgenza di comprendere come mai stia succedendo tutto ciò, il bisogno di ammettere l’autenticità del sentire e capire come tornare a sognare, diventano bisogni prioritari che la scuola è chiamata a soddisfare. Come ci ricorda l’insegnante Barbara Calosio, nella sua lettera aperta pubblicata nel mese di aprile: “Oggi l’amore deve tornare a circolare nelle aule scolastiche. E nei consigli di classe si deve riconoscere la grandezza delle anime dei ragazzi anziché ridurli a numeri. La pandemia chiede di ripensare il modo di fare scuola per evitare azioni educative che atrofizzano la mente creativa e debilitino il sistema psico fisico causando stress, sofferenza e un abbassamento del sistema immunitario che conduce alla malattia, alla demotivazione e all’abbandono scolastico”.

Dobbiamo quindi aiutare i ragazzi a costruirsi un futuro che ora non riescono ancora a vedere e dobbiamo metterli al centro delle nostre decisioni e salvaguardarli, perché senza di loro non c’è vita… loro sono, oggi e sempre, la nostra primavera.

La referente degli sportelli d’ascolto psicologico per la Terra Mia S.C.S.

Dott.ssa Elisa Russello, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva

(Foto ed artista del “Lo Scoiattolo”)