Ricevere un aiuto o un sussidio non significa affatto essere dei fannulloni. Anche (e soprattutto) quando si parla di “Reddito di cittadinanza”. Perché le persone che lo percepiscono si sentono ancora dei lavoratori e non dei “divani da cittadinanza”, come vengono, invece, etichettati da chi è abituato a credere a tutti i luoghi comuni che sente. Ne abbiamo avuto l’ennesima prova nel corso del progetto “Autonomia”, messo in campo da Exar Social Value Solutions e la cooperativa Terra Mia, che stanno collaborando con la Città di Torino e con la Circoscrizione 8, un territorio cittadino che registra un numero elevato lavoratori in cassa integrazione e in mobilità, per sostenere persone che percepiscono il “Reddito di cittadinanza” in carico ai Servizi Sociali e che hanno difficoltà nell’attivazione, avvicinamento e reinserimento lavorativo.

Il progetto prevede un percorso di potenziamento delle proprie risorse e capacità individuali, per rinforzare le condizioni di autonomia e per uscire dalla condizione di fragilità sociale.

La cooperativa Terra Mia ha iniziato, nella propria sede di Grugliasco, a proporre alcuni gruppi tematici ai beneficiari inviati dai Servizi Sociali, con percorsi incentrati sulle “life skills”, l’educazione finanziaria e la conoscenza dei servizi online.

Gli operatori fino a oggi hanno incontrato una sessantina di persone che ricevono il “Reddito di cittadinanza” e, sebbene siano soltanto una piccolissima parte della platea di beneficiari, riportano quello che potrebbe essere un sentimento comune di frustrazione provocato dai miti e dai pregiudizi che ogni giorno questi soggetti si ritrovano a vivere, in quanto non più lavoratori ma “divani di cittadinanza”.

Parliamo di persone che prima erano insegnanti e responsabili di negozi, esperti della sicurezza in azienda, agenti immobiliari, copywriter, informatici, assistenti di anziani. Persone che, anche a causa dell’emergenza Covid-19, si sono ritrovate senza un lavoro e con difficoltà di reinserimento, a causa dell’età oppure perché troppo referenziati per un primo impiego. Persone che si sentono sole e abbandonate. Per molti una possibile soluzione temporanea è stata quella di richiedere il “Reddito di cittadinanza”, con il rischio di essere etichettati e giudicati.

I gruppi e gli incontri hanno permesso di creare una “rete” tra queste persone, che si sono sentite meno sole e hanno trovato altri in cui potersi rispecchiare e confrontare.

E le life skills si sono rivelate molto utili anche per sfatare tanti luoghi comuni. Per fare un esempio, attraverso il pensiero critico si impara a cercare informazione da più fonti, a non ragionare per preconcetti e luoghi comuni, a formare la propria opinione con serenità e senza pregiudizi. In questo modo si potrebbe scoprire che il “Reddito di cittadinanza” non rende ricchi senza fare nulla. Anche perché il compenso viene calcolato sui redditi dei due anni precedenti e persone che hanno lavorato in quel periodo si sono ritrovare a ricevere soltanto 40 euro al mese.

Se sei interessato all’argomento puoi andare sul sito www.terramiaonlus.org per avere maggiori informazioni

Giorgia Macrì, educatrice professionale

Erika Trombotto, psicoterapeuta