“Il disegno è la più profonda forma artistica che esiste, perché permette di trasmettere sentimenti ed emozioni senza parlare.” – F., 11 anni

“Certe volte non ho voglia di far niente, ma in quei momenti disegno lo stesso. Mi fa divertire un sacco disegnare non solo su carta, ma sui muri, sul frigo, e in altri posti.” – G., 14 anni

“Mesi fa ho avuto il COVID e sono stato in isolamento. Il disegno per me è stato utile per far passare il tempo. Invece di far nulla, per me è sempre meglio prendere una matita e tirare giù qualcosa. Molte persone si lamentano di non saper disegnare, ma la pratica è l’unica maniera per imparare qualunque cosa, compreso il disegno” – D., 15 anni.

 ll disegno in comunità educativa per minori

Fin dal mio primo turno in comunità minori, ho condiviso con i ragazzi la mia passione per l’illustrazione e il fumetto. In breve tempo, quindi, mi sono ritrovato a essere “quello con cui si disegna” ed era naturale dedicarci a quest’attività nei pochi spazi liberi del turno. Inizialmente, l’aver studiato un po’ di grafica mi ha permesso di trovare delle strategie di aggancio con i ragazzi della struttura, creando dei piccoli momenti di condivisione. Contribuiva a colmare il divario fra me e i miei colleghi più esperti, dandomi alcuni strumenti con cui lavorare durante i miei primi turni e compensando (un po’) la mia inesperienza.

Un po’ alla volta, senza che lo avessimo previsto inizialmente, la nostra comunità è diventata però uno spazio in cui si disegna tutti i giorni. Contribuendo a rendere bello lo spazio, i ragazzi che vi abitano hanno iniziato a viverlo e a sentirlo più proprio. Questo ha gradualmente comportato come effetto una notevole riduzione del livello di violenza nei confronti dell’ambiente della comunità, anche nei momenti di maggiore conflitto. I ragazzi della comunità sono invitati fin dal primo giorno ad attaccare sui muri delle proprie stanze le loro opere su carta, su tela e su legno. Hanno realizzato un murales di 10 metri di lunghezza, hanno decorato i mobili, le porte, le scale… hanno disegnato sul frigorifero, le scarpe, le cover dei nostri cellulari… hanno pubblicato due volumetti illustrati autoprodotti, da qualche mese gestiamo una pagina Instagram con i loro lavori (si chiama songshu_design: fateci un giro!) e i ragazzi hanno partecipato a dei concorsi nazionali che li hanno portati a essere pubblicati su riviste mostrate con orgoglio ad amici e familiari. Il disegno è diventato un’attività che riempie con naturalezza i -pochi- momenti vuoti delle giornate di questi ragazzi, fra una mattinata a scuola o in stage, un allenamento sportivo e un incontro con i familiari.

Disegnare ci ha poi aiutati moltissimo nel lockdown: alcuni ragazzi hanno dedicato molte ore a migliorare le proprie tecniche e a lavorare su veri e propri artbook o progetti illustrati.

Chi padroneggia determinate tecniche può inoltre spiegarle agli altri, provando per la prima volta l’esperienza di prendersi cura dei nuovi arrivi insegnando loro qualcosa. Nel tempo, poi, io stesso ho imparato molto: per esempio ho iniziato a mettere sempre meno filtri ai soggetti proposti dai ragazzi. Qualcuno vuole disegnare personaggi che a volte sono cupi e con sfumature horror, cosa che inizialmente cercavo di evitare. Ora però credo che l’espressione della fantasia di ciascuno non vada frenata, pur scegliendo di volta in volta le immagini più adeguate a un determinato contesto.

Sia che si tratti di immagini figurative, sia che si lavori con disegni astratti, l’azione stessa di disegnare è, per alcuni ragazzi, estremamente liberatoria. Il disegno, nei contesti giusti, permette di lasciar andare molta aggressività o di rovesciarla su carta, anziché nelle relazioni con chi ci circonda. In questi casi, il ruolo dell’educatore è aiutare il ragazzo a canalizzare queste emozioni senza rimanerne sopraffatto. Il risultato di alcune sessioni di disegno e pittura, guardato a freddo, può essere decisamente forte da digerire, ma è sempre interessante lavorarci sopra.

Ci sono invece ragazzi meno istintivi, più controllati, che disegnano puntando a un risultato di qualità, accanendosi sui dettagli e cercando di produrre un elaborato che risponda a quelli che secondo loro sono dei canoni -a volte banali e stereotipati- di bellezza. Per loro il risultato è fondamentale e spesso può essere frustrante lavorare in questo modo: anche in questo caso l’aiuto dell’adulto è fondamentale per evitare che la frustrazione prenda il sopravvento, a volte ricalibrando gli standard, altre intervenendo attivamente ad aiutare il ragazzo nei passaggi in cui è più in difficoltà. In queste situazioni, è importante che l’adulto faccia da ponte fra quello che il ragazzo vuole rappresentare e quello che effettivamente riesce a realizzare, anche correggendo e integrando il lavoro.

Per chiudere, una citazione da Stephen King:

Si comincia con uno spazio bianco. Non dev’essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev’essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizione giusta è “niente” […] Bisogna segnare il bianco. Un atto abbastanza semplice, direte, ma ogni atto che rifà il mondo è eroico.

 

E.F., educatore e tecnico di Arteterapia

CER Minori “Lo Scoiattolo”