Un progetto per supportare gli inserimenti lavorativi delle persone con problemi di dipendenza

Da sempre Terra Mia promuove all’interno dei suoi percorsi terapeutici gli inserimenti lavorativi, strumenti preziosi per i nostri utenti che vanno a consolidare le abilità acquisite in un’ottica di sviluppo delle persone all’interno del percorso di autonomia. Con queste premesse abbiamo colto con entusiasmo la possibilità di partecipare alla formazione attivata attraverso il progetto COESA 2020 su tutto il territorio regionale, nell’ambito dei Dipartimenti per le Dipendenze (DPD) di tutte le 13 ASL piemontesi. Il progetto vuole innescare tra i servizi coinvolti un processo metodologico e operativo orientato a definire in modo più articolato e condiviso delle linee di indirizzo sul versante del reinserimento lavorativo.

L’insieme degli spunti emergenti nel corso del progetto COESA 2.0 possono offrire una guida operativa nell’organizzazione, costruzione e gestione dei processi e delle dinamiche connesse con i progetti di inserimenti o lavorativo. Di seguito una condivisione delle linee guida regionali per gli inserimenti lavorativi.

  1. Organizzare spazi di osservazione, informazione e pre-orientamento

Lo spazio di osservazione e pre-orientamento di gruppo può svolgere alcune importanti funzioni particolarmente utili ai fini dello sviluppo successivo dei percorsi di re-inserimento lavorativo. Esso può essere organizzato nella forma del piccolo gruppo che si riunisce per una serie di 4/5 incontri con la conduzione del personale dedicato al re-inserimento e il coinvolgimento del tutor. Nella dimensione di gruppo si possono raccogliere osservazioni specifiche sulle persone coinvolte che vanno ad arricchire il bagaglio di informazioni messo a fuoco nel corso dei colloqui individuali. Il focus è sulle dinamiche relazionali e abilità sociali degli utenti, aspetti che classicamente tendono a emergere meno nello spazio del colloquio individuale ma che risultano importanti in funzione dell’inserimento in un contesto allargato come può esserlo quello lavorativo. Tale spazio gruppale inoltre può offrire i primi elementi di informazione orientativa specificamente tarata sull’utenza SerD, veicolando alcune prime informazioni utili ad orientarsi nel panorama delle agenzie accreditate ai servizi al lavoro. La funzione svolta dal gruppo di incontro inoltre può prestarsi ad essere utilizzata come sazio di monitoraggio e analisi della domanda lavorativa.

  1. Elaborare e condividere con la persona il progetto di reinserimento

L’attività di orientamento deve caratterizzarsi come un momento fondamentale per la costruzione del progetto individuale e dotarsi di un assetto ciclico anziché come pratica meramente formale o superficiale da evadere una volta per tutte. L’orientamento è importante su differenti fronti e può assolvere a diverse funzioni. Esso rappresenta un momento di “messa a fuoco” e maturazione degli obiettivi e delle aspettative dell’utente, specie in quelle situazioni “fumose” caratterizzate da una progettualità grossolana, da aspettative poco realistiche o da atteggiamenti superficiali che spingerebbero a prendere per buono qualsiasi contesto o qualsiasi tipo di lavoro o attività pur di capitalizzare qualcosa.  Può essere utilmente rappresentato come un processo in divenire e caratterizzato da una cadenza ciclica e circolare anziché come un momento puntuale da esaurire solo nella fase iniziale del percorso.

3.Progettare in modo (altamente) personalizzato attraverso l’assessment psico-socio individuale

L’esito più o meno positivo di un percorso di inserimento lavorativo dipende da una molteplicità di fattori correlati, alcuni dipendenti dalle caratteristiche dell’utente, altri del contesto e dei servizi messi in campo e altri ancora connessi con le operazioni di integrazione tra fattori personali, situazionali e di contesto. La progettazione individualizzata ha proprio a che vedere con le strategie e le operazioni tese a massimizzare quest‘ultimo ordine di fattori, volti a favorire l’integrazione tra utente e contesto ospitante. Ogni progetto che voglia incrementare la propria efficacia e le ricadute a cui mira, sostanzialmente deve prendere in considerazione le specifiche caratteristiche dell’utente (personali, professionali e delle skill trasversali) e articolarle con le caratteristiche specifiche del contesto ospitante.

  1. Focalizzare a fondo le caratteristiche dell’utenza

L’utenza coinvolta nei progetti in questione è un’utenza diversificata, per caratteristiche socio-demografiche, disposizionali, in termini di problematicità ma anche diverse sotto il profilo delle competenze, delle risorse e delle abilità residue, così come dei margini di sviluppo attuali e specifiche del contesto ospitante.

  1. La ricerca dei contesti ospitanti: lo scouting e la costruzione di strumenti informativi

A proposito dello scouting. un investimento di tempi e risorse nella ricerca e nell’esplorazione di nuovi contesti ospitanti di tipo profit può aprire a scenari e prospettive inattese, interessanti e in parte promettenti. In questa sede ci sembra utile sottolineare i vantaggi di un approccio sistematico e metodico alla ricerca, che si indirizzi a una varietà di contesti (profit e non). Se da un lato il ricorso alla rete di conoscenze formali e informali dell’operatore può essere vantaggioso (si pensi ai vantaggi delle “legami deboli” evidenziati dalla letteratura), dall’altro lato limitarsi a un approccio del genere rischia di portare a scarsi margini di sviluppo in termini di costruzione di nuove relazioni con le imprese, oltre a rappresentare un rischio nel caso per esempio di trasferimento di sede o di funzioni dell’operatore che detiene il patrimonio di conoscenze a livello prettamente personale.

  1. Il tutoring psicosociale: il monitoraggio del progetto di reinserimento e del contesto ospitante

Spesso il percorso di costruzione dei progetti di inserimento lavorativo conserva alcune criticità proprie. Tale operazione al contrario è di notevole importanza in primis per l’utente (miglior sensazione di presa in carico e compliance, opportunità di rivedere con l’operatore dedicato il processo di adattamento al contesto di inserimento, di risolvere eventuali intoppi o chiarire questioni specifiche) ma anche per l’azienda (anche in questo caso miglior sensazione di presa incarico da parte del Servizio e professionalità, percezione di buona capacità di risposta ed evitamento di sensazioni di delega o di “stallo” dell’utente) e infine per gli operatori stessi, siano essi afferenti all’area del trattamento piuttosto che a quella del re-inserimento. Il momento del lavoro concreto è infatti una preziosa opportunità di approfondimento di conoscenze “in vivo” rispetto all’utente e alle sue modalità e caratteristiche ma anche un momento operativo dove si può intervenire concretamente su aspetti del progetto, della persona e del contesto.

  1. Valutare i percorsi, gli attori, gli esiti

La valutazione è sempre un momento particolarmente complesso e delicato sia per quanto riguarda l’impianto metodologico-operativo utile alla realizzazione di un buon bilancio, sia perché costituisce la verifica dei propri sforzi e dei risultati ottenuti. In questo senso ci pare utile suggerire la costruzione di piani di valutazione articolati su più dimensioni, su più livelli e su diversi momenti temporali. Teniamo presente che il progetto d’inserimento si colloca all’interno di un intervento che si muove lungo la polarità “riabilitazione/reinserimento” ed è rivolto a persone in condizione di fragilità patologica, resa complessa in alcuni casi da una ciclicità più o meno lunga nelle potenziali dinamiche di scompenso. Pertanto pensare a una valutazione secca in termini di assunzione o meno all’interno del contesto ospitante o di redditività economica, è senz’altro riduttivo.

  1. 8. Costruire relazioni con i contesti ospitanti

Se l’operatore delle dipendenze è esperto della relazione di aiuto, ecco che le sue competenze relazionali possono tornare utili anche laddove si tratti di costruire collaborazioni con altri attori sociali quali sono le imprese (profit e non). Si tratta di instaurare rapporti solidali di conoscenza, collaborazione, comprensione, fiducia e rispetto reciproci, basati sull’affidabilità e professionalità ma anche corredate di aspetti emotivi ed affettivi quali l’empatia, la stima, la fiducia, la condivisione della mission. “Sviluppare relazioni efficaci con il mondo produttivo: le interviste alle aziende” in cui emerge una disposizione favorevole alla collaborazione a condizione di adeguati servizi di tutoraggio, dato che porta in primo piano proprio l’importanza dei servizi di supporto nella loro dimensione tecnica e relazionale.

  1. Prevedere azioni di accompagnamento sociale

Gli utenti in carico ai DPD e destinatari dei progetti di re-inserimento lavorativo presentano di frequente, al di là delle problematiche connesse con la dipendenza patologica, un insieme di situazioni critiche sotto il profilo: abitativo, relazionale, economico, logistico, penale etc…Queste problematiche di tipo sociale, oltre ad essere invalidanti già di per sé e a influire negativamente sulla salute e sulla qualità della vita delle persone, possono ripercuotersi in senso negativo e minare gli interventi di sostegno all’inclusione socio-lavorativa. Si pensi ad esempio aduni destinatario di un re-inserimento lavorativo ma privo di una sistemazione abitativa: difficilmente riuscirà a garantire gli standard richiesti sul posto di lavoro rischiando di vedersi aprire una prospettiva che rischia di naufragare in poco tempo. Oppure una persona che, pur presentando le caratteristiche utili a qualificarla per un tirocinio sia poi priva degli strumenti logistici (denaro, patente di guida etc…) per recarsi sul posto di lavoro, magari appena fuori mano e mal servito dai trasporti pubblici; oppure a un ipotetico terzo utente che, a causa di una situazione sanitaria complessa (si pensi all’ampio spettro di problematiche sanitarie connesse con le dipendenze patologiche, non da ultimo la questione HIV) .

  1. Integrarsi esternamente

Il tema dell’integrazione esterna ha a che vedere con l’articolazione funzionale tra le strutture interne al SerD deputate al re-inserimento socio-lavorativo e gli altri attori sociali presenti sul territorio che si trovano ad affrontare e gestire problematiche simili o correlate. È il caso ad esempio dei Centri per l’Impiego, dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterno del Ministero di Giustizia, degli sportelli per il lavoro dei Comuni, delle agenzie di somministrazione, delle agenzie di Servizi al Lavoro accreditate a livello regionale, delle Fondazioni bancarie e di comunità, dei Servizi Sociali, etc…

  1. Integrarsi internamente

Il tema dell’integrazione interna al Servizio ha a che vedere con l’articolazione funzionale tra le strutture deputate alla riabilitazione dell’utente e quelle dedicate al suo reinserimento socio lavorativo. Il processo trattamentale con l’utente è infatti un percorso che prende le mosse da una fase di riabilitazione (intesa come momento più propriamente terapeutico-clinico-sanitario) approda alla fase del cosiddetto reinserimento (come momento maggiormente dedicato agli ambiti psico-sociali ed educativi). Tale polarità, se da un lato è scandita da obiettivi, bisogni e compiti specifici -che si traducono in protocolli e procedure più e meno strutturati di intervento dall’altro lato non bisogna perdere di vista la persona nel suo complesso, a favore di una visione olistica del trattamento.

  1. Dare spazio alla formazione: il target dell’utenza e il livello inter-Servizi

Così come abbiamo osservato la complessità dei fattori che caratterizzano diverse tipologie di utenza, le variegate caratteristiche dei possibili contesti ospitanti, la pluralità di attori coinvolti nei processi di inserimento e l’intreccio di tali fattori nel loro complesso, anche per quanto riguarda il tema della formazione il paradigma non può che ispirarsi alla complessità e pluralità degli aspetti da considerare. Nell’ambito della formazione tale complessità si traduce innanzi tutto nel considerare due differenti livelli di indirizzo: un primo livello è quello dell’utenza mentre un secondo è quello legato alla formazione inter-Servizi e quindi dedicata agli operatori che afferiscono a organizzazioni presenti sul territorio che si trovano ad affrontare e gestire problematiche simili o correlate. Vediamoli nel dettaglio.

12.1. La formazione per l’utenza

Nell’analizzare le dinamiche legate ai percorsi di inserimento lavorativo realizzati dai SerD abbiamo trovato tracce di tre tipi di formazione dedicata all’utenza, che potremmo definire specifica, di base e di socializzazione/educazione al lavoro. Il primo tipo di formazione è essenzialmente tecnico/procedurale e fa riferimento a specifici contenuti, conoscenze competenze acquisibili grazie alla partecipazione a corsi di formazione o direttamente sul posto di lavoro. Il secondo tipo di formazione riguarda le competenze di tipo trasversale rispetto ai profili lavorativi e quindi maggiormente trasferibili. Mentre la socializzazione o educazione al lavoro coinvolge maggiormente i processi educativi e riguarda aspetti comportamentali, personali, attitudinali e modalità di approcciarsi ai contesti lavorativi (impegno, puntualità, precisione, pulizia, abilità relazionali, comprensione del senso e rispetto dei ruoli e delle mansioni etc…). L’osservazione e il riferimento a tali ambiti formativi ci sembra particolarmente fertile in senso operativo poiché facilmente collegabile alle particolari tipologie di utenza esaminata (alta media-bassa soglia), alle loro caratteristiche specifiche e alle tipologie di interventi più utili da proporre loro. Inoltre, in relazione agli utenti di giovane età, un percorso formativo professionale risulta particolarmente efficace per la loro maggiore capacità di recepire dati/informazioni e per maggiori chances di apprendimento di competenze professionali rispetto agli utenti più anziani e probabilmente maggiormente compromessi dal punto di vista psico/fisico e di salute. Sempre in questa direzione poi la formazione potrebbe essere un incentivo o alternativa per rimediare all’abbandono scolastico.

 

.12.2. La formazione inter-servizi

Il tema della formazione inter-servizi è direttamente collegato con l’integrazione esterna dei Servizi e può costituire un ingrediente per favorire, oltre a una miglior presa in carico dell’utenza, la costruzione di reti particolarmente responsive, supportive e integrate. Sovente, infatti, i Servizi o parti di essi che si occupano di problematiche simili ma afferiscono a ambiti disciplinari, organizzativi e procedurali differenti (ad es., per quanto riguarda l’inclusione lavorativa i SerD, i Dipartimenti di Salute Mentale, i Servizi al Lavoro, i Centri per l’Impiego, etc…), si rifanno a linguaggi, rappresentazioni, competenze e letture differenti e tali diversità rischiano di rappresentare un ostacolo all’integrazione, al confronto e allo scambio di informazioni utili.

  1. 13. Rivedere periodicamente le procedure adottate e auto-valutarsi in un’ottica di sviluppo continuo

Oltre a specifiche competenze e risorse utili a dare risposte alle domande e ai bisogni che intercetta, porta al suo interno numerose osservazioni e riflessioni critiche utili a migliorare ulteriormente il proprio operato in tema di inserimenti lavorativi. Sia che si tratti di consapevolezza delle proprie criticità o delle difficoltà a dare risposte adeguate a nuove o specifiche domande, sia che si tratti di idee o suggestioni operative che muovono da specifici punti di forza della propria organizzazione, in entrambi i casi tali spunti costituiscono un prezioso bagaglio di riflessioni utili allo sviluppo dei propri compiti e delle proprie dinamiche interne.

 

Dott.ssa Daniela Genovese

Direttore Area Educativa e Dipendenze, Terra Mia s.c.s