L’ultima volta che abbiamo scritto del nostro lavoro al tempo del Covid, la pandemia pareva una tragica esperienza ormai conclusa, la cui eredità, professionalmente parlando, consisteva in uno slancio irreversibile verso attività pensate interamente in digitale e applicabili da remoto al pubblico cui sempre ci siamo rivolti: studenti, insegnanti, genitori.

In realtà, il Covid ci aveva offerto la grande occasione per approfittare di un tempo, per noi straordinariamente lungo, che poteva essere dedicato a riprogettare i laboratori, rimaneggiare tematiche e strumenti, approfondire la nostra formazione. Ed è quello che abbiamo fatto. Senza pensare che, nel giro di una manciata di mesi, avremmo messo in pratica tutte le nostre speculazioni teoriche e tutto il pacchetto di proposte che avevamo rimodellato da cima a fondo, in una versione completamente digitale. Non sapevamo che cosa sarebbe restato della nostra relazione con i ragazzi, quale efficacia avrebbero avuto i percorsi nell’aula virtuale, in che modo docenti e insegnanti avrebbero risposto alle proposte formative.

Ma l’impegno messo è stato ricompensato: le scuole hanno richiesto numerose il nostro progetto e grazie all’operosità di molti docenti, che hanno contribuito a superare le difficoltà tecniche dovute alla didattica a distanza, alla connessione non sempre stabile e alla visibilità dei ragazzi, siamo riusciti a raggiungere NEI SOLI MESI DI OTTOBRE NOVEMBRE E DICEMBRE:

3 Istituti superiori con le classi prime e seconde, per un totale di 13 classi – 300 ragazzi circa (più di 100 ore di formazione-laboratorio)

– 4 Istituti comprensivi, con classi prime seconde e terze della secondaria di primo grado per un totale di 31 classi – 750 ragazzi circa (circa  250 ore di formazione-laboratorio)

– Circa 60 docenti 

– Circa 200 genitori

Certamente, come si evince dai numeri sopra riportati, uno dei risvolti più sorprendenti è stato proprio quello ricevuto dalle formazioni agli adulti, in particolare per i genitori.  Il progetto sulla salute digitale, che prende nomi diversi in territori diversi, è sicuramente un progetto cha ha nella tematica trattata la sua forza principale: parlare di tecnologie a preadolescenti e adolescenti è parlare una lingua conosciuta, gradevole e accattivante, significa parlare al loro cuore. Parlare di benessere digitale (che significa trattare la stessa tematiche ma definirla con parole diverse) è per gli insegnanti una risorsa in termini di alfabetizzazione al digitale (molti sono ancora digiuni o quasi). Parlare di web e social è per i genitori spalancare una finestra sul mondo dei propri figli, in una fase di sviluppo nella quale i figli chiudono le porte delle loro camerette a doppia mandata, per evitare appunto l’intrusione genitoriale.

Un’altra grande ricchezza del progetto sul digitale è proprio questa tripla interfaccia degli operatori sulle istanze che si muovono all’interno della cornice “scuola”: si lavora in classe con gli alunni, si interagisce più volte con gli insegnanti per momenti formativi e di confronto, si incontrano i genitori e si parla con loro di adolescenza e tecnologie. Questi canali multipli fungono da vasi comunicanti e operano un rafforzamento reciproco dei messaggi portati nel laboratorio: i docenti presentano le classi, e l’operatore arriva in classe già un po’ preparato e ricettivo rispetto ai temi peculiari di quella classe specifica; dopo qualche incontro, l’operatore ritrova i docenti ai quali da una restituzione sullo stato del progetto, e una formazione affinché possano poi, in momenti successivi dell’anno scolastico, riprendere alcuni temi con i loro allievi, magari agganciandoli alla didattica curricolare. In ultimo, quasi a chiusura del progetto, si incontrano i genitori, ai quali si offre uno spazio di formazione specifica su adolescenza e social, su aspetti clinici ma anche normativi, ma soprattutto si offre uno spazio di confronto e di riflessione su temi intorno ai quali i genitori non hanno opportunità alternative di incontro, a partire dalla conoscenza avuta in classe con i loro ragazzi.

Anche nella modalità di persona, gli incontri con i genitori sono stati sempre apprezzati, come ci testimoniano i risultati dei questionari di gradimento somministrati alla fine di ogni formazione, ma le presenze, numericamente parlando, raramente superavano le 20-25 persone ad incontro. Pur agevolando in ogni modo tempi ed orari per andare incontro alle famiglie (incontri in fascia preserale, mai di venerdì, mai prossimi a festività o periodi particolarmente densi di scadenze…), era difficile raggiungere una fetta ampia di popolazione adulta, cui di fatto si chiedeva di lasciare il lavoro, recarsi fisicamente nella scuola del figlio (sede delle formazioni) e poi far rientro a casa. Piccoli ma significativi deterrenti a raccogliere adesioni numericamente alte.

Il digitale ci ha permesso di aggirare l’ostacolo: tutti abbiamo potuto constatare quanto sia comoda, snella ed economicamente vantaggiosa la possibilità di incontrare altre persone online: colleghi, clienti, pazienti…si possono incontrare in una mattinata moltissime persone in contesti differenti senza spostarsi dalla propria abitazione. Questo elemento è stato il grande facilitatore in grado di alzare i numeri delle presenze alle formazioni online proposte dal progetto sul web, inutile negarlo. Abbiamo visto genitori connessi dal salotto di casa, dall’ufficio, dalla propria automobile persino, abbiamo incrociato bambini piccoli, cani, gatti, colleghi di passaggio, insomma mamme e papà dei nostri studenti si sono fatti trovare ovunque, grazie alla comodità dell’online.

Ma se nello spazio delle 2 ore di formazione i numeri sono stati costantemente alti, e nessun genitore si è perso per strada, il merito è andato soprattutto ad un approccio un po’ differente rispetto a quello in persona. I ragazzi sono stati il soggetto principale, primo ed ultimo, di ciascun incontro. Le tecnologie, il cyberbullismo, i social e i videogames sono stati un pretesto per parlare di adolescenza e adolescenti, di sfide e bisogni.

Il percorso proposto ha seguito il filo degli incontri in classe, sviscerando i contenuti offerti dal progetto e restituendo ai genitori le riflessioni dei ragazzi, per ragionare sulle dinamiche che regolano il loro rapporto con i social, i vissuti emotivi che accompagnano le relazioni in chat, i bisogni ancora forti di supporto e protezione in un terreno molto affascinante ma percepito anche in tutta la sua complessità dai ragazzi stessi. Abbiamo costruito ogni incontro partendo dalla conoscenza maturata con i ragazzi nelle classi, una conoscenza che nonostante la distanza dello schermo è stata reale e viva, e da quella precisa conoscenza di quel particolare ragazzo in quella classe specifica si è partiti per parlare con i genitori.

Che evidentemente hanno apprezzato la personalizzazione, ricambiando con un ascolto partecipato e attestazioni di gradimento numerosissime.

In questo momento particolare, non è mancato uno spazio per condividere le ansie e le fatiche dovute alla pandemia da Covid, ed agli effetti del lockdown prolungato che insistono sui ragazzi e sulle loro famiglie. Permettere agli allievi all’inizio di ogni incontro di esprimere il loro stato d’animo, e permetterlo ai genitori e agli insegnanti durante gli incontri, ha consentito ai conduttori di creare un clima di apertura in cui la parola dell’Altro, genitore come me, insegnante come me, ragazzo come me, mi è sembrato più vicino e mi ha fatto sentire meno angosciato e meno solo.

Le ricette ben riuscite sono sempre frutto di ingredienti diversi dosati in tempi differenti. L’esperienza di questi mesi con i genitori ce ne ha dato una semplice ma graditissima conferma.

S.V.