Alcuni giorni fa, apro la casella di posta elettronica e arriva una delle tante mail giornaliere…ma questa si intitola “Supporto telefonico alle persone accolte in progetti di Housing First nelle città italiane in periodo di emergenza Covid-19”.
Mail che ha la funzione di dare un supporto agli operatori sociali (psicologi, educatori, assistenti sociali etc…) che in questo momento aiutano le persone in una condizione di fragilità ed in un momento così delicato.

Le prime parole che mi risuonano leggendo sono:
LA CHIAMATA AL TELEFONO DIVENTA “LA VISITA”! EBBENE SI’ IN QUESTO MOMENTO, dove il mantra e’ “IO RESTO A CASA”, E’ PROPRIO COSI’.
La caratteristica più importante di qualsiasi comunicazione è la qualità della relazione tra la persona e l’operatore e lo sforzo che in questo momento siamo tenuti a fare è proprio quello di convertire l’EMPATIA e la CURA al telefono.

UNO STRUMENTO UTILISSIMO E UTILIZZATISSIMO, MA DISTANZIANTE, FREDDO E CHE NON PERMETTE UN CONTATTO UMANO VERO.

E ALLORA DOBBIAMO CERCARE DI PRENDERCI ABBASTANA TEMPO AL “TELEFONO” per fare la “VISITA”.
Come l a persona è felice quando ci apre la porta della propria casa per vedere il proprio operatore e condividere con lui la settimana,allo stesso modo dovremmo riuscire a trasmettergli, o almeno ci proviamo, la stessa emozione quando rispondono al telefono e sentono una voce “amica”, lì per loro.

Uno spazio per capire come stanno gestendo l’ansia che la pandemia e la quarantena possono generare, come stanno gestendo il loro tempo che spesso non scorre, la loro noia, la confusione, la frustrazione e soprattutto la loro solitudine in casa.
E allora eccomi qui che tutte le mattine, dopo aver preso un caffè, e fatto le coccole al mio gatto, inizio a fare le “visite” quotidiane: iniziano gli invii di messaggi del buongiorno, i vocali whattapp per aggiornare le persone sulle novità, le telefonate fatte e ricevute, ognuna con il tempo e le attenzioni necessarie e la presa in carico, per quanto possibile di alcuni bisogni.

Mi vengono in mente il Sig. M. ed il Sig L.; poco prima che esplodesse l’emergenza, sono riusciti ad ottenere le chiavi della loro futura casa, la loro prima casa, dopo anni di strada e di dormitori, ed oggi, non possono entrarci e devono gestire tutta la frustrazione e l’attesa, aspettare che riprenda gradualmente la normalità, e che si possa anche solo ricevere il materiale per dare il bianco, che l’idraulico possa iniziare i lavori e che arrivino la luce ed il gas.

E che dire di C., che ha dovuto sospendere il tirocinio, iniziato con fatica, ma dove oggi aveva trovato un suo spazio di autostima, di condivisione e di amici, dove la visita domiciliare era il suo momento tutto per sé per esprimere le sue difficoltà, le sue ansie, le sue idee e anche i suoi momenti di gioia.

E se penso ad A., tutte le volte che lo chiamo, mi chiede come sto per poi chiedermi: “Quando tornerai a trovarmi?” Queste sono solo alcune pillole di ciò che queste persone provano ed esprimono ogni giorno.
Poi c’è anche tutto il resto…quello che provano gli operatori, abituati ormai da anni a mettere da parte le loro emozioni, per dare priorità ai loro clienti. Ma credo che ad oggi, ai tempi del Covid 19, le emozioni di tutti si accomunano e si accavallano. E l’emozione comune, dopo la paura, è andrà tutto bene, speriamo.

Progetto AbiTO, Housing First, Torino
Psicologa Erika Trombotto
Cooperativa Terra Mia Onlus