La questione ecologica è il sintomo e il risultato di uno squilibrio creato dall’uomo. La sostanza della crisi ecologica è quindi un’emergenza antropologica.
L’erosione del pianeta avviene parallelamente alla corruzione dell’umano condiviso.
La mancata giustizia della convivenza semina distruzione e produce bruttezza. L’avidità diffonde il lavoro della morte nelle relazioni tra le persone non meno che nell’equilibrio tra le cose.
L’ecologia umana è la strada da percorrere per rilanciare la sfida etica del mondo contemporaneo con un linguaggio che tutti possono comprendere.
Si propone di interpretare il proprio stare nel mondo come l’abitare una casa. Parte dall’interiorità per contrastare il mito narcisistico del: “A me che importa?”.
S’impegna quindi a custodire l’umano comune, ponendo in sinergia se stessi, l’altro, la natura.
L’ecologia umana implica la consapevolezza che la creatura umana oggi rischia quanto la terra, l’aria, l’acqua e l’umiltà di non ritenersi despoti dell’io, ma custodi del sé.

L’ecologia umana
L’ecologia umana studia le dinamiche delle interazioni bioculturali negli ecosistemi, i riflessi sull’uomo degli squilibri ambientali provocati da lui stesso.
Essa pone in relazione il decadimento interiore con quello provocato sul cosmo.
Se l’ambiente umano si degrada, deperisce anche l’ambiente, se la cultura tende al nichilismo pratico, la natura ne subisce le conseguenze.
L’ecologia umana sostiene che il rispetto della vita in tutte le sue forme non può essere disgiunto dalla cura della vita interiore (spirituale ed etica) e dalle questioni dello sviluppo dei popoli. Gli effetti devastanti dall’indebolimento della coscienza conducono all’irresponsabilità verso i poveri, il futuro e umanità intera.
Oggi è la terra il povero per eccellenza, il sistema più vulnerabile che chiede di esser messo al centro delle attenzioni umane.
La risposta è l’assunzione di responsabilità per la casa di tutti e la ricerca di un’anima del nostro abitare la terra.
L’ecologia umana inizia come ecologia della corporeità, accettazione del proprio corpo come dono e coltiva un’ecologia interiore che conduce allo stupore e contemplazione, in un’unica interdipendente famiglia umana.

Il suo metodo
Il metodo dell’ecologia umana è la lettura complessa della realtà e la ricerca dell’interdipendenza dei problemi come delle soluzioni.
Sono tre le parole di questo metodo:
La Complessità del vedere con cui analizza le questioni in un modo non omologante ma personale e poliedrico, alla ricerca di soluzioni inedite.
La Responsabilità della valutazione dei fatti e degli eventi. Da una strategia della tensione e dei conflitti l’ecologia umana suscita la logica della collaborazione e integrazione inter-generazionale. Il locale è sempre integrato nel globale, il presente riportato al passato e proiettato al futuro. Il criterio della responsabilità è riportato alla giustizia, della quale si ricercano le ragioni e gli affetti.
La Sostenibilità delle azioni intraprese. La mobilitazione dei poveri e l’abilitazione di chi vive condizioni di svantaggio rendono la sostenibilità un criterio in evoluzione, ma sempre orientata al bene comune, inteso non come somma delle parti (il “bene collettivo”) o da preservare in funzione di tutti (“i beni comuni”) ma come condizione del fiorire delle singole parti.
Un’educazione integrale e inclusiva è capace di ascolto paziente e di dialogo costruttivo.

Sul piano metodologico ecologia umana significa interdisciplinarietà, sul piano etico custodia del presente e futuro, sul piano formativo educazione integrale alla responsabilità e al servizio, sul piano spirituale abilitazione per una cultura dell’amore.
L’ecologia umana cerca di accogliere ogni differenza e di contrastare l’omologazione, interpreta la concordia degli opposti come fraternità. Nessuna ecologia è considerata completa senza antropologia, nessuna antropologia è trattata come vera senza etica.
Nell’ecologia umana fioriscono anche i verbi della generatività: desiderare, creare, prendersi cura, lasciar andare.

Il fulcro dell’ecologia umana è la giustizia degli affetti e la concezione unitaria delle questioni etiche: “Se non si riconosce l’importanza di un povero, di un embrione, di disabile, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa” (Laudato sii 117)

Gli interventi qualificanti
Nell’ecologia umana la terra offre sia il metodo sia il banco di prova. Essa non si ferma però al mondo naturale ma considera come centro del suo intervento la persona-nel-suo-ambiente umano e naturale.
L’ecologia umana, cifra sintetica della custodia dell’umano e riepilogo di dottrina, esperienza, sapere considera quindi la famiglia (o lo stile familiare dell’accoglienza) come il suo sistema normale di riferimento.
Non esiste solo l’habitat naturale ma anche quello sociale da preservare e ricreare. Gli ambienti sociali hanno bisogno di essere protetti come quelli naturali.
Gli interventi in ecologia umana sono qualificanti quando inglobano come criteri di verifica e indicatori di processo i seguenti item (la cui lista è sempre aggiornabile)

La Ridondanza (disporre sempre di un “piano B” in caso di difetto del programma di lavoro). Essa misura la Complessità del vedere.
La Resilienza (curare l’integrazione adattativa). Essa permette al sistema di funzionare nonostante le perturbazioni. Descrive la collaborazione e l’integrazione degli attori.
La Custodia (mettersi continuamente in discussione rendendosi quotidianamente umili e docili rispetto a quanto la vita offre da sperimentare). Essa misura la Sostenibilità delle azioni intraprese.
L’ecologia dei luoghi e delle architetture (E’ l’interfaccia con l’ecologia dello spazio interiore). Essa garantisce il contrasto verso l’incuria e l’abbandono.
La Cura della comunità (Costruire la società civile). Essa misura l’attitudine di un ambiente a educare i bambini ai valori del rispetto e dell’onestà.
La biodiversità (Promuovere ogni forma di differenza di vita). Essa fornisce l’immagine di un cosmo non omologato ma creativo di cui prendersi cura come in famiglia.
L’agricura. (L’attitudine alla cura è il criterio di verifica più dirimente per l’ecologia umana). La radice profonda della malattia degli attuali sistemi artificiali è il loro paradigmi omogenei e unidimensionali, insieme alla fede cieca e irrazionale nel progresso. Questa scelta economica rischia di annichilire le differenze e rendere tutto merce di consumo e mera possibilità. L’uscita da un sistema iper-razionale sarà lo sviluppo di sistemi di accoglienza e di cura che, mediante il recupero dello stupore della meraviglia (la giustizia degli affetti), corrisponde all’apertura razionale dell’umano.