IL MULINO PICCOLO

COMUNITÀ TERAPEUTICA PER MINORI

La Cooperativa Sociale Terra Mia gestisce due tipologie di comunità per minori: la Comunità Terapeutica per Minori (CTM) e la Comunità Riabilitativa Psicosociale (CRP).

Le due comunità si collocano in rete tra loro nell’intento di sviluppare un circolo virtuoso di rapporti (con i Servizi invianti, la famiglia, il territorio) tesi a favorire il dipanarsi della soluzione migliore per il minore.

OBIETTIVI

Gli obiettivi prioritari  che il servizio prevede sono mirati essenzialmente, in un lasso di tempo limitato, al superamento e al sostegno della fase critica della patologia nel suo esordio o in episodi acuti successivi. In particolare:

  • accompagnamento e contenimento dell’adolescente in un momento delicato quale è quello della crisi, anche per evitare ricoveri o limitarne al massimo la durata;

  • creare un clima accogliente e familiare, ma nello stesso tempo professionale e terapeutico che possa non essere frustrante e che sappia affrontare in maniera seria i sintomi espressi;

  • offrire uno spazio di stacco dalla realtà familiare in cui, attraverso la mediazione di figure accoglienti, ma neutrali, poter riflettere e ripensare a sé non solo in modalità patologiche;

  • offrire uno spazio, non ospedaliero, di valutazione, diagnosi e impostazione del trattamento, anche farmacologico della patologia;

  • offrire strumenti specifici terapeutici individuali e di gruppo.

  • offrire momenti pedagogici e ricreativi attraverso l’utilizzo di laboratori che stimolino l’interesse personale e la collaborazione di gruppo.

  • offrire sostegno alle famiglie.

A CHI SI RIVOLGE

La Comunità CTM accoglie bambini e adolescenti in età compresa tra i 10 e i 14 anni (estensibile a 16 anni), inviati dai servizi di Neuropsichiatria Infantile di base, con disturbi comportamentali in fase sub acuta, correlati a patologie psichiatriche dell’età evolutiva e dell’adolescenza codificati attraverso ICD10 OMS , che non possono essere trattati a livello ambulatoriale, domiciliare o semi-residenziale.

La  comunità ha una capienza massima di 10 ospiti nella fascia di età 10 – 14  (estensibile a 16 anni). Per tali posti verrà data priorità d’inserimento ad utenti provenienti dalle ASL e dai Servizi Sociali del Comune di Torino; inserimenti da altre ASL o da altri Comuni possono essere valutate in caso di disponibilità di posti.

ACCOGLIENZA

Il progetto comporta una fase iniziale di conoscenza e di costruzione della fiducia , poiché si ritiene necessario ottenere un’alleanza terapeutica che si basi sulla complicità terapeutica e sul senso di appartenenza senza dimenticare la centralità dell’intervento e la collaborazione con la famiglia d’origine.

Questa fase prevede:

  • un’indagine psicologica e anamnestica;

  • una ricostruzione della rete familiare e sociale;

  • una prima discussione d’équipe per aiutare l’adolescente ad attribuire un senso alla sua presenza in comunità e a collocarla rispetto alla storia precedente.

I dati dell’osservazione e del colloquio, raccolti e codificati tramite scheda, servono come “materiale base” per la formulazione del Progetto Individuale.

In stretta collaborazione con i Servizi invianti durante la fase dell’accoglienza possono essere somministrati e utilizzati test per effettuare una prima indagine diagnostica sul minore.

Il lavoro di comunità prevede, fin dall’inizio, la preziosa e costante collaborazione con gli invianti che hanno seguito gli adolescenti nel loro travagliato e difficile percorso evolutivo, e garantiscono pertanto tutta una serie di preziose informazioni che danno continuità e senso al percorso. Ogni adolescente ascoltato e accolto è portatore di problemi specifici ed originali che riguardano la sua storia evolutiva, i suoi vissuti, il suo ambiente vitale.

La durata dell’accoglienza (indicativamente un mese) è condizionata dal raggiungimento dei seguenti sotto obiettivi:

  • la definizione di un quadro diagnostico sufficientemente completo;

  • l’avvio della catena terapeutica;

  • l’aggancio emotivo e affettivo dell’adolescente;

  • la stesura del Progetto Individualizzato

  • la stesura del primo Progetto Educativo Individualizzato (PEI), condiviso con l’Utente.

ATTIVITÀ IMPOSTE

Perché la comunità non sia percepita e vissuta come luogo di reclusione punitiva deve darsi un’organizzazione di tipo familiare, con tempi e spazi concepiti e arredati in modo da richiamare gli ambienti di vita quotidiana.

La giornata deve essere sempre attiva, propositiva e stimolante, in modo che la comunità non sia percepita come luogo di esclusiva medicalizzazione o come spazio utopistico dove i progressi rischiano di non essere adattabili all’ambiente esterno.

La scansione del tempo della giornata in ritmi stabili e prevedibili offre la possibilità di sperimentare un flusso temporale alternativo alla ripetitività circolare del tempo psicotico.

Disporre di punti di riferimento concreti e attivi durante tutto l’arco della giornata facilita la ricerca delle mediazioni e l’accettazione dei necessari stacchi tra impulso e azione, così impossibili nei comportamenti acting out.

Oltre ai colloqui terapeutici la giornata prevede l’attivazione di diversi gruppi di lavoro, nell’arco della settimana:

  • gruppi di matrice educativo-pedagogica finalizzati all’organizzazione e gestione della vita in comune e degli atelier pratici.

  • gruppi terapeutico-emozionali volti al riconoscimento e all’espressione delle emozioni. (laboratori di espressione corporea, di linguaggio gestuale, di teatro, di musicoterapia, di arteterapia, di videoterapia, di laboratori Rap terapeutici, di pet-therapy).

  • gruppi cognitivo-comportamentali finalizzati al riconoscimento delle relative strategie adattative.

  • gruppi per la gestione degli spazi relativi al tempo libero e alle attività sportive.

  • gruppi di verifica volti al racconto dei fatti significativi della giornata e all’espressione degli stati emotivi.

 

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Responsabile della Struttura: Dorina Campagnari