DALLA PSICOTERAPIA ALLA SPIRITUALITA'

Il percorso terapeutico ed educativo che caratterizza la metodologia di intervento di Terra Mia apre ad ulteriori dimensioni che, a livelli sempre più profondi ed espliciti, coinvolgono la persone nel suo crescere ponendo nuove domande che attendono risposte:

· L'auto-trascendenza a partire dalle esigenze, dai bisogni e dai desideri dei soggetti.
· La ricerca impegnativa della vita come senso.

 

L' AUTO-TRASCENDENZA

La prima dimensione è quella più impegnativa perché occupa i giovani ed i loro educatori in un faticosissimo passaggio dalla distruttività e dal fallimento della tossicodipendenza alla scelta definitiva di vivere in pienezza e di servire la vita.
La ricerca fiduciosa della vita diventa il luogo dove ognuno gioca completamente se stesso.
Il modulo propone un itinerario di "auto-trascendenza", all'interno della vita quotidiana, a partire dalla rielaborazione dei propri bisogni e desideri, nell'ambito di quattro ambiti dove più intense e pressanti si concentrano le esigenze e le domande: quelle che nascono dal proprio corpo, quelle poste dalla ricerca della propria identità, quelle che emergono dal coinvolgimento della vita di gruppo ed, infine, quelle drammatiche del dolore e della morte.
(Sono qui presentate in modo sintetico).

1. La corporeità e la domanda di benessere

Obiettivo
Aiutare la persona alla graduale elaborazione dalla richiesta di uscire dalla tossicomania per condurla verso una profonda revisione del proprio stile di vita.
La domanda di cura, di salute e di benessere viene interpretata e sostenuta come scelta e come volontà di vivere.

Presa di coscienza
L'abuso di sostanze e lo stile di vita distruttivo ad esse conseguente mascheravano un malessere esistenziale, più che risposte erano domande soffocate all'interno di un percorso esistenziale "silenzioso" e distruttivo.

Ruolo dell' educatore
L'educatore si pone qui come una persona "esperta" di come si vive e si porta il malessere, capace quindi di indicare (e testimoniare) i criteri di un ben-essere come stile di vita positivo in tutte le dimensioni della persona.

Metodo
Accogliere positivamente (e criticamente) le domande e le richieste di salute e di benessere dei soggetti leggendole come bisogno, implicitamente espresso ma da portare a piena coscienza, di capire il proprio corpo e come desiderio di volere vivere la propria vita come totalità.

Valore di riferimento
Il valore della vita come "vocazione" e come progetto ("pro-getto "= fare qualcosa per qualcuno: la dimensione del dono).

2. Il bisogno di identità e la domanda di autorealizzazione

Obiettivo
Accompagnare la persona nella graduale elaborazione del proprio bisogno di auto-realizzazione verso una identità matura e coerente intesa come "pro-getto".

Presa di coscienza
Valorizzare quanto di positivo il desiderio della propria realizzazione esprime;
cogliere l'apertura alla progettazione di sé e la disponibilità all'impegno feriale che questa comporta; intendere il susseguirsi caotico di fatti ed avvenimenti, di cause e conseguenze, di guadagni e perdite... come "storia" ai vari livelli, personale, familiare, sociale...

Ruolo dell' educatore
L'educatore è un adulto capace di stimolare e disponibile a rileggere con intellegenza, insieme al protagonista, il racconto della sua vicenda ed del suo vissuto per coglierne le coerenze e le possibilità, sostenendo la fatica che il racconto comporta.

Metodo
La valorizzazione delle storie di vita.

Valore di riferimento
L'ascolto e la parola

3. Il bisogno di relazioni e la domanda di rapporti autentici

Obiettivo
Aiutare la persona ad attribuire valore ad ogni espressione di solidarietà ed empatia.
Promuovere la rielaborazione e l'accettazione delle diversità per favorire la percezione e la crescita della soggettività e dell'intersoggettività.

Presa di coscienza
Intendere il significato del lavoro, della formazione e della professionalità non solo come arricchimento personale ma come contributo che il soggetto offre alla collettività.

Ruolo dell' educatore
L'educatore è un "mediatore affettivo": si impegna a favorire i processi di identificazione (in genere molto forti) ma, nello stesso tempo, ne prepara il distacco.

Metodo
Stimolare il sostegno affettivo e la capacità di riconciliazione all'interno del proprio gruppo, particolarmente nelle situazioni di crisi o di scarso coinvolgimento affettivo.

Valore di riferimento
L'atteggiamento dell'empatia.

4. Il bisogno di senso e la rielaborazione dell'esperienza della morte

Obiettivo
Educare all'accettazione del limite, alla rielaborazione dell'esperienza della finitudine. Formare la capacità di cogliere il senso del mistero davanti alla morte.

Presa di coscienza
Il vissuto dell'angoscia e della paura alla base di ogni esperienza di "disagio" come conseguenza della non accettazione del limite.
Il suo emergere ed esprimersi sotto le forme del bisogno; la sua decodificazione sotto la forma della domanda.

Ruolo dell' educatore
L'educatore è un testimone credibile e un punto di riferimento sicuro nella comprensione e decodifica delle forme dell'angoscia. E' capace di parole autorevoli sul senso del vivere e sa esprimere una attenzione particolare verso chi è ferito e chi sta male.

Metodo
Suscitare e valorizzare il racconto della paura e dell'angoscia. Dare forma alle espressioni del soffrire ed attribuire senso e valore a ciò che limita e contiene.

Valore di riferimento
La rinuncia

Sintesi del modulo

Obiettivo
La spiritualità non viene qui presentata come possibilità o invito a fruire di "momenti e servizi" religiosi ma piuttosto come esplicitazione della fiducia positiva nella vita.
Luogo di accesso alla dimensione spirituale non sono solo le domande di senso o le grandi questioni legate alla verità ma anche i modi in cui si soddisfano i bisogni vitali fondamentali se in essi si compie una esperienza di auto-trascendenza: dalla chiusura narcisistica dell'Io all'apertura verso qualcuno, verso qualcosa altro rispetto a se stessi (i valori...) e se, davanti al limite, al dolore, alla stessa morte, si è indotti alla riflessione e alla ricerca del valore della vita come vocazione.
Chi vive la vita come valore e considera che questo dipende dalla possibilità di senso assume con fiducia la realtà e la vive come pienezza e serenità.

Preocesso educativo
Gli eccessi, le dipendenze, i comportamenti involutivi, attraverso il processo di guarigione, diventano luogo di liberazione dei sentimenti fondamentali del vivere.
In comunità si impara a "trascendere" se stessi chiedendo aiuto per superare il malessere e ad aprirsi all'altro attraverso il dialogo.
I bisogni ricorrenti, le relazioni vive e libere, le piccole solidarietà, l'accettazione del limite, la lotta per la qualità della vita fanno emergere una sinccera disponibilità verso ricerche più impegnative come quelle della spiritualità.

Rimangono fragilità ed immaturità perché i bisogni diventano domande di vita e di senso solo a fatica e lentamente ma gradualmente si impone la coscienza che quanto è vissuto riveste un significato, acquista un senso.

Ruolo dell' educatore
In questo processo l'educatore riveste un ruolo di grande importanza anche se comporta rischio e fatica perché costantemente investito dal profondo bisogno di paternità che i giovani esprimono.

LA RICERCA DELLA VITA COME SENSO

La seconda dimensione non richiede di essere descritta in dettaglio perché, man mano che si fanno più esplicite, ricerca e disposizione alla fede appaiono processi originali ed intimi nella vita della persona.
Si possono indicare alcune traiettorie che ispirano la pratica educativa quotidiana ma che, in talune svolte del percorso personale, assumono una pregnanza particolare.

1. L'esperienza del nulla e l'esperienza del senso

La deriva nichilistica di certi comportamenti giovanili prende spesso le forme della dismisura o della depressione, espressioni del medesimo atteggiamento di fuga dalla responsabilità.

Il percorso formativo ricostruisce la capacità personale di azione e di responsabilità che consiste nel dare quotidianamente valore a quanto viene sperimentato.

L'assunzione fedele del presente comporta il rifiuto, ormai motivato, degli atteggiamenti nichilisti quali il tentativo di cancellare le domande inquietanti, il compiacimento del vuoto e del nulla, la stessa scelta di cadere, di lasciarsi andare, il piacere morboso a volte ricercato proprio nel permanere nella tristezza e nella crisi.

Ma chi ha toccato il fondo ed ha attraversato il vuoto ha fatto comunque un'esperienza che lo ha colpito fino a sconvolgerlo: ora le cose appaiono nella loro nudità, nella loro verità senza più possibilità di autoinganno o di nuove illusioni.
Il vuoto, ed anche il male, possono trasformarsi in pienezza, diventare appello ad una diversa scelta di vita.
Esiste la possibilità di sperimentare nello scacco una dimensione più profonda della vita umana, di sentirsi attratti verso un bene puro ed assoluto, verso "Qualcuno più grande di noi" soprattutto quando si sperimenta l'accoglienza ed il miracolo della misericordia.

2. L' assunzione di responsabilità e la vita come "pro-getto"

L'assunzione di responsabilità segna la via d'uscita dalla dipendenza verso l'autonomia, dalla passività verso l'azione, dall'abbandono al farsi carico.
E' un coinvolgimento, pratico ed insieme simbolico, di sé insieme con gli altri, che permette di superare definitivamente l'antica abitudine di vivere senza sforzi e senza conflitti.
Si ritorna a fare un'esperienza vitale del tempo: memoria e riscatto del passato,
accettazione del presente, progettazione del futuro.

La vita appare degna di essere vissuta per qualcosa, per qualcuno, appare "pro-getto".
L'esperienza dell'amore diventa allora il fattore determinante del processo di guarigione della persona: nella vita di comunità ci si esercita quotidianamente a fare evolvere i desideri dall'abitudine del possesso e del consumo, al rispetto, all'attenzione, al perdono dell'Altro, al suo diritto e alle sue richieste segnando così la sconfitta definititva del narcisismo.

L'esperienza del venire accolti, del sentirsi perdonati, amati e riconosciuti restituisce le persone a se stesse e costituisce come una seconda nascita.
E' l'esperienza divina dell'amore.

3. L'esperienza della grazia

In comunità si impara a riconoscere che quanto si vive di positivo è frutto di un dono.
Ci sono esperienze, fatti, incontri che soprendono e stupiscono perché non dipendono dal calcolo, dall'utile o dal piacere; ci sono gesti di generosità e di dedizione che non si impongono e non costringono ma che riempiono la vita.
E' l'esperienza della grazia: attenzione ed attesa di quanto ci sorpassa.

L'attenzione segna la capacità di non vivere più di fantasticherie, di aderire al presente cogliendo, anche nelle piccole cose, la grandezza ed il mistero; l'attesa prefigura quella pienezza che sta oltre e di cui il presente è solo segno.

A volte alle persone è chiesto di sostare a lungo ed attendere, accettando anche il vuoto e l'insoddisfazione piuttosto di ritornare ai surrogati e alle false presenze.
L'esperienza religiosa può nascere dove si avverte il limite e il vuoto, quando il sentimento di angoscia si apre all'attesa di qualcosa di più grande.

Il linguaggio religioso è il linguaggio della grazia come senso e verità delle esperienze più positive della vita.
Per questo nessuno è veramente guarito fino a che non recupera la propria religiosità.
La comunità rispetta il cammino religioso di ognuno ma a tutti chiede di tenere vive le proprie domande.