Bambine e bambini, madri e padri per un mondo migliore...

 

Le scuole dei genitori

 

1. Chi è disposto a scommettere sull’educazione?


Parliamo spesso del disagio dei bambini e degli adolescenti in un mondo come il nostro. Quotidianamente veniamo a conoscenza di episodi di violenza che hanno per protagonisti i ragazzi. D'altra parte, l'impressionante fragilità dei legami di coppia e la trasgressività diffusa nei comportamenti degli adulti disegnano un mondo incerto e irresponsabile.
Sono tutti indicatori di una situazione di crisi, di una caduta generalizzata di progettualità e di speranza.
La notevole diminuzione dei matrimoni e l'elevato aumento dei divorzi e delle separazioni, la tendenza a non procreare e la conseguente denatalità, sono certamente segnali di un diffuso disagio familiare nelle relazioni dentro la famiglia e nei rapporti tra famiglia e società. La società è sempre più competitiva e sempre meno garantita.
Le istituzioni appaiono poco autorevoli e non sembrano più in grado di sostenere e orientare gli individui: le persone si sentono insicure.
E' emblematico il diffondersi del consumo e dell’abuso di droghe e di alcool tra i giovani, nonostante le numerose iniziative di informazione e di dissuasione. L'abuso non è legato necessariamente a specifiche situazioni di disagio psicologico o sociale ma a condizioni molto radicate nella cultura giovanile, ad una tendenza generalizzata alla trasgressione e ad un'insignificanza diffusa delle regole sociali.
In famiglia il conflitto genitori figli sembra attenuarsi fino a scomparire, ma solo perché i genitori sono poco richiedenti verso i figli e, in fondo, vengono condivisi i medesimi obiettivi, che sono di tipo materialistico e consumistico.
Molti comportamenti giovanili si prestano ad essere interpretati in senso ambivalente: per alcuni versi i giovani sono aperti al nuovo e capaci di responsabilità (ci sono forze attive nel mondo giovanile di volontariato, di impegno sociale, di creatività), per altri si assiste ad esiti distruttivi (forme regressive di apatia, inasprimento razzista, ricerca dell’ebbrezza e superamento dei limiti tramite droghe e alcool, aumento dei disturbi psichici, diffusione di comportamenti trasgressivi, ricerca gratuita del rischio...).
L’ambivalenza mette in evidenza, e rende ancor più esplicita, la centralità del sostegno e dell’accompagnamento educativo: se sono possibili esiti opposti, tutto dipende dalla capacità di orientarsi e di scegliere.
Chi è, oggi, davvero disposto e convinto ad un rilancio forte della pratica educativa, in tempi di cadute di speranze e di disorientamento etico senza precedenti?
Chi si fa sinceramente carico della formazione della coscienza civile delle nuove generazioni? E’ giusto rimanere indifferenti di fronte ai fenomeni diffusi del disagio e dello sradicamento, o accettare con rassegnazione l’abuso di sostanze nocive e gli episodi di violenza? E' possibile rimanere insensibili ai comportamenti, ai linguaggi e agli stili di vita dei giovani?
I luoghi istituzionali di vita dei giovani (come scuola e parrocchia) hanno perso molto del loro riferimento educativo. I gruppi di appartenenza, che rimangono i più importanti strumenti educativi, raggiungono solo una minoranza di giovani; per il resto i ragazzi s'incontrano e si formano negli spazi che inventano spontaneamente, maturano le loro scelte, si orientano verso i loro ideali e rispondono alle loro domande, nei modi meno convenzionali, rimanendo spesso distanti dagli adulti.
Scommettere sull’educazione significa tentare nuove strade, sperimentare nuovi strumenti per cogliere le risorse e le disponibilità che le nuove generazioni posseggono. Significa accettare di entrare nei territori dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, lasciarsi interrogare dalle loro sensibilità: il valore dell’espressività, la ricerca del benessere non solo materiale, la singolare importanza della corporeità, le nuove espressioni della sessualità, la fatica della vita affettiva, la socialità cosmopolita, il bisogno di vivere intensamente il presente. Significa ripensare e rifondare la funzione delle regole e delle istituzioni.
Chi, se non la famiglia, è interessato a questa scommessa educativa?
E’ dei genitori il compito dell'educazione ai valori fondanti della vita e la responsabilità della trasmissione ai figli del segreto della loro vita.
Se i genitori non sono lasciati soli, se sono loro offerti spazi di confronto e di formazione, se si promuovono le loro competenze, la famiglia da problema può trasformarsi in formidabile risorsa per i figli e per la società.


2. Il paradosso della famiglia


I genitori oggi si scoprono in difficoltà. Si accorgono che la società va in direzione opposta a quei valori nei quali vorrebbero educare i figli. Spesso non riescono ad ottenere rispetto e considerazione, vedono i figli crescere indecisi e disorientati, faticano ad intendersi e a dialogare sugli obiettivi importanti della vita.
In aggiunta, la maggioranza dei genitori soffre di non poter stare sufficientemente accanto ai propri figli, affannati come sono a tentare di conciliare le responsabilità familiari con quelle lavorative e a correre da un posto ad un altro per dare loro il massimo.
Essere genitori oggi richiede una precisa preparazione, ed effettivamente molti di loro esprimono il desiderio di informarsi sullo sviluppo dei figli e di confrontarsi sul ruolo educativo che sono chiamati a svolgere. Altre volte, invece, si sentono insoddisfatti e preoccupati, ascoltano dibattiti televisivi, leggono riviste specialistiche, confrontano i comportamenti degli altri genitori nel tentativo ansioso di fare bene e di essere giudicati genitori moderni e aggiornati. Si ricorre più spesso alla consulenza degli esperti, come se crescere i figli non fosse più un compito spontaneo e naturale.
Anche i genitori si sentono indifesi come i loro figli e hanno anch'essi bisogno di sentirsi accettati, sostenuti e compresi. Il disorientamento della società diventa per loro solitudine e apprensione, desiderio di esprimere nuove forme di relazioni tra loro e di sperimentare forme ancora inedite di scambio familiare.
Hanno l’impressione di una cultura totalmente distorta, dove le energie e le risorse impiegate nella formazione di individui (bambini prima, giovani e adulti poi) sani e felici non sembrano avere peso o destare un interesse pari alle forze che donne e uomini dedicano quotidianamente alla produzione di beni e di oggetti di consumo.
Si accorgono che la società nel suo complesso (l’opinione pubblica, i mass media, gli orientamenti politici, le leggi...) si pone nei loro confronti in modo paradossale: da una parte tende a scaricare sulle famiglie (riconoscendone indirettamente il ruolo e l’importanza) la responsabilità degli insuccessi educativi, (l'abbandono scolastico, il disagio giovanile, le problematiche psicologiche...), dall’altra ne svaluta il senso (pensiamo come viene generalmente presentata la famiglia negli show televisivi), ne disconosce il ruolo (come avviene nella limitatezza delle politiche familiari) o, più in generale, non esprime attenzione e se ne disinteressa.
Le famiglie si trovano oggi, nelle comunicazioni che avvengono nella società, nelle opinioni che si contrappongono, sottoposte e intrappolate in un doppio messaggio dal quale sembra difficile uscire.
I genitori si vedono addossata una grande responsabilità: si ribadisce, in ogni occasione, il ruolo centrale che la famiglia svolge nelle diverse culture come pilastro fondamentale della società e struttura portante dei processi di innovazione e di cambiamento. La famiglia - si dice - è la prima cellula della società! Si ricorda che la famiglia è la prima comunità umana, mondo vitale in cui e da cui nasce e si sviluppa la persona, fondamento di ogni società e popolo.
Si sottolinea che dalla qualità di vita della famiglia dipende la vita della società tutta, perché la crescita della persona determina la crescita della comunità, così come la serenità ed il ben-essere dei genitori condizionano la serenità ed il ben-essere dei figli...
I genitori si sentono, però, spesso soli e non riconosciuti nella loro funzione, e vedono fortemente ridotti lo spazio e l’efficacia della loro azione per una molteplicità di motivi: la concorrenzialità dei mass-media, l’attrattiva di modelli culturali distanti dai valori familiari, il fascino seduttivo di stili di vita sovente distorti e devianti. I figli appartengono alla società - si dice - più che alla famiglia. Nello stesso tempo, i genitori sono ben consapevoli dei rischi a cui i figli, in ogni arco dell’età evolutiva, sono sottoposti, delle difficoltà e dell’incertezza della loro opera educativa.
Al di là dei proclami, nella vita di tutti i giorni le famiglie si sentono smarrite ed impotenti, perché non si riconoscono realmente legittimate come soggetti del vivere sociale, e sono concretamente abbandonate a se stesse nella gestione della loro responsabilità educativa.
La società (le politiche familiari, sociali, educative...) sembra lontana e latitante.
Inoltre, in un clima culturale di profondi mutamenti (provocati dalla complessità sociale), i compiti tradizionali della famiglia, la gestione della vita quotidiana dei suoi ritmi e dei suoi bisogni, sono ridimensionati.
Le famiglie si trovano così a dover affrontare il compito, non facile, di ridisegnare forme, modi e significati del loro rapporto educativo con i figli, sollecitati da esigenze e da bisogni nuovi, sempre più pressanti ed evidenti.


Le scuole dei genitori


E' necessaria una forte volontà di cambiamento se si vuole ridare alla famiglia una centralità educativa, per non abbandonare le nuove generazioni alla casualità dell’evoluzione sociale.
I nuovi modelli familiari che si delineano, i nuovi stili di comunicazione familiare, non possono però prescindere dall’esperienza e dal vissuto dei genitori stessi. Non si può pensare a rapporti educativi che incidano positivamente sui figli senza una buona integrazione dei genitori con se stessi e tra di loro: l’equilibrio psicologico dei figli è sempre condizionato dagli atteggiamenti educativi degli adulti.
E’ necessario, quindi, formare gli adulti a una matura consapevolezza della loro vita personale, interpersonale ed educativa, a una progressiva trasformazione degli atteggiamenti di fondo: verso sé, verso gli altri, verso la vita.
Le Scuole dei genitori sono laboratori di formazione e di condivisione dove i genitori diventano più consapevoli delle loro responsabilità e delle loro capacità e più competenti nell’esercitarle. Pongono a tema dei loro incontri la dignità ed il valore del compito educativo delle famiglie e si propongono di aumentare nei genitori la fiducia nelle proprie capacità, di aiutare i genitori ad acquisire strumenti utili alla soluzione dei problemi. Stimolano e orientano le famiglie a trasformarsi in risorse per la collettività, nella più ampia comunità sociale. Nella condivisione di gruppo si rompe l’isolamento delle famiglie e si attivano reti di sostegno e di mutuo aiuto tra genitori, così come, nell'approfondimento delle tematiche, si apprende a riconoscere il ruolo che la famiglia svolge nelle diverse culture come struttura portante dei processi di innovazione e di cambiamento.
Obiettivo prioritario delle Scuole non sono primariamente i temi della prevenzione che rischiano, a volte, di rimanere succubi di una visione pessimistica dell'evoluzione sociale o riduttiva della possibilità di intervento. Sono piuttosto quelli alti dell’educazione: la volontà determinante di incidere investendo sul patrimonio inestimabile dei propri figli nella costruzione del futuro. L’educazione è qui intesa nel suo senso originario, (“e-ducere” = trarre fuori): in un clima rassicurante, che evita di evocare inutili sensi di colpa e di addossare ogni responsabilità alle famiglie, i genitori si interrogano sulle loro responsabilità, riconoscono le loro competenze, valorizzano il loro ruolo, ritrovano fiducia e stima in se stessi e negli altri, diventando così in grado di gestire autonomamente i problemi, senza nascondere i limiti e negare le contraddizioni.
Le scuole dei genitori, in sintesi, costruiscono solidarietà: a partire dalla condivisione delle esperienze rassicurano i genitori, li rendono competenti nei loro stili educativi, creano e sviluppano reti di mutuo aiuto. Contribuiscono inoltre a ridare la giusta posizione ai genitori nell'insieme della famiglia: insegnano a porre limiti e confini per salvaguardare l’intimità dei genitori, per garantire priorità alla vita di coppia.
In questo modo, promuovendo la negoziazione delle regole e il rispetto dei punti di vista e del territorio di ognuno, presentano la genitorialità non solo come esercizio di doveri e di responsabilità ma anche come esperienza di piacere e di realizzazione.
La genitorialità e le costituenti educative
La società consumista ha impoverito e chiuso in se stessa l’esperienza familiare: si è imposto, in tanti casi e nelle più disparate versioni, il modello della casa-albergo.
Occorre rompere l’isolamento delle famiglie, mobilitare le loro energie, dare parola alle varie esperienze, organizzare il confronto e l’azione comune per far crescere la qualità della vita non solo dei suoi membri ma di tutta la comunità in cui la famiglia é inserita.
La famiglia offre grandi risorse e opportunità: attraverso l’esperienza della confidenza e della fiducia familiare apre ai valori della partecipazione e della responsabilità, educando al senso etico sollecita i propri membri a prendersi cura gli uni degli altri.
In una parola la vita familiare, rivalutata e organizzata, ricostruisce il senso della comunità. Il bisogno di comunità è, in fondo, un bisogno di identità: identità personale e collettiva.
La genitorialità è un termine che ingloba e supera il concetto tradizionale di famiglia, e stimola un mutamento di prospettiva che comporta un'assunzione di responsabilità verso i piccoli e i giovani, anche fuori dallo stretto ambito familiare.
Genitorialità è anche la comunità educativa del quartiere, del paese, del vicinato, che chiede a tutti di farsi attenti e anche di intervenire sul piccolo: che lo riconosce, lo saluta per strada, lo considera un po' parte della propria famiglia allargata. La responsabilità educativa non appartiene in esclusiva ai genitori: una genitorialità socialmente condivisa è in grado di ricostruire una responsabilità collettiva che si oppone alla privatizzazione della famiglia oggi proposta, e produce alleanze e legami di rete con ogni altra risorsa educativa (istituzionalizzata o meno).
Le costituenti educative sono luoghi permanenti di elaborazione di proposte e di sperimentazione educativa, basate sulla collaborazione e sulla coscienza di non essere autosufficienti nell’educare i giovani.
Una costituente è il processo con cui si dà identità ad una collettività. In questo caso collettività sono i genitori organizzati i quali, attraverso momenti di condivisione e di dibattito comune dove tutti hanno la possibilità di esprimersi, riconoscono un programma educativo partecipato cui intendono riferirsi e richiamarsi.
Dalle famiglie organizzate, nelle nuove forme di genitorialità condivisa, emerge la possibilità di una graduale ricostruzione, in termini nuovi, di un codice paterno non imposto ma condiviso, capace di rispondere al disorientamento etico e alla relativizzazione radicale della nostra cultura.
In questo modo i genitori non vengono tanto considerati come destinatari ma come protagonisti attivi, perché i progetti partono dalle persone e dalla comunità e non da idee astratte e generiche.
La disponibilità di reti di famiglie, unite da legami di frequentazione e di amicizia, e accomunate da esperienze simili nell'evoluzione della loro vita di coppia e delle vicende familiari, costituisce una risorsa importante: favorisce la reciprocità, lo scambio di esperienze, la comune elaborazione delle difficoltà, il mutuo sostegno delle persone prima ancora che dei ruoli genitoriali. Le opportunità di incontri plurigenerazionali, così preziosi per integrare le rispettive prospettive temporali, oggi sono rare. Si avverte il bisogno di esperienze di socialità e di confronto per chi vive momenti delicati di passaggio (la nascita del primo figlio, i tempi delle separazioni, i periodi di malattia o di incertezza economica…)
L’apporto delle famiglie organizzate immette cambiamenti duraturi e radicati nel tessuto sociale, svolgendo anche un’azione preventiva, integrandosi con i vari progetti delle agenzie presenti sul territorio (Enti locali, istituzioni scolastiche, volontariato, comunità ecclesiali, associazioni varie, ecc.) per superare il rischio della frammentazione e della sovrapposizione. Si entra così nella logica del "lavoro di rete", un lavoro coordinato ed integrato che si arricchisce di apporti vari e molteplici, di intreccio fra professionalità e volontariato, fra pubblico e privato.


Una metodologia attiva

Le Scuole per Genitori non sono intese generalmente come cicli di conferenze su argomenti educativi e familiari ma come veri e propri incontri di genitori che, partendo dall’apprendimento e dalla discussione di nuovi stimoli e conoscenze, favoriscono il racconto della vita e dell'esperienza, promuovono la creazione di uno spazio di accoglienza, di confronto e di rielaborazione delle singole pratiche educative.
La forma e la metodologia del lavoro formativo non sono secondarie ai contenuti proposti: il modo di dialogare, di discutere, di imparare non è senza conseguenze sul rapporto da avere tra coniugi e nella relazione genitori-figli.
Non sono utili gli interventi di carattere precettistico ma piuttosto gli scambi di esperienze che educano i genitori alla disponibilità e all'ascolto, alla conoscenza di sé e delle modalità della comunicazione familiare. Lo stesso percorso formativo deve essere costruito insieme, concertandone modalità e contenuti.

Esempi di temi trattati nelle scuole dei genitori, riportati nel testo Padri e madri insieme di Cravero Domenico, ed. Dehoniane, 2002


Scheda n. 1 La famiglia non tramonta
Scheda n. 2. L’amore familiare
Scheda n. 3. Avere un figlio
Scheda n. 4. Crescere sani, equilibrati e felici…
Scheda n. 5. Diventare madre
Scheda n. 6. Una società senza padri?
Scheda n. 7. Padre e madre insieme
Scheda n. 8. Autorità e autorevolezza…
Scheda n. 9. Negoziare le regole e rielaborare la trasgressione
Scheda n. 10. Parlarsi in famiglia
Scheda n. 11. "Mamma io esco…"
Scheda n. 12. Quando dire sì, quando dire no
Scheda n. 13. Educare all’autonomia
Scheda n. 14. Condividere sentimenti ed emozioni
Scheda n. 15. L’adolescente in famiglia
Scheda n. 16. L'intesa di coppia e il ruolo genitoriale
Scheda n. 17. Economia di mercato e vita di famiglia
Scheda n. 18. L'educazione alla fatica
Scheda n. 19. Educare alla differenza sessuale
Scheda n. 20. Dove c'è famiglia c'è casa
Scheda n. 21. I rischi della crescita
Scheda n. 22. I nonni
Scheda n. 23. Fare festa in famiglia
Scheda n. 24. Fiducia e speranza nei figli
Scheda n. 25. Le famiglie organizzate
Scheda n. 26. La trasmissione della fede in famiglia

 

I contatti avvengono telefonicamente, al n. 0117701417