La ricerca Intervento

strumento d'eccellenza del lavoro sociale

 

1. La prevenzione primaria e la psicologia di comunità

Intendiamo per prevenzione un’ azione di intervento che investe la totalità delle condizioni che concorrono a tutelare e migliorare la qualità della convivenza degli individui, nelle loro relazioni reciproche e con l’ambiente.

In questo senso, anche nell’ambito del disagio giovanile e delle tossicomanie è possibile costruire un progetto di prevenzione all’interno della "psicologia di comunità": prendere in carico il disagio e la malattia di origine sociale attraverso la promozione del "senso di comunità", in un’ottica preventiva.

 

La prevenzione primaria prevede l’impegno di tutte le istituzioni e della comunità affinché vengano migliorate le condizioni psico-fisiche e sociali di ogni individuo, positivamente inserito nel suo ambiente sociale.

 

2. Entrare in contatto con i giovani

Il mondo giovanile oggi è molto indagato, ma non è sufficiente descrivere e fornire "fotografie" del fenomeno giovanile:, fenomeno che, in gran parte sfugge e non si riesce a dominare.

Molte ricerche inoltre danno per scontato l’oggetto di indagine.

Invece è importante porre al centro della progettazione di ogni intervento la "definizione sociale della situazione" mediante un’interazione continua con lo stesso mondo giovanile.

Non serve infatti ingrandire il fenomeno "giovani", separando una parte dal contesto. E’ indispensabile invece mettere in contatto e in comunicazione la realtà giovanile con il più vasto universo sociale. Bisogna chiamare ad interagire le diverse parti, perchè si esplicitino i punti di vista, si ridefiniscano i problemi, si avvii una seria riflesione sulla capacità e sulla attenzione educativa della comunità nel suo complesso.

In questo sforzo è importante valorizzare, anche medotologicamente, la vita quotidiana dei giovani: anche i gesti, comunicazioni e rapporti più banali rivelano significati.

 

3. Circolarità della "conoscenza-azione".

La Ricerca-Intervento si propone di comporre, fin dall’inizio, l’esigenza del conoscere con quella dell’ agire, la produzione di conoscenza scientifica con il cambiamento della situazione e l’efficacia dell’intervento.

"Nell’ambito della dinamica di gruppo più che in qualsiasi altro ambito psicologico, la teoria e la pratica sono legate metodologicamente in modo tale che, correttamente unite, possano fornire delle risposte a più problemi teorici e nello stesso tempo rafforzare quell’approcio razionale ai problemi sociali pratici che è una delle esigenze fondamentali per la loro risoluzione" (K. Lewin ).

Tutti i soggetti sono chiamati ad elaborare conoscenza: chi è attore di una certa esperienza sociale, se aiutato con metodologie adeguate, è più adatto di altri a produrre conoscenza, a darne un’interpretazione significativa.

La ricerca di base può essere definita come l’applicazione metodo della ricerca e della sperimentazione a quei problemi concreti di natura complessa (come quelli sociali) che implicano la collaborazione di più forze e in più direzioni per la loro soluzione.

La ricerca-intervento è un processo che mira a stimolare la partecipazione e l’attivazione attorno al problema, proprio a partire da chi (gruppi di adolescenti, cittadini singoli o organizzati) ne è coinvolto.

L’obiettivo è favorire l’attivazione di un gruppo (o più gruppi) promotori che, coinvolgendo via via altri soggetti del territorio, raccoglie i dati li elabora e individua con i soggetti interessati risposte e possibili soluzioni.

 

4. Gli assunti teorici di base della R.I.

4.1

Il cambiamento di un individuo è in gran parte condizionato (favorito o ostacolato) dalla situzione del suo gruppo di appartenenza, del suo ambiente vita: vale a dire della sua famiglia, del suo giro di amici e da quell’insieme di relazioni spesso nascoste e sotterranee che caratterizza la vita quotidiana della gente di un quartiere.

Una relazione di aiuto verso giovani in difficoltà (lavoro di strada) o di educativa territoriale porta quindi necessariamente al coinvolgimento di famiglie, di luoghi di ritrovo e di aggregazione e ad un’azione incisiva di coinvolgimento delle persone di un quartiere.

Questo lavoro richiede l’accompagnamento della ricerca e dello studio:

lavoro sociale e ricerca sociale dovranno richiamarsi continuamente.

Il cambiamento sarà guidato, orientato ed accompagnato da quanto si viene via via conoscendo dai dati, dalle esperienze, dai risultati tentati ed ottenuti.

Questo avviene attraverso un’ azione sempre seguita da una ri

flessione autocritica ed obiettiva e dalla valutazione dei risultati.

4.2

Il gruppo, - una famiglia, un’aggregazione di giovani interno ad un bar, le relazioni della gente che vive in un quartiere ecc...- è qualcosa più, qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri

La vita insieme delle persone ha una struttura propria, comporta fini particolari e specifici.

Ciò che ne costituisce l’essenza non è la somiglianza o la dissimiglianza riscontrabile tra i suoi membri, bensi la loro interdipendenza.

Le dinamiche del gruppo con il quale si vuole operare sono forze che facilitano o impediscono il cambiamento.

4.3

I membri di un gruppo su cui si svolge un lavoro sociale sono i più adatti a definire i propri problemi, a proporre soluzioni ,a prendere decisioni.

Per determinare un piano di azione è necessario comprendere le risorse presenti nell’ambiente e renderle partecipi sia nel momento dell’ analisi della realtà sia in quella della realizzazione degli interventi, man mano che il problema si chiarisce.

Questo modo di procedere provocherà come conseguenza una modificazione di rapporti tra le varie parti soprattutto perchè il soggetto della ricerca viene recuperato in un ruolo attivo di partecipazione.

4.4

Il clima sociale in cui una persona vive e tanto importante per il suo sviluppo quanto "l’aria che si respira".

"Non deve meravigliare che il gruppo a cui la persona appartiene e la cultura in cui vive ne determinano a tale punto il comportamento e il carattere" (K. Lewin).

In questa ottica si spiegano i fenomeni non più in relazione alle differenze individuali ma in base al clima generale del gruppo e più precisamente in base al sistema di forze e tensioni prodotte nel campo psico-sociale.

Ciò che una persona definisce e percepisce come realtà é influenzata in larga misura (o più ancora: determinata) da quanto è accettato socialmente: il gruppo esercita sui suoi membri una forte pressione perchè essi si sottomettano alle sue leggi, in qualsiasi campo, nella scelta della condotta e nelle credenze.

4.5

Le possibilità di innescare un’azione di rieducazione sono profondamente condizionate dalla capacità di creare un forte sentimento del"noi" e di appartenenza ad un gruppo disposto ad accettare un nuovo sistema di valori.

All’origine del disagio e della devianza di un giovane sono state determinanti le circostanze della sua vita e l’influenza dei gruppi in cui è cresciuto (famiglia, amici, compagni di scuomla, ambiente di lavoro, vita di quartiere...)

Ma i processi che regolano l’acquisizione di ciò che è normale e di ciò che è anormale sono fondamentalmente simili.

Un’azione di "reinserimento", di "ri-educazione" si configura essenzialmente come un’azione di acculturazione: una trasformazione della cultura che comporta mutamenti di conoscenza, opinioni, valori, modelli, motivazioni, legami emotivi, bisogni,

comportamenti.

"Soltanto ancorando la propria condotta a qualcosa di ampio, di sostanziale, di superindividuale, com’è la cultura di un gruppo, l’individuo può fissare le nuove credenze e renderle immuni da tutte le oscillazioni dovute agli stati d’animo e alle influenze cui, come individuo è soggetto". ( K. Lewin)

Per questo, l’accettazione di un nuovo stile di vita, l’assimilazione di un diverso sistema di valori, il cambiamento delle regole del proprio comportamento potrà ben difficilmente essere realizzato "un pezzo alla volta"; richiederà invece un impegno sistematico e "massiccio"; è la modificazione di un "tutto".

Ancora una volta, non si tratta soltanto più di scegliere un’azione efficace ed ottimale livello individuale ma di intervenire a livello dell’organizzazione più ampia (della comunità e dell’ambiente vitale) indicando le strategie e le azioni migliori.

 

5. Metodologia e strumenti

Si possono quindi individuare momenti precisi nella R.I.:

• imparare a porre scopi e obiettivi

• imparare a tradurre gli obiettivi in azioni e procedure per raggiungerli

•imparare a pianificare e prendere decisioni per agevolare il conseguimento degli obiettivi.

La ricerca di base si scaturisce in una serie di passi per la raccolta sistematica dei dati su un sistema dinamico ed evolutivo in funzione di obiettivi da raggiungere.

Questo potrà avvenire attraverso:

• una diagnosi ed una raccolta dei dati (soprattutto qualitativi) dall’ambiante

• il ritorno di informazione all’ambiente

• la progettazione dell’azione e l’azione.

Fasi e tempi della R.I.

• nascita del gruppo

• impianto della ricerca

• Ricerca-Intervento

Detto in altre parole, i membri della comunità si attivano nel processo della R.I. attraverso:

• lo sviluppo della partecipazione;

• la presa di coscienza dei problemi e dei bisogni;

• la formulazione di un’ipotesi di intervento;

• la scelta e l’acquisizione degli strumenti;

• l’attuazione dell’intervento;

• la verifica;

• la riprogettazione.

 

6. Altre componenti della R.I.

• L’intervento di strada è una modalità informale per immergersi nel quotidiano delia vita della comunità, conoscerne le premesse culturali e per entrare in rapporto diretto con quell’area "sommersa" di giovani e adolescenti (singoli e gruppi) che non sono in contatto con le risorse organizzate e istituzionali.

L’intervento di strada è uno stile relazionale che favorisce la legittimazione dei bisogni e valoriza le potenzialità delle persone nell’affrontare le proprie condizioni di disagio.

L’operatore si relaziona con adolescenti, giovani e adulti nella realtà dove vivono e si esprimono senza volerli ricondurre nei luoghi e nelle strutture formali dell’aggregaaone .

• L’animazione dei gruppi ( formali ed informali) ha un ruolo particolarmente importante nello sviluppo di comunità e si propone di raggiungere i seguenti obiettivi:

- aiutare le persone a lavorare assieme;

- favorire la legittimazione dei bisogni e le capacità di risposta ai problemi;

- promuovere un miglior funzionamento dei piccoli gruppi organizati; - favorire la costituzione di nuove aggregazioni intorno a problemi specifici

Particolare attenzione dovrà essere riservata, nei percorsi sensibilizzazione e formazione, al coinvolgimento degli "operatori grezzi " (volontari delle parrocchie e delle associazioni, genitori e insegnanti sensibili, baristi, allenatori sportivi, ) in quanto figure riconosciute nella comunità.

Potranno essere risorse in grado di sviluppare un’azione di sostegno nel territorio aumentando, ad esempio, le potenzialità delle reti informali di aiuto.

Nei progetti di prevenzione assumono infatti notevole importanza tutte le iniziative che valorizzano le capacità di autoiuto dei gruppi e che favoriscono l’integrazione fra le risorse informali e quelle istituzionali ed organizzate.

Tutte queste strategie si collocano nel modello di intervento che noi definiamo lavoro di rete.