A TERRA MIA si rivolge una varia tipologia di utenza:
In alcuni casi la richiesta esplicita riguarda l'inserimento in comunità; in altri la domanda va decodifica e compresa.
Il primo approccio con la Coop. TERRA MIA avviene per lo più telefonicamente per poter fissare nei modi più opportuni il primo colloquio. In ogni caso, chi si presenta di persona, senza preavviso, viene sempre accolto ed ascoltato, rimandandolo ulteriormente ad altro colloquio più approfondito. Se è valutato opportuno o lo richiede la situazione, i colloqui possono svolgersi anche altrove: in famiglia,in ospedale, sulla strada...
1. I dati dell'osservazione e del colloquio, raccolti e codificati tramite scheda, serviranno, nel caso della presa in carico, come "materiale base" per la formulazione del Contratto terapeutico.
2. Sono contattati immediatamente i servizi di base competenti.
3. Dove è possibile si coinvolge il nucleo famigliare: telefonicamente o tramite colloqui.
4. Si cerca, ove possibile, di giungere ad una prima conclusione concreta, attuando mediante la ricerca di risorse specialmente sul territorio, un progetto provvisorio che, specie se il caso presenta una autentica urgenza, risponda ai bisogni primari (es. vitto, alloggio, assistenza sanitaria...) con la preoccupazione di non porsi in modo assistenziale e di non rimanere incagliati nei giochi familiari.
Prima della presa in carico nelle strutture terapeutiche della cooperativa, l'avvio del progetto educativo prevede un periodo (la cui durata non è definibile in astratto) durante il quale viene richiesto all'utente un intenso coinvolgimento ed impegno personale nello svolgimento di alcuni "compiti " che gli vengono affidati e sulla stesura del "Contratto di ingresso" in cui vengono definiti i primi obiettivi del percorso terapeutico.
Il periodo di pre-accoglienza viene ritenuto molto importante per una serie di ragioni:
La cooperativa individua quattro cerchi in cui collocare la descrizione della storia di vita di ogni persona accolta:
In stretta collaborazione con i Ser.T. i colloqui di accoglienza della comunità possono comportare la somministrazione agli utenti, oltre ai consueti test proiettivi (Rorschach, Blacky), anche di strumenti diagnostici utilizzati al fine della determinazione del disturbo di personalità (asse II del DSM).