
Io vado in palestra...
1. Una Ricerca Intervento sui vissuti giovanili in palestra
L'iniziativa qui illustrata è stata avviata non per affrontare una condizione problematica ma per cogliere un'opportunità, aggregativa ed educativa: la nuova attenzione che i giovani riservano al corpo.
La ricerca intervento vuole anche raccogliere e offrire spunti per una valutazione critica delle tecnologie e dei discorsi sul corpo nelle pratiche del tempo libero dei giovani.
La popolarità della palestra è un fenomeno recente. Nel nostro Paese, secondo un'indagine del Censis, i frequentatori abituali sono più di quattro milioni (il doppio rispetto al 1990), con un giro d'affari superiore ai tremila miliardi di vecchie lire.
Il successo di palestre e centri fitness indica chiaramente un mutamento dello stile di vita, una domanda progressiva crescita dei beni e dei servizi legati alla cura e al benessere del corpo, insieme alla notevole intensificazione della pratica sportiva.
Sono sempre più importanti gli spazi per lo sfogo controllato delle emozioni come lo sport e i passatempi emozionanti e piacevoli che sostituiscono ciò che manca nella vita quotidiana.
Il corpo e il suo piacere, dimensione a lungo mortificata, acquista negli adolescenti di oggi la sua centralità fino a diventare oggetto di culto. Pratiche sportive e frequentazione delle palestre, ossessioni dietetiche e attenzioni igieniche non sono caratteristiche solo degli adolescenti, anche se, significativamente costituiscono le espressioni più immediate di quel mito della giovinezza che si pone ormai come un riferimento culturale generalizzato.
L'investimento sul corpo, che è poi l'oggetto più immediato dell'appartenenza, avviene secondo le modalità più caratteristiche della nostra cultura: l'impulso a sfidare i limiti e la volontà di estendere le proprie capacità, la mancanza di punti di riferimento precisi e fondati e l'eccedenza delle possibilità di azione.
Nelladolescenza il corpo entra in una metamorfosi profonda: improvvisamente estraneo o colto nell'irruenza delle sue pulsioni, luogo della scoperta e dell'avventura ma anche del timore e dell'ossessione. I ragazzi non parlano spontaneamente del loro corpo. Ma esso parla per loro attraverso il modo di presentarsi che va dall'abbigliamento, al linguaggio, al portamento, ai diversi atteggiamenti spesso esibiti in modi provocatori. La cura del corpo come oggetto appartenente a sé, esprime bene il senso di dignità che l'adolescente attribuisce alla sua persona. Diventa il più bell'oggetto d'investimento, di prestigio e di piacere. La cura del corpo è per molti ragazzi, una preoccupazione assoluta e un passatempo quotidiano, definisce stili di vita e di consumo, codici di comportamento, espressioni di linguaggi, di mode, di abbigliamenti.
Il fascino antico della libertà trova nel corpo la nuova terra di conquista, il recettore sicuro delle sensazioni, il luogo dove selezionare le esperienze in base alle emozioni che si provano. Ma la valorizzazione del corpo si accompagna spesso alla sua privatizzazione, in un contesto, cioè, di perdita di speranza e progettualità diffusamente avvertita nella nostra società. L'Io appare, così, come l'ambito più immediato della gratificazione e della realizzazione: i valori del corpo sono vissuti come elementi essenziali della identità e della propria presenza al mondo. Qui ha origine limperativo estetico a rendere il corpo il più possibile desiderabile, secondo le modalità che definiscono i criteri delle aspettative e della delusione. Essere belle e belli, diventare desiderabili, sedurre e farsi ammirare, diventano qualità fondamentali, veri e propri obblighi. L'imperativo estetico chiude narcisisticamente le persone nel proprio individualismo, i valori comunitari s'indeboliscono, la società diventa più competitiva ma anche più inquieta e angosciata. Nella visione tecnologica, però, anche il corpo si trasforma in oggetto: le emozioni possono cadere sotto il dominio dell'artificialità, possono essere procurate chimicamente, elettronicamente e si è di molto esteso lo sconfinamento della suggestione. E' possibile modificare e alterare a piacimento gli stati mentali, i confini tra reale e virtuale si assottigliano, mentre cresce la dipendenza dalla tecnologia e dalle sue costruzioni. Lebbrezza chimica delle droghe è, anche, risposta facile e immediata all'angosciosa sensazione di vuoto esistenziale e di perdita del senso della vita, che così spesso inquieta il giovane.
Il centro propulsivo del progetto Io vado in palestra è individuato in una Ricerca Intervento che, coinvolgendo un numero significativo di giovani frequentatori di centri fitness e parallelamente di giovani dei gruppi di aggregazione informale, orienterà il programma ed indicherà i bisogni, le risorse e le aspirazioni dei destinatari, offrendo risposte non commerciali.
Sul lato della ricerca l'iniziativa ha coinvolgere oltre 600 giovani frequentatori di palestre per raccogliere valutazioni, esperienze e storie di vita sui significati e sulla disciplina del corpo che i nuovi giovani vivono nella frequentazione sempre più diffusa delle palestre e dei centri fitness. La ricerca vuole mettere particolarmente in evidenza lattenzione prestata al corpo e lo spirito commerciale e individualistico del nostro contesto socio-culturale.
Sul lato dellintervento, si è realizzato in corso Allamano 141 (Grugliasco To) una palestra gestita senza scopo di lucro attenta a cogliere le sensibilità che sono emerse dalla ricerca e ad introdurre elementi critici a proposito delle pratiche fitness e wellness soprattutto individualistiche.
Il fenomeno emergente delle palestre tende a mettere in evidenza lambivalenza della corporeità, la raccolta di dati quantitativi e qualitativi della Ricerca Intervento ha fatto emergere la complessità della tematica.
La proposta di una palestra non competitiva introduce alcuni elementi critici al tendenziale individualismo delle discipline del corpo.
Qui si privilegiano le pratiche di gruppo e cooperative:
- al mito del corpo perfetto si risponde con il concreto reinserimento di giovani portatori di disabilità fisiche in alcune attività della palestra;
- alla tendenziale chiusura narcisistica di alcune pratiche del fitness si contrappongono sezioni di ritmi e esercizi aperti a culture diverse: latino americana, araba, orientale.
Altri elementi caratterizzanti la proposta di questa palestra sono ricavati dalle osservazioni che emergeranno dall'analisi dei dati qualitativi e quantitativi, a ricerca terminata.
I risultati qualitativi e quantitativi della ricerca intervento confluiranno in un convegno, rivolto sia ai gestori dei ventri fitness interpellati dalla ricerca, sia a educatori e insegnanti. Il convegno, sui nuovi valori della corporeità e sulla promozione critica del benessere psico-sociale, in ottica aggregativa ed educativa, è previsto per l'autunno del 2004.
Gli obiettivi della R.I.
1.1 Osservare le aggregazioni giovanili nei centri fitness
1.2 Indagare con strumenti quantitativi e qualitativi i comportamenti, le motivazioni e i vissuti dei partecipanti
1.3 Analizzare i significati attribuito al corpo.
1.4 Approfondire orientamenti e valori negli stili di vita giovanili
1.1 La Ricerca
Cosa fanno, cosa pensano, cosa vogliono i giovani che frequentano centri fitness?
a) Inchiesta a campione casuale nei centri fitness;
b) Inchiesta nelle aggregazioni giovanili formali (gruppi parrocchiali, culturali, sportivi, associazioni );
c) Raccolta di storie di vita ed interviste di giovani partecipanti;
d) Inchiesta ad un campione statisticamente significativo di famiglie;
La Ricerca-Intervento si articola in tre momenti:
- raccolta dati: ottobre 2003, febbraio 2004.
- analisi dei dati: marzo 2004.
- restituzione dei dati e ed avvio delle proposte e delle iniziative: aprile 2004.
2. Le palestre e il mito del corpo perfetto
Il corpo e il suo piacere, dimensione a lungo mortificata, acquista oggi la sua centralità fino a diventare oggetto di culto. Pratiche sportive e frequentazione delle palestre, ossessioni dietetiche e attenzioni igieniche costituiscono le espressioni più immediate di quel mito della giovinezza che si pone ormai come un riferimento culturale generalizzato. L'investimento sul corpo avviene secondo le modalità più caratteristiche della nostra cultura: l'impulso a sfidare i limiti e la volontà di estendere le proprie capacità, la mancanza di punti di riferimento precisi e fondati e l'eccedenza delle possibilità di azione. I ragazzi non parlano spontaneamente del loro corpo, ma esso parla per loro attraverso il modo di presentarsi che va dall'abbigliamento, al linguaggio, al portamento, ai diversi atteggiamenti spesso esibiti in modi provocatori. Il corpo diventa il più bell'oggetto d'investimento, di prestigio e di piacere. Il fascino antico della libertà trova nel corpo la nuova terra di conquista, il recettore sicuro delle sensazioni, il luogo dove selezionare le esperienze in base alle emozioni che si provano. Qui ha origine limperativo estetico a rendere il corpo il più possibile desiderabile, secondo le modalità sociali che definiscono i criteri delle aspettative e della delusione. Essere belle e belli, diventare desiderabili, sedurre e farsi ammirare, diventano qualità fondamentali, veri e propri obblighi.
Mantenersi in forma come stile di vita, sembra essere il primo sogno interclassista del terzo millennio. Sogno democratico nato sulle ceneri della fine della corporeità come dato anche spirituale. La palestra, nuovo tempio del culto del corpo, dispiega e governa lindividualismo: ciascuno concentrato su di sé, dove i corpi vicini diventano neutri e innocui, utili e rilevanti solo per esercitarsi. L'imperativo estetico rischia di chiudere narcisisticamente le persone nel proprio individualismo: i valori comunitari s'indeboliscono, la società diventa più competitiva ma anche più inquieta e angosciata.
Le motivazioni personali diventano lunica verità: dalle norme collettive ai desideri dei singoli.
Senza rinunciare ai nuovi valori della corporeità è necessario introdurre stimoli ed esperienze, capaci di "perturbare" e fare evolvere, in senso realistico e comunitario, il tendenziale individualismo che il mito del corpo perfetto e del suo controllo favorisce e assolutizza.
Una palestra senza barriere
Senza barriere: il valore del corpo debole
L'idea del progetto Senza barriere è nata dall'incontro dei nostri operatori con giovani in condizione di disabilità fisica in seguito a lesioni midollari, a motivo di incidenti stradali. L'accoglienza e la frequentazione di questi giovani ha portato ad individuare il bisogno di sostegno e di accompagnamento nella delicata fase di transizione tra la cura nei centri traumatologici e riabilitativi e il ritorno in famiglia in condizioni drammaticamente nuove.
Il primo passo (giugno 2003) è stato l'avvio (attualmente attivo) di un coordinamento in una nostra sede tra alcuni operatori dell'equipe medico assistenziale del CTO e del centro CRF dell'ospedale Molinette e alcuni disabili fisici da lunga data, militanti attivi di associazioni di disabili fisici. Questa fruttuosa collaborazione ha individuato come bisogno primario dei disabili la promozione dell'autonomia (l'acquisizione delle nuove abilità personali e sociali in condizione di disabile grave) come importante supporto anche alla famiglia che si trovano a vivere una condizione insieme di grande ansia e di tendenziale atteggiamento protezionistico che non facilita l'acquisizione di quelle autonomie che molto incidono sulla qualità della vita del disabile e sull'alleggerimento della fatica e delle preoccupazioni dei genitori. Sono state realizzate già alcune giornate di aggregazione e convivenza per una prima sperimentazione concreta del progetto che si intende potenziare fino a rendere autosufficiente (anche nella gestione economica). Complementari alla promozione dell'autonomia sono le occasioni di socializzazione all'interno del programma della palestra che l'Associazione gestisce, attivata in seguito alla ricerca Intervento "Io vado in palestra" nei locali di Corso Allamano 141 Grugliasco.
Finalità e obiettivi
Gli obiettivi specifici del progetto riguardano:
- La promozione dell'abilità personali: imparare a riorganizzare il proprio spazio vitale e le capacità di autonomia nella nuova condizione di disabile: imparare l'uso della sedia a rotelle, imparare a fare la spesa e a cucinare, riorganizzare lo spazio della propria camera .
- La promozione delle abilità sociali: partecipazione ad eventi sportivi (basket, tennis da tavolo ) non solo tra disabili ma anche in attività che comportino una pari partecipazioni con fisicamente abili (tiro all'arco, minigolf ); attività specifica di dance ability; serata di discoteca con disabili addetti al ruolo di dj e all'organizzazione tecnica (luci, suono, accoglienza )
- Il racconto e la valorizzazione, in termini educativi e preventivi (per la sicurezza stradale), della drammatica sventura dell'incidente stradale attraverso la gestione di un sito internet (la struttura dispone di un laboratorio internet con 20 PC in rete) e di un video di educazione stradale orientato alle scuole e realizzato dagli stessi disabili nell'annesso laboratorio video gestito da personale professionale.
- La proposta di una palestra non competitiva specificatamente aperta ai disabili introduce alcuni elementi critici al tendenziale individualismo delle discipline del corpo e al mito del corpo perfetto tipico della nostra cultura. In particolare, senza precludere altre possibilità, il progetto si specializza nella proposta della dance ability, arte ormai consolidata e diffusa per il coinvolgimento in attività di palestra con la pari partecipazione di disabili fisici.
Il progetto prevede continuità in un programma più ampio che comporta un duplice obiettivo messo a fuoco con l'equipe promotrice (di cui sopra):
- un'attività formativa costante, in collegamento con i centri traumatologici per l'apprendimento delle abilità personali legate alla disabilità.
- costituire una sede operativa per l'attività sportive organizzata, con annessi momenti aggregativi e culturali (particolarmente teatrali), con la proposta di tornei non solo locali e di pubbliche manifestazioni in sinergia con le organizzazioni di disabili.
- La proposta di una palestra non competitiva specificatamente aperta ai disabili introduce alcuni elementi critici al tendenziale individualismo delle discipline del corpo e al mito del corpo perfetto tipici della nostra cultura.
Sinergia di risorse
L'ambizione del progetto presuppone l'impegno per la costruzione e la cura di una vasta rete di collaborazioni tra enti. Le modalità di coinvolgimento sono ancora allo studio, essendo l'iniziativa gestita in gran parte a titolo volontario. Fino ad ora sono stati coinvolti i seguenti enti:
- Terzo settore: coop. Soc. terra Mia (per gli spazi e la metodologia formativa) Ass. Solidarietà Giovanile per la formazione e l'attivazione dei volontari.
- Enti territoriali: uffici disabili dei Comuni (per la pubblicizzazione delle iniziative e la concreta promozione dell'autoaiuto).
- Enti pubblici: equipe professionali responsabili dei reinserimenti in seguito alla cura traumatologica (per l'individuazione dei progetti di reinserimento individualizzati e il rapporto con le famiglie).