Comunità

Mamme e figli

 

Premessa

L'esperienza della Cooperativa nel progetto madri con figli è ormai decennale; è nata nel 1989 da un'esigenza che era divenuta sempre più pressante di ospitare, all'interno di un percorso rivolto a soggetti tossicodipendenti, anche i bambini, in una presa in carico più ampia della relazione madre -figlio. In questi anni l’esperienza si è evoluta e, dopo alcune sperimentazioni, si è stabilizzata con precisi riferimenti educativi e metodologici, pur garantendo una certa flessibilità che permette di adattarsi al panorama delle dipendenze in continua evoluzione e trasformazione. Il progetto mantiene attualmente le sue specificità, all'interno però della metodologia più generale della Cooperativa che lavora dal 1994 nella prevenzione, cura e riabilitazione delle tossicodipendenze e nell'educativa territoriale.

1. Caratteristiche delle comunità

Negli ultimi anni il servizio Madri e figli si è via via definito e specializzato, offrendo attualmente strumenti più specifici e mirati dal punto di vista educativo sulla relazione madre-figlio.

L’obiettivo principale e generale del programma terapeutico prevede, risolvendo la situazione di dipendenza, di permettere alle ospiti di costruirsi un personale progetto globale di vita che gli consenta di mettere a frutto le loro potenzialità, di realizzarsi secondo le proprie aspirazioni e di acquisire o rielaborare un ruolo genitoriale più maturo.

I sottobiettivi possono essere così sintetizzati:

- Attraverso la rielaborazione del proprio vissuto e sofferenza, acquisire una più precisa consapevolezza di sé e del proprio passato.

- Uscire da un modello fallimentare di autopercezione e riacquisire stima di sè e fiducia nelle proprie capacità in base ad un saldo principio di realtà.

- Acquisire un nuovo e più funzionale concetto di norma e di socialità attraverso la proposta di modelli di riferimento positivi.

- Sperimentare la vita in comune e nuovi rapporti positivi con gli altri, recuperando la capacità di empatia e di fiducia in chi è vicino.

- Raggiungere un riconoscimento e un'accettazione piena delle proprie parti deboli ed il relativo superamento attraverso un confronto continuo onesto ed umile con esse.

- Usufruire di nuovi strumenti culturali, di conoscenze operative (di natura psicologica e pedagogica) per l’acquisizione di un ruolo di genitore e di cittadino più maturo e responsabile.

In conclusione, la comunità offre l'opportunità di sperimentare e acquisire nuove regole di vita che, insieme alla presa di coscienza della importanza dei valori educativi e, in generale, della cultura, introduca l'ospite all'individuazione di un proprio senso di vita che dia unità, consistenza e significato alla propria esistenza.

Trattandosi di un percorso che coinvolge a tutti gli effetti i bambini, gli obiettivi che li riguardano possono essere così sintetizzati:

- recupero di una dimensione di vita quotidiana il più possibile normale (orari, ritmi, attività). Spesso i minori ospiti nella struttura provengono da situazioni di forte degrado, da esperienze drammatiche di abbandono che necessitano un clima accogliente e ben strutturato per poter in qualche modo essere superate;

- valutazione e sostegno della relazione madre-figlio attraverso strumenti specifici e tramite la presenza costante di educatori esperti;

- recupero di occasioni sane di socializzazione, con i bambini presenti in comunità e tramite l’utilizzo di risorse esterne (ludoteche, partecipazioni a laboratori...);

- presa in carico sanitaria e alimentare;

- presa in carico specialistica, là dove emergano situazioni particolari che richiedano interventi terapeutici individuali (con il coinvolgimento del Servizio di Neuropsichiatria Infantile).

Sicuramente, data la complessità in cui si opera, gli obiettivi spesso si intersecano e si completano tra di loro.

In qualche situazione, nonostante l’ambito di intervento privilegiato sia la relazione madre-figlio, la tutela dei bambini è stata necessariamente prioritaria rispetto al percorso delle madri e questo ha comportato decisioni difficili, talvolta anche criticate, sicuramente molto sofferte. Trovare dei compromessi sani che permettano un'evoluzione positiva, sia dei percorsi terapeutici delle mamme che dei percorsi di crescita dei bambini (che spesso hanno tempi molto diversi tra loro), è sicuramente la sfida più impegnativa e la caratteristica specifica di questo tipo di comunità. L'equipe si trova continuamente a verificarsi e a supervisionarsi su situazioni molto ambivalenti, dove spesso è difficile valutare qual è la situazione migliore per ogni singolo nucleo.

Altro nodo peculiare di questa comunità è l'equipe degli operatori: si tratta spesso di formare professionalità nuove che, accanto ad un'esperienza specifica nel campo delle dipendenze, sappiano approcciarsi, intervenire e supportare una relazione così delicata, profonda e particolare qual è quella madre-figlio.

2. Metodologia

Il modello di rete,al quale la Coop. Terra Mia fa riferimento, è un modello strategico orientato alla cultura dell'integrazione e alla cura delle connessioni. Per integrazione intendiamo il tentativo di rispondere in modo globale e non riduttivo alle varie dimensioni del bisogno delle persone, per connessione il coordinamento tra le varie risorse ed agenzie (formali o meno) mobilitate.

La presa in carico donne con problematiche di dipendenza con i loro figli non deve operare riduzioni di complessità; la comunità accetta di definirsi come punto di una rete per costituire, insieme ad altre risorse e proposte, un'unica catena.

Un'azione incisiva ed una risposta adeguata alle sfide della tossicomania e dell'essere genitori deve valorizzare e collegare le reti informali della comunità locale per poter usufruire, nel modo più completo, delle risorse sovente sconosciute ed inespresse. Per questo la comunità ricerca e valorizza gli apporti offerti dai servizi territoriali, costruisce, ove possibile, un percorso parallelo con le famiglie d'origine e gradualmente considera tutte le risorse e i contatti positivi delle singole esperienze.

La comunità viene intesa come sistema aperto, dove, cioè, i cambiamenti possano essere valutati e riconosciuti, dove esistano tappe che segnino in crescendo un percorso, dove venga rispettata l'individualità dei singoli e gli spazi e i tempi dei bambini.

3. Tipo di prestazioni

All’interno del progetto educativo e terapeutico di Terra Mia, organizzato in moduli, per obiettivi e con l'utilizzo di Contratti Educativi Personalizzati (CEP) e Schede di valutazione, la comunità mamme con figlio assume dunque alcune caratteristiche peculiari:

- la madre tossicodipendente o comunque con esperienza di forte disagio, deve, oltre al suo cammino individuale, imparare o rivedere il suo modo di essere madre: il progetto le fornisce spazi di rapporto con il suo bambino, ma le offre anche delle linee-guida da seguire e le richiede momenti periodici di verifica;

- l’attività formativa ed educativa (momenti quotidiani di studio e di approfondimento individuale o di gruppo) deve tener conto del ruolo unico e insostituibile di una madre e offrirle strumenti culturali adeguati allo scopo. C’é quindi una duplice formazione: rivolta all’ospite in quanto persona con problemi di dipendenza e in quanto genitore;

- al momento dell’entrata in comunità non viene richiesto alla mamma come condizione dell’accoglienza, la garanzia circa il possesso degli strumenti e della maturità sufficiente, per farsi carico in modo adeguato del proprio figlio. La comunità, con appositi strumenti di sostegno e di educazione, si impegna a sviluppare un progetto terapeutico che assuma come luogo d’intervento la diade madre-bambino: un rapporto che tante volte si rivela patologico (frequentissimi per esempio le situazioni di "doppi legami", di immaturità affettiva, di incapacità alla comunicazione, di simbiosi e dipendenze affettive), su cui l’equipe degli operatori deve saper intervenire. Infatti, la comunicazione madre-bambino é il luogo dove le patologie e le difficoltà che il genitore vive in se stesso si manifestano, e, nello stesso tempo, l'ambito possono essere affrontate in modo efficace intervenendovi direttamente, attraverso una pluralità di approcci: il rapporto terapeuta-ospite, i colloqui individuali strutturati, i momenti quotidiani di verifica e di auto-aiuto, la gestione delle dinamiche di gruppo, i momenti di osservazione guidati;

- il clima della vita comunitaria deve essere sereno e famigliare per permettere al figlio di percepire, in modo adeguato alle proiezioni di un bambino, che la madre é personalmente impegnata in un suo cammino specifico; per questo motivo ci sembra difficile impostare un progetto di questo tipo in una comunità eccessivamente rigida, in cui le frequenti sequenze trasgressione-punizione forniscono al bambino una scansione del tutto particolare degli eventi, del tempo, dei rapporti. La serietà del percorso è garantita da un maggior utilizzo di altri strumenti terapeutici, quali il rapporto personale con l’educatore, il progetto educativo personalizzato, i momenti di rielaborazione collettiva;

- anche (e, forse, più degli altri) questo progetto utilizza la rete sociale estesa e il territorio. Fermo restando il preciso e insostituibile ruolo del personale responsabile del progetto, è cercata e richiesta la collaborazione delle diverse risorse del territorio per garantire alla comunità un ambiente culturalmente aperto, ricco di opportunità di socializzazione e di attività esterne, soprattutto per i bambini.

I bambini non hanno bisogno della comunità terapeutica: devono essere garantiti i diritti fondamentali perché possa crescere serenamente: gioco, contatto quotidiano con la madre, compagnia di altri bambini, assistenza sanitaria, principi educativi personalizzati.

I bambini frequentano durante il giorno il nido interno gestito da educatrici di Terra Mia oppure la scuola materna o elementare del territorio, garantendo loro, anche in questo, il diritto di essere seguiti dalla propria madre, ma difendendo il più possibile questa, in quanto soggetto di un percorso riabilitativo. La presenza di un'equipe, che si occupa nello specifico dei piccoli e della relazione con le rispettive mamme, è un elemento particolarmente qualificante del complesso lavoro che si svolge ed un punto prezioso della rete.

Le proposte di attività specifiche per i bambini sono svariate e differenziate, a seconda dell'età degli ospiti e delle caratteristiche dei gruppi di bambini presenti (laboratori di gioco, teatro, fiaba, attività manipolative e creative, suddivise per età, uscite mirate, anche in collegamento con altre associazioni, che propongono iniziative specifiche: ludoteche, teatro, spazi gioco, agriturismo…). Alcune attività sono indirizzate alla coppia madre-figlio (massaggi, rilassamento, sedute di gioco, sedute di osservazione) o a tutte le mamme e i bambini sottoforma di laboratori espressivi.

E' garantita, inoltre, all'interno dell'equipe della comunità, la presenza costante di una psicologa, con il duplice compito di osservare e verificare la situazione dei bambini e di intervenire con le madri, nel lavoro di rielaborazione del ruolo materno, soprattutto mediante osservazioni guidate.

E' proposto, con le madri, un momento di verifica settimanale con la coordinatrice dell'equipe che si occupa dei bimbi, per approfondire e confrontarsi sulle situazioni quotidiane, sulla gestione dei bambini e sui loro comportamenti. Inoltre, una formazione di gruppo settimanale verte su tematiche inerenti i vissuti della maternità e lo sviluppo psicologico ed emotivo dei bambini.

Anche gli spazi di tempo libero (i sabati e le domeniche) sono gestiti con proposte specifiche per le mamme con i loro bambini.

La comunità non accoglie il padre nella medesima comunità, offre però uno spazio di valutazione e verifica del rapporto padre-figlio (quando questo già sussista), riservandosi in ogni caso di difendere il nucleo familiare che ospita, da condizioni particolarmente negative e destrutturanti (es. il padre tossicomane che non intenda cambiare abitudini, oppure con patologie psichiche che portino ad eccessi di aggressività e violenza). Si offre la possibilità, eventualmente, di inserire il padre presso una delle comunità terapeutiche maschili, garantendo un percorso indipendente, ma parallelo.

Sono inoltre proposti e gestiti incontri dei bambini con i parenti, che avvengono normalmente (così come quelli con i padri) alla presenza di un educatore.

4. Organizzazione del servizio

La comunità offre un servizio residenziale; la giornata per i minori è suddivisa in momenti liberi con le mamme (momenti di gioco, i pasti, la pulizia personale, il risveglio e l'addormentamento), momenti strutturati con le mamme (laboratori, attività varie), momenti all'esterno della comunità (frequenza alla scuola materna…), momenti all'interno di Terra Mia (il nido interno) senza le madri, gestiti da educatrici, assistenti d'infanzia o psicologhe.

Le madri, nei momenti in cui non sono con i figli, partecipano a tutte le attività strutturate del percorso terapeutico:

- atelier di lavoro;

- attività di organizzazione e conduzione della vita comunitaria;

- momenti formativi di gruppo;

- gruppi di verifica e di auto-aiuto;

- sedute di espressione corporea;

- colloqui individuali;

- proposte di aggregazione più allargate.

Nei fine settimana sono previste uscite o attività ricreative che coinvolgano tutto il gruppo delle mamme con i loro figli.

E'garantita la presenza di un operatore 24 ore su 24 e la compresenza diurna che permette lo svolgersi di tutte le attività, senza trascurare il percorso terapeutico delle mamme e il percorso di crescita dei bambini. Varie figure professionali e diversi volontari collaborano nella gestione degli ambiti specifici della comunità.

La permanenza media delle coppie madri-figli in comunità è di 18-24 mesi; gli ultimi mesi hanno l'obiettivo specifico di avviare il reinserimento all'esterno, di verificare le risorse sociali, di sostenere la ricerca lavorativa e abitativa.

Nei percorsi di valutazione della relazione madre-figlio o di solo reinserimento, la durata del percorso è variabile.

Negli ultimi mesi sono privilegiati momenti specifici di bilancio dellei competenze orientati alla ricerca lavorativa, spazi mirati di risocializzazione e di verifica di una rete sociale in grado di supportare il reinserimento di madre e figlio.

5. Utenza e progetti proposti

Il servizio Madri e figli è rivolto a donne gravide o madri con figli (indicativamente dai 0 ai 6 anni), eventualmente in trattamento metadonico, con problematiche di dipendenza. Si considera, inoltre, l'eventualità di inserire madri in situazioni gravi di disagio, ma senza problematiche specifiche di tossicodipendenza.

E'previsto inoltre l'inserimento di donne senza figli (dove i bambini sono temporaneamente ospiti presso comunità per minori, reparti di ostetricia degli ospedali, famiglie affidatarie) con l'obiettivo specifico di una valutazione per l'idoneità di un successivo progetto madre-figlio.

E'possibile la presa in carico di nuclei familiari, anche se ai partner vengono proposti percorsi paralleli, ma in strutture separate; in ogni caso viene richiesto un breve periodo iniziale (così come per le famiglie d'origine) di interruzione dei contatti per favorire l'avvio del lavoro educativo e terapeutico.

E'necessaria, preventivamente all'inserimento, la conoscenza dell'ospite (in genere attraverso alcuni colloqui) e una definizione del progetto insieme ai Servizi di riferimento (Ser.T., Servizi Sociali, eventualmente Servizio di Neuropsichiatria Infantile e Tribunale dei Minori) con cui è normalmente prevista una stretta collaborazione, per tutta la durata del percorso, attraverso contatti telefonici o incontri di verifica (preferibilmente mensili o bimensili).

L'inserimento è in genere gestito garantendo attenzione anche alle reazioni dei bambini coinvolti. Sono previsti però, ove vi sia la disponibilità di posti, anche ingressi con carattere di particolare urgenza.

Sono possibili sia percorsi ad alta soglia, dove sono più chiare sia le risorse personali della madre che le motivazioni a un lavoro terapeutico e percorsi a bassa soglia, che prevedono tempi più brevi, obiettivi più d'osservazione e valutazione della situazione e della relazione madre-figlio, pur sempre con una massima attenzione alla tutela dei minori.

Quest'ultima tipologia di percorso è diventata ultimamente sempre più frequente, quando, con un aumento dell'incidenza della comorbilità, si rende necessario un approccio iniziale che permetta un buon inquadramento diagnostico anche in vista di un adeguato intervento che coinvolga o meno i figli.

Una specificità di questo tipo di percorsi è la scarsa motivazione personale, dovuta al fatto che spesso (circa nell'80% dei casi) l'ingresso in comunità è conseguenza di un provvedimento del Tribunale per i Minori (già emesso o comunque previsto). Questa evenienza esige gli operatori particolarmente capaci stabilire buoni agganci con le ospiti e di mantenere un rapporto di empatia e di fiducia, garantendo al tempo stesso una seria progettualità.

Ad ogni ospite, dopo un primo momento di valutazione della situazione, è proposto un contratto terapeutico individualizzato, rinnovato ogni 2 mesi, in cui sono indicati gli obiettivi del periodo, gli strumenti, le risorse ed i criteri di verifica. L'equipe redige relazioni scritte sulle singole situazioni ogni 4-6 mesi (ed ogni volta che lo si ritiene opportuno, in base all'andamento del percorso).

I tempi e le modalità sopra descritte possono subire consistenti variazioni in base ad eventuali prescrizioni del Tribunale dei Minori.

6. Rapporto con il territorio

Così come accennato nelle premesse metodologiche, è previsto uno stretto rapporto con il territorio, sia per quanto riguarda le agenzie formali (scuola, parrocchia, pediatra, consultorio...) che le risorse informali (famiglie, vicinato...).

La gestione da parte di Terra Mia, nella sede di Grugliasco, di una ludoteca (aperta anche a famiglie e bambini esterni alla comunità) e di un Centro Aggregativo per adolescenti (Ecospazio) rende la struttura particolarmente adeguata per un'apertura e un forte collegamento con il territorio.

Le varie attività svolte dalla Cooperativa (il lavoro di strada, il centro diurno per adolescenti, le serate di animazione, i corsi di animazione, i laboratori teatrali e informatici…) offrono, inoltre, alle ospiti interessanti possibilità di sperimentarsi nella socializzazione e sane occasioni di formazione.

 

7. L'equipe

Responsabile della comunità e supervisore del progetto dei bambini, un medico, psicoterapeuta, con esperienza decennale nell'ambito della comunità terapeutica femminile. Fanno inoltre parte dell'equipe: un'educatrice, una psicologa, due operatori. L'equipe specifica per i bimbi è composta da un'educatrice professionale, una psicologa, un'assistente d'infanzia o un'animatrice.

E' prevista la supervisione mensile dei casi e la consulenza di uno psicoterapeuta esterno all'equipe.

La comunità si trova in Grugliasco (TO), c. Allamano 141, tel. 0117707036

Questa casa, vicina a Torino e collegata a numerose risorse del territorio, è particolarmente adatta a fasi di percorso che richiedano la sperimentazione ed il collaudo personale in ambiti di socializzazione; è inoltre particolarmente strategica per l'avvio di una ricerca lavoro.