
MANIFESTO DELL'ANIMAZIONE SOCIOCULTURALE
1. Cos'è l'animazione socioculturale
Lanimazione socioculturale è un ambito di lavoro sociale e professionale che si occupa di progettare e gestire attività di ri-creazione sociale a carattere educativo, culturale e di intrattenimento (artistiche e motorie, di divertimento e di socializzazione) rivolte a diverse tipologie di soggetti (gruppi, associazioni, comunità locali, scuole).
Le attività proposte si rivolgono a specifiche categorie di persone: bambini, adolescenti, giovani, famiglie, anziani, soggetti svantaggiati e cercano di offrire occasioni di crescita personale e culturale attraverso la formazione, la socializzazione, lintegrazione tra le persone, la gestione del tempo libero
Lanimatore socioculturale si occupa degli aspetti organizzativi, cura la programmazione delle attività e l'allestimento degli spazi e reperisce il materiale necessario allo svolgimento delle iniziative.
Lanimatore può gestire direttamente le attività o coinvolgere altre figure professionali, in interventi specifici di natura educativa e creativa o per promuovere iniziative legate ad eventi o circostanze particolari.
2. Le dimensioni dell'animazione socioculturale
L'animazione socioculturale raggiunge la persona nel suo contesto sociale, la coinvolge e la rende protagonista, perché possa esprimere le sue capacità e attitudini e tutto il suo ambiente vitale ne sia rigenerato.
Un individuo, ben radicato e attivo nel suo ambiente, tende ad esprimersi in alcune dimensioni (Fig. 1) alle quali corrispondono altrettanti movimenti di azione concreta (Fig. 2).
Io personale |
Esteriorità
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Coscientizzazione |
Espressione |
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Io in relazione |
Società |
Condivisione |
Partecipazione |
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Fig. 1 Fig. 2
Ogni persona ha una certa consapevolezza di sé, si pone degli obiettivi, manifesta le sue intenzionalità. Possiede un'interiorità, in cui si radicano le sue attitudini e da cui partono le forze vitali che esprimono e realizzazione il proprio Io personale.
La persona non si realizza, però, nel chiuso del proprio mondo ma solo nell'apertura all'altro nella dimensione della relazionalità, nella capacità e nella volontà di accoglienza e di dialogo, di empatia e di reciprocità.
Le persone vivono nel mondo, dalla realtà esterna ricevono energia e sostentamento. Esiste una dimensione di esteriorità verso la quale vengono proiettate le possibilità di compimento personale e nella quale si realizza l'azione personale.
Non è solo il mondo della natura (quindi il lavoro, l'economia, il soddisfacimento dei biogni primari): è anche la società degli uomini, la sola in cui l'individuo possa realizzare compiutamente se stesso.
Ad ognuna delle quattro dimensioni corrisponde un'azione ed una caratteristica specifica dell'animazione socioculturale.
L'Io personale è dotato di coscienza, sa attribuire senso e significato alle esperienze che compie. La persona è essenzialmente un soggetto capace produrre simboli; anzi non può fare a meno di interpretare e attribuire significati a quanto vede, sente e fa.
Entrando in relazione con gli altri, nei mondi vitali che abita, la persona dice, racconta e condivide la sua vita, la sua avventura.
Nello studio e nel lavoro, nella professione e nel tempo libero, nell'azione sociale e collettiva la persona esprime se stessa, lascia il segno della sua creatività (o, anche, della sua distruttività), dissemina tracce della sua intelligenza (ma anche della sua stoltezza).
Rimediando al negativo e compiendo il buono e il bello partecipa alla costruzione di una società dal volto umano, creata e ricreata con il concorso di tutti.
3. Un'esplicita interpretazione del fatto umano (antropologia)
Lanimazione socioculturale è una scommessa nei confronti della persona. Comporta, direttamente o meno, una precisa assunzione di responsabilità nei confronti delle possibilità di cui ogni persona è capace, se accolta e sostenuta da un contesto vitale positivo. Presuppone sempre un impegno a vantaggio del processo di crescita e di sviluppo della persona nel suo ambiente.
La pratica educativa e l'animazione, rettamente intese, non agiscono dallesterno, non impongono nulla. Sono sempre orientate alla persona: con rispetto e nel riconoscimento della unicità di ognuno, sono esclusivamente tese a riabilitare le risorse, perché sia la persona a trovare risposte alle domande che via via è in grado di formulare.
Il processo educativo e l'animazione non si realizzano tanto nei progetti e nei programmi che vengono proclamati ma, piuttosto, la concreta gestione dei servizi offerti, gli stili di vita proposti e testimoniati, le modalità dell'accoglienza e dell'accompagnamento, dicono chiaramente la visione delluomo (l'antropologia) che sostiene l'intero progetto.
Se questa è incompleta o riduttiva, nel tempo se ne percepiranno le conseguenze: le attività proposte potrebbere anche risultare inutili o, peggio, potrebbero produrre danni.
Un manifesto dell'animazione socioculturale è tenuto, quindi, a rendere esplicite le proprie premesse antropologiche, cioè i criteri che intende adottare per promuovere il dispiegarsi integrale delle potenzialità delle persone. Infatti la ricerca di ragioni profonde che animano il lavoro di animazione e limpegno a rendere esplicite e comunicabili i presupposti metodologici accrescono la pertinenza e lefficacia dellintervento dellanimazione stessa.
La nostra proposta si radica su una concezione dell'essere umano come persona, cioè come soggetto originale e unico, che diventa se stesso solo nella crescita con agli altri, in un rapporto corretto con la natura.
Uno sguardo non superficiale sulla vita e sulla storia personale è in grado di cogliere la persona essenzialmente come realtà sempre aperta a nuove possibilità, come potenzialità che può spingersi al di là di se stessa. Per questo, la persona umana è descritta da "paradossi": per trovare la sua identità deve relazionarsi con gli altri; per realizzarsi deve rinunciare al suo egocentrismo; per crescere e arricchirsi deve condividere; per darsi consistenza interiore deve aprirsi al mondo; perché si sente più appagata in ciò che offre di quanto lo sia in ciò che pretende.
Lo sviluppo della persona è un processo lento, graduale e comporta una fatica di adeguamento e di equilibrio tra esigenze diverse e contrapposte, che dura tutto l'arco dell'esistenza. Non soltanto il corpo, per svilupparsi o il metabolismo biologico per compiersi, impongono i loro tempi, ma anche l'intuizione mentale o l'ispirazione artistica, che possono folgorare all'istante, si concretizzano a fatica e con impiego di molte energie e tempo. Il cammino di crescita non si adegua spontaneamente al desiderio, il quale vorrebbe espandersi senza limiti, rapidamente e senza tener conto della necessità.
In questa fatica del crescere e del vivere si esprimono e si scontrano le diverse dimensioni della persona: l'educazione e l'animazione socioculturale trovano il loro senso nell'aiutare a comporre ciò che, lasciato a sé, tende a contrapporsi.
La persona umana, infatti, è innanzi tutto libertà (Fig. 3). Solo perché libera può rivolgersi all'Altro e dirgli "Tu".
E' una libertà reale, anche se condizionata e immersa nella casualità, situata in un tempo, in un luogo e in una storia che l'individuo non sceglie. La persona umana è cioè "creatura" (anche quando si crede e si comporta da "onnipotente") in rapporto di solidarietà e di contiguità con tutte le altre creature di cui si alimenta e senza le quali non può esistere.
A diversità delle altre forme di vita, però la persona ha coscienza di sé. Può quindi comprendere e decidere, non è predeterminata dall'istinto ma aperta alle possibilità e alla creatività.
La consapevolezza non si esaurisce tuttavia nella dimensione materiale, nell'immediatezza del rapporto con le cose o con i propri simili. La persona, nell'esercizio della sua libertà, percepisce come dramma la morte, si ribella alla mancanza di senso, si rifiuta di agire senza un perché: pone, cioè, in forme culturalmente mediate e diverse, un'ineludibile domanda di senso: riconosce in sé di non essere "nata per morire", sa di portare un'insopprimibile attesa di significato e di senso, di fronte al patire e al morire.
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Orientata alla domanda di senso
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Cosciente di sé |
Cuore |
Corpo |
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Dotata di libertà |
Immersa nella casualità |
Parola
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Mente |
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(Fig. 3) |
(Fig. 4) |
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In altri termini, la persona umana, può essere compreso a livelli diversi: corpo e mente, cuore e parola (Fig. 4).
Lesperienza del corpo è quella che si impone con più immediatezza, in una infinità di modalità, spesso contrastanti. In certi momenti, sotto la spinta dei bisogni, il corpo appare più come una "cosa" con cui fare i conti, il "corpo-che-ho"; in altri, quando la persona si percepisce con maggiore unità e armonia, vive la consapevolezza di essere corpo (il "corpo-che-sono").
A volte, racchiusi nella dinamica narcisista, si vive il corpo esclusivamente per sé; altre volte il corpo appare disponibile ed aperto alla comunicazione profonda e al dono verso laltro.
Scoprendosi inadeguato ed incapace ad "abitare" il suo corpo, la persona può tentare, a volte, (inutilmente) di riguadagnare in superficie (attraverso comportamenti spregiudicati) ciò che teme di perdere in profondità.
Per mente è possibile intendere l'intelligenza, la capacità di prendere decisioni, di fare progetti per la vita, per il futuro... Per l'indissolubile unità della persona, la mente, che non coincide con il cervello, non può esistere senza il cervello.
La cura e rispetto del cervello, sottoposto così spesso ad ogni forma di stordimento e di violenza (chimica, elettronica, psicologica ), diventano oggi obiettivi assegnati anche all'animazione socioculturale.
La capacità di cuore (la dimensione affettiva e oblativa) rende la persona unica ed irripetibile.
"Cuore" è un concetto con il quale il linguaggio popolare indica tutto ciò che rende liberi, che apre verso gli altri e verso il mondo, che rende autenticamente felici. "Cuore" sono le emozioni e i sentimenti. Soprattutto è la capacità di amare e di attribuire così senso alla vita.
L'artificialità dei sentimenti e delle emozioni, il disprezzo di se stessi e degli altri, le rotture e i conflitti, minano costantemente l'intesa e la convivenza delle persone, procurando cumuli di disagio e sofferenza.
La mente e il cuore hanno bisogno della parola per poter comunicare:
La parola è il modo specificatamente umano di rispondere, ribattere e reagire a tutto ciò che accade o si fa. Il linguaggio è anche la prima ed essenziale istituzione umana. "Con la parola e l'agire ci inseriamo nel mondo umano e questo inserimento è come una seconda nascita " (H. Arendt). La nuova cultura della comunicazione, l'espandersi straordinario della comunicazione mediatica tra "non presenti", è il fatto determinante della nostra epoca. Questa nuova condizione esige non solo un aggiornamento e un riassetto superficiale delle metodologie ma un cambiamento di priorità e di paradigma nell'animazione socioculturale, un nuovo modo di stare insieme con le persone, senza con questo trascurare il rigore del linguaggio, la razionalità e il senso critico che l'uso della parola stimola ed esige.
Corpo e mente, cuore e parola costituiscono unindissolubile unità.
4. Nel contesto del nostro tempo
Le caratteristiche sopra ricordate, pur essendo costitutive della persona, assumono sempre la forma della cultura e della storia, vengono definite e condizionate dai presupposti stessi della società in cui essa vive e senza la quale la persona non sarebbe quello che è (e viceversa).
Si tratta di un condizionamento che non la predetermina ma la situa in un contesto di ambivalenza, che, cioè, la influenza verso esiti che possono essere diversi.
Per questo è possibile riconoscere che l'educazione e l'animazione socioculturale svolgono una funzione importante e decisiva nella società complessa.
Accennare, in termini essenziali, ad alcune caratteristiche del nostro tempo ci è d'aiuto per delineare gli orientamenti operativi dell'animazione socioculturale.
Il tempo che viviamo richiede agli individui certamente una maturazione e una consapevolezza particolare della loro libertà (sotto forma, per esempio, di autonomia personale) in un mondo dove le possibilità di relazione si sono sorprendentemente moltiplicate, ma, nello stesso tempo, le appartenenze tendono all'inconsistenza.
La complessità del nostro mondo (il grande numero e l'interdipendenza della variabili in gioco) ha disvelato aspetti finora inediti della creaturalità costitutiva dell'essere umano. Mai come oggi si è fatta viva la coscienza della casualità e della contingenza dell'esistere: la concezione del tempo, la dimora nello spazio, lo stesso processo di identificazione e di crescita, sono oggi spesso vissuti e definiti, esplicitamente nei termini dell'incertezza e della provvisorietà.
La società del benessere e dello sviluppo tecnologico ha permesso un'enorme espansione delle opportunità offerte, delle eccedenze culturali (si moltiplicano e si amplificano le differenze degli stili di vita). Agli individui viene imposto di scegliere, in base alla loro autonomia, svincolati dalle appartenenze forti. Questa condizione richiede una coscienza di sé e un'identità ben più difficili e faticose da raggiungere: l'onore della libertà individuale comporta l'onere della responsabilità della scelta.
La secolarizzazione avanzata tende, infine, a rimuovere la coscienza religiosa, a stemperarla in forme di spiritualità emotive, incapaci di un riferimento reale alla trascendenza e scarsamente disponibili a riconoscere una domanda radicale di senso che non si riduca a malinconica metafora.
Crescere diventa una vera fatica: l'antropologia culturale ha, da sempre, messo in evidenza come il raggiungimento dell'autonomia è un processo delicato e complesso che si esplicita mediante rituali condivisi e passa attraverso prove e successivi riconoscimenti (i riti di iniziazione). La dissolvenza delle ritualità collettive, i mancati contraccambi sociali alle prove superate con successo (per esempio, la scarsa valorizzazione del titolo di studio, la difficoltà a trovare lavoro ), rendono più travagliata la gestione dell'ambivalenza e più difficile la prevenzione dei rischi negativi (per esempio, le derive violente, distruttive o autodistruttive).
Le ambivalenze della società complessa formano il contesto entro cui gli adolescenti costruiscono la loro autonomia, esibendo le loro risorse, organizzando, pur nelle contraddizioni, la loro sopravvivenza, trasformando linevitabile rischio in opportunità.
Ai quattro elementi distintivi della società contemporanea possiamo fare corrispondere altrettante espressioni dell'ambivalenza e mettere in evidenza sia le esperienze problematiche possibili, sia le capacità e le attitudini degli individui che li possono accompagnare verso sbocchi creativi ed innovativi.
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Estensione delle relazioni |
Complessità |
Sradicamento e senso dell'individualità
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Adattamento e precarietà |
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Secolarizzazione |
Differenziazione |
Valori "post-materialistici" e acquisitivi |
Assunzione di ruolo e marginalità |
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(Fig. 5) |
(Fig. 6) |
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Un modo di stare nella complessità consiste nel puntare ad un fortissimo senso della propria individualità, e nel nutrire diffidenza e sospetto verso le forme di appartenenza forte o di etichettamento ideologico. Acquistano così valore tutti gli indicatori relativi alla valorizzazione dell'originalità del proprio "io" rappresentato. Il rischio è però evidente: la costruzione di un sé, senza radici e senza fondamenti, la sostanziale incapacità di scegliere e di perdurare nelle scelte, il dissolversi dell'identità quando la provvisorietà e la sfiducia diventano principio di vita.
I giovani, in genere, con la loro capacità di flessibilità e di adattamento, sono "costituzionalmente" più adatti degli adulti a vivere in una società complessa come la nostra. Certo l'integrazione sarà tendenzialmente precaria, le scelte parziali, di medio termine. Il disagio che deriva dal non poter contare su prospettive solide di vita, l'angoscia davanti all'assunzione di responsabilità e agli impegni definitivi, è in parte compensato dalle possibilità e propensione ai consumi, dall'eccedenza degli interessi, dalla moltiplicazione delle appartenenze e delle esperienze.
Un modo di affermare la propria identità passa attraverso il riconoscimento dell'importanza e della centralità delle esperienze personali e l'identificazione di spazi e di modalità di protagonismo (assunzione di ruolo). I rischi evidenti sono stati denunciati nei termini di "identità appariscente", di "identità del consumo" anche perché le nuove e sofisticate forme di controllo nella società contemporanea giocano su una soglia limitata di possibilità di "tenuta" delle persone (marginalità).
La società post-industriale, secondo alcuni, sarebbe caratterizzata dalla ricerca di valori e di interessi non più di tipo esclusivamente economico, ma tendenti ad una migliore qualità della vita attraverso la soddisfazione di bisogni "radicali" legati all'autorealizzazione. Tuttavia il criterio dell'utile e la sua incarnazione più comune - il denaro - tendono ad assumere un ruolo centrale negli orientamenti di vita per l'enorme fascino che esercitano le cose concrete.
5. La società rischiosa
La nostra si presenta sempre più come società costituzionalmente "rischiosa"dove il benessere delle persone viene accettato come precario ed il disagio non è più visto come fase di passaggio o come incidente di percorso ma è previsto e considerato necessario. La società da una parte, con i suoi apparati e con i suoi servizi, si organizza per rendere sempre più sicuro il suo sistema, ma dall'altra è rassegnata a considerare il rischio come prezzo da pagare per il benessere.
Ai quattro tratti caratteristici del nostre tempo corrispondono altrettante dimensioni di rischio che la collettività appare disponibile ad accettare.
La società diventa costituzionalmente rischiosa a motivo dei rapporti interpersonali che si sono diffusi ma si sono fatti più deboli ed evanescenti; a motivo della perdita della concezione unitaria del mondo che il pluralismo culturale ed etico rende improponibile (società della casualità); a motivo della percezione di incontrollabilità ed ingovernabilità che una società così descritta inevitabilmente prospetta; a motivo della predominanza della cultura dell'avere sulla cultura dell'essere e della insoddisfazione che questa genera.
Ogni indicazione di rischio è accompagnata , però, da una prospettiva di "consolazione" che evoca un mondo affascinante e facile: vivere senza sforzo e senza conflitti; sentirsi sgravati da responsabilità troppo personali; ricercare gratificazioni immediate ed immaginare reversibili scelte e esperienze (la felicità virtuale) e, soprattutto, la speranza di benessere duraturo ed in crescita.
L'irrazionalità (anche in tempi di grande "passione" per la scienza) delle attesa favorisce e promuove una cultura degli analgesici che si costruisce proprio a partire da quelle "consolazioni" proiettandole al di fuori di ogni riferimento al reale (fuga dalla realtà). Nei fenomeni dell'abuso e della dipendenza le ambivalenze affettive diventano esplicite e totali (si fugge dalle persone, si abbandonano le responsabilità quando queste si fanno "pesanti"); il limite viene negato e la sofferenza svuotata della sua possibilità di senso; il rapporto con il piacere smarrisce il senso della misura.
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Descrizione della società |
La società rischiosa |
Percezione del rischio |
Consolazione |
La cultura degli analgesici |
Estensione delle relazioni |
La società dei rapporti deboli |
Rischio come evanescenza dei rapporti |
Possibilità di vivere senza sforzi e senza conflitti |
Ambivalenza affettiva |
Complessità |
La società della casualità |
Rischio come inconsistenza delle storie personali |
Lo sgravio di responsabilità |
Negazione del limite |
Differenziazione |
La società artificiale
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Rischio come incontrollabilità ed ingovernabilità |
La felicità virtuale |
Negazione della sofferenza |
Secolarizzazione |
La società insoddisfatta |
Rischio come "prezzo da pagare" |
Il benessere |
La dismisura |
Fig. 7
6. Una società da animare
Il nostro tempo è stato descritto, da alcuni osservatori, a partire dalle sue assenze, mettendo in evidenza cioè quei vuoti che una diversa concezione dell'individuo e della sua libertà hanno creato nell'immagine di sé e del mondo.
Il progetto più ambizioso della modernità è consistito nella messa in discussione delle appartenenze, nell'affrancamento degli individui dall'autorità esterna mediante la comune costruzione di una storia civile che ha l'obiettivo di "riportare sulla terra quei tesori di intelligenza, di desiderio e di ideali che erano stati depositati e accumulati in cielo" (R. Bodei). Nella sensibilità postmoderna la razionalità ammette il suo limite e il pensiero la sua debolezza: rinuncia a costruire " narrazioni forti", visioni e progetti universali, di lungo respiro, del senso della vita e della storia.
L'annunciata fine della storia esprime soprattutto la constatazione che, per un numero sempre maggiore di cittadini, la ricerca del senso non passa più attraverso la dimensione socio-politica percepita sempre più lontana, demotivante e impraticabile.
La pretesa di considerare la vita come un incessante esperimento senza approdo, il desiderio di fruire dell'immediato come accumulo delle opportunità e come gratificazione istantanea, hanno innescato il sentimento minaccioso dell'estraneità e dello sradicamento, una penosa e interminabile "assenza di identità", tanto forte da diventare costume collettivo, quasi una nuova mitologia.
La pluralizzazione degli orientamenti di vita ha ridotto i valori etici in più modesti "criteri di preferenza" e il credere in un "rito individuale" fatto a propria misura. La trascendenza è stata inglobata nell'immanenza. La spiritualità, in tante versioni contemporanee, ha eliminato come ingombrante lo stesso problema di Dio (assenza di religione).
Possono essere individuate e descritte le difficoltà cui si va incontro a livello culturale quando gli stili di vita personali o le dinamiche collettive culturali disgiungono, con una poderosa riduzione della complessità, quello che, nella visione della persona prima delineata non è separabile.
Il possesso di una libertà senza precedenti, quando è narcisisticamente intesa, non produce vantaggi dalle infinite possibilità offerte dall'eccedenza culturale, ma gira vertiginosamente a vuoto, senza mete e senza direzioni. Nella cultura narcisista, tutto diventa impersonale: la povertà dei sentimenti e la fuga dalla realtà non alimentano che il sogno (la fantasticheria) come illusoria espansione della libertà. Un suo frutto è l'esteriorità e l'ostentazione.
La coscienza della casualità e della contingenza non accettata induce un senso profondo di demotivazione che, paradossalmente, mentre rifiuta il limite e la misura assiste impotente alla perdita del piacere e alla deriva della noia. La cultura nichilista libera dall'impegno e dispensa dall'assunzione della responsabilità ma non risparmia l'angoscia che alimenta le forme di dipendenza ed, in certi casi, il rifiuto della vita.
Il "gigantesco spostamento dal destino alla scelta" (Berger) operato dalla modernità, il progresso mai visto in precedenza sia sul versante delle opportunità offerte che nella enfatizzazione dell'individuo, assume a volte i tratti di una più umiliante condanna: l'obbligo di scegliere. La via di uscita sembra una sola: la ricerca delle gratificazioni immediate.
La cultura dell'immediato promette uneterna pubertà dove tutto è possibile e indeterminato ma l'esperienza dello "zapping" non può durare a lungo: alla sovrabbondanza delle intuizioni (che mai si realizzano) si alternano i sentimenti della paura e della perdita.
L'esaurirsi degli orizzonti del senso alla sola dimensione materiale dell'esistenza spinge un numero sempre più alto di persone ad un bisogno intenso, a tratti disperato, di certezze o di credenze (che in pieno dominio tecnologico possono essere anche palesemente irrazionali o ingenue). Vivere nel relativo ha un suo costo, a volte troppo pesante.
Il tendenziale disprezzo degli altri e l'atteggiamento facile della critica distruttiva portano acqua a quella cultura dell'opinione che in realtà nasconde, sotto una facciata tranquilla, l'ansia della propria impotenza.
I processi culturali accennati disgregano la società e minano le strutture della solidarietà e la tenuta delle istituzioni e la qualità della vita delle persone.
Lette e interpretate da un punto di vista dell'azione educativa e dell'animazione, le assenze e le ambivalenze rilevate mettono in evidenza alcuni bisogni, essenziali ed inappagati, eppure essenziali al fine dello sviluppo di se stessi e della collettività.
In un contesto segnato dalla frammentazione dei rapporti, dal confronto e dalla competizione degli individui, emerge molto chiaramente il bisogno di rapporti autentici , non solo per liberare gli individui da una sensazione di solitudine diffusa, ma soprattutto perché si avverte il disagio dell'incomunicabilità e dell'assenza, in numerose situazioni, di un vero radicamento sociale. Sempre meno la famiglia educa al vivere sociale, soprattutto nella condizione di isolamento e di perdita di quella ricca rete di reciproche interrelazioni tra famiglie estese e vicinato che costituisce il mondo vitale che sostiene la crescita delle persone. La difficile rielaborazione delle delusioni e degli scacchi affettivi e la continua sostituzione delle esperienze negative e delle frustrazioni vissute può, alla fine, trasformarsi in "instabilità stabile" e la violenza può diventare un facile surrogato della comunicazione interpersonale fallita e della noia affettiva.
La necessità di prendere decisioni tocca sempre più al singolo: ad esso è affidata la responsabilità di impostare e scrivere la propria biografia. Alla insicurezza insita nella libertà si reagisce cambiando spesso direzione di marcia. Sono stati messi in evidenza gli equivoci e le perdite negli stili di vita improntati all'insegna della ricerca della gratificazione istantanea senza direzioni, dove non si commettono più errori ma solo si può "errare", (nel senso di vagare e fraintendersi). Senza orientamenti e senza valori di riferimento non è possibile fare scelte, assumersi delle responsabilità; in una parola: non si può crescere. Predominerebbe una sensazione di incertezza e di paura che non indirizza a scelte affidabili.
L'istanza di soggettività e di espressione autonoma, presente soprattutto nelle nuove generazioni, va letta come domanda di protagonismo, in un mondo da riconoscere, da abitare e ricreare. L'unica via di uscita dall'incertezza e dalla confusione è la decisione del singolo di essere se stesso attraverso l'assunzione decisa della propria libertà. Cogliere questo valore potenzialmente riemergente oggi nelle forme confuse dell'autorealizzazione è compito del discernimento educativo e dell'animazione culturale.
I prodotti e le qualità delle gratificazioni istantanee che la società delle opportunità promette in abbondanza mutano però con rapidità crescente e non possono quietare definitivamente la domanda rischiosa su cosa meriti essere perseguito e su cosa garantisca la vita bella, mettendola al riparo dalla delusione. Ci si sente a disagio in una società che offre sempre più informazioni e potenziali comunicazioni ma sempre meno senso, che trasmette "messaggi, notizie, possibilità espressive di ogni genere ma sempre meno verità, giustizia e forme artistiche empatiche, non meramente istintive o spettacolari" (P. Donati). Spesso si ricorre alla droghe per "prevenire" il senso del vuoto; come se si avvertisse, già in anticipo, che certe esperienze non produrranno ben-essere e si volesse, da subito, evitare delusioni e solitudine.
La persona umana |
Assenze del postmoderno |
Culture della dissociazione e conseguenze |
Bisogni emergenti |
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Dotata di libertà |
Assenza di narrazioni forti |
Cultura narcisista (ostentazione) |
Rapporti autentici |
Immersa nella casualità |
Fine della storia |
Cultura nichilista (angoscia) |
Orientamento |
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Cosciente di sè |
Assenza di identità |
Cultura dellimmediato (paura) |
Protagonismo |
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Orientata alla domanda di senso |
Assenza di religione |
Cultura dellopinione (ansia) |
Senso |
Fig. 8
7. L'animazione come azione sociale
Ad un rinnovato rilancio dei temi educativi e dell'animazione sociale orientati all'assunzione piena e consapevole della responsabilità del vivere, personale e collettivo, nel suo presente e nel suo divenire, potrebbe contribuire la riscoperta e l'interesse per la riflessione di H. Arendt.
Il suo concetto di azione, intesa non come pura prassi (fare) ma come processo di attivazione della persona nella totalità del suo essere-nel-mondo (agire), può fornire unutile prospettiva epistemologica, in tempi di narcisismo diffuso e di disimpegno sociale.
L'azione non ha solo un valore concreto. Anzi, il suo valore è innanzitutto simbolico. Simbolo ed azione si rimandano a vicenda: senza azione non c'è alcuna comunicazione sociale e prima di dover essere compresa è l'azione stessa che apre alla comprensione. Il valore della riproposta dell'azione è importante non solo per quanto potrà produrre ma ancor più per il processo formativo e simbolico che l'agire è in grado di suscitare: la consapevolezza della conoscenza passa attraverso la competenza dell'agire.
Anche lespressione dell'emotività è strettamente collegata allazione: ogni risvolto emotivo dellagire trasmette al contempo lindicazione del tipo di interpretazione, di valutazione e di significato che viene dato agli eventi.
La persona è produttrice di cultura, è capace di pensare e di attribuire significati, a partire dalla spinta naturale di ricerca di intesa e di unità con la natura, con i suoi simili e con se stesso. Il desiderio di sfuggire allisolamento, di rispondere allangoscia e allo smarrimento della mala solitudine, per salvaguardare il proprio equilibrio, la spinge all'azione.
Lessere umano è lunico tra le specie viventi a percepire tristezza e noia, per cercare lelaborazione di un sistema simbolico che renda funzionale ed efficace il suo agire nel mondo.
Possiamo tentare di esprimere la ricchezza del concetto di azione individuandone quattro caratteristiche in corrispondenza dei bisogni messi in evidenza più sopra.
L'agire nella direzione dell'animazione socioculturale può essere dispiegato in almeno quattro direzioni:
- l 'agire comunicativo come risposta alla "società dei rapporti deboli" perché l'ambivalenza individualità/massificazione evolva nella direzione di rapporti interpersonali arricchenti.
- l'agire positivo come orientamento nella "società della casualità" perché l'ambivalenza precarietà/adattamento maturi nella direzione dell'assunzione di responsabilità.
- l'agire significativo come alternativa alla "società artificiale" perché l'ambivalenza assunzione di ruolo/marginalità si risolva come autentico protagonismo.
- l'agire solidale come capacità di abitare la città secolarizzata perché l'ambivalenza valori acquisitivi/postmaterialistici non impedisca l'esprimersi delle grandi domande del senso e non privi l'esistenza della sua dimensione di mistero.
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Agire comunicativo |
Agire positivo |
Parola in pubblico (Coscientizzazione) |
Presenza (Espressione) |
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Agire solidale |
Agire significativo |
Dialogo (Condivisione) |
Responsabilità (Partecipazione) |
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(Fig. 9) |
(Fig. 10) |
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Le caratteristiche antropologiche rintracciate sopra istituiscono la trama di fondo dellanimazione e fondano l'efficacia degli obiettivi e degli concreti che essa persegue.
- L'animazione come "parola-in-pubblico" (Coscientizzazione)
Il primo valore dell'animazione consiste nel mettere in relazione le persone tra di loro, fuori del predominio degli oggetti e dei consumi. Lintervento animativo agisce nella direzione della riscoperta della vitalità individuale. La sollecitazione della sensibilità e della fiducia nei confronti della vita si aprono, però, allintreccio delle relazioni e alimentano il desiderio dell'apertura all'altro. Lanimazione promuove quindi il valore della parola, di quella detta nel rapporto faccia faccia e di quella pronunciata davanti agli altri, la parola-in-pubblico.
La proposta animativa sostiene il racconto della vita e la testimonianza personale. Parlare di sé, raccontare la propria storia, permette di recuperare fiducia e stima, aiuta a sopportare anche il peso delle sconfitte.
Lanimazione ordina percorsi di conoscenza e di rielaborazione dei linguaggi. La parola autentica, infatti, abilita lessere umano allespressività, a "dire" la propria esperienza esistenziale, non aliena la persona né nellattivismo né nella verbosità.
Qualsiasi intervento che contribuisca a dare parola, a innovare i rapporti interpersonali negli ambienti di vita (famiglia, scuola, lavoro, tempo libero...) assume una valenza promozionale nella direzione della qualità della vita e, nello stesso tempo, diventa il punto di partenza degli intervento di "prevenzione" alle forme di malessere e demotivazione. Gli strumenti privilegiati dell'intervento e della prevenzione, infatti, vanno individuati in quanto fa parte del reale contesto di vita dell'individuo e della sua esperienza quotidiana, soprattutto nei suoi rapporti interpersonali.
La concezione dell'animazione come educazione alla parola acquista oggi una rilevanza nuova. Non è più possibile raccontare e testimoniare la propria vita, senza sentirsi profondamente coinvolti non solo nella cultura locale ma nella storia del mondo.
Listanza planetaria è uno dei "segni dei tempi" forse oggi più evidenti: si diffonde la percezione sempre più diffusa che la salvezza di ognuno, (individuo o popolo), è legata indissolubilmente alla salvezza di tutti e cioè dellumanità. Oggi conosciamo meglio i meccanismi dellinterdipendenza, in tutti i settori vitali del vivere comune; impariamo sempre meglio a descrivere le società come sistemi.
Eppure, a questa reale presa di coscienza, non corrisponde poi una pratica (ed un linguaggio) coerente. Infatti il tendenziale individualismo di base esaspera il confronto e la competizione fra gli individui e genera, come reazione alle disillusioni prodotte, nuove forme di etnocentrismo: si scontrano le visioni della vita, si alternano gli schieramenti, si irrigidiscono le contrapposizioni. Facciamo fatica a trovare, in alternativa a quello settario e parziale, un linguaggio cosmopolita con il quale dire quello che accomuna, indicare lUtopia della fratellanza che pure ci appare sempre più necessaria. Il linguaggio settario non sa uscire dalla rigida distinzione noi/ loro ed è ossessionato dalla preoccupazione presentare la propria "storia" come assoluta, dal considerare le proprie pratiche ed i propri interessi come giusti ed irrinunciabili. (Ogni conversazione etnocentrica contiene, di norma, almeno due passaggi: quello che mette in evidenza la differenza tra il proprio gruppo e gli altri, e la dimostrazione della validità esclusiva della propria storia).
Se è vero che quello che noi siamo e pensiamo lo traduciamo sempre in linguaggio, possiamo indicare come "eloquenza sociale " (Pearce) larte di "cogliere insieme" senza sminuire le differenze, la capacità di "parlare come nativi" nei contesti, negli ambienti, nei gruppi più diversi. Si tratta di un arte molto sottile: parole ed azioni significano spesso qualcosa di molto diverso allinterno dei rispettivi mondi di appartenenza, come, daltra parte, argomenti importanti o persuasivi della visione del mondo di una persona, spesso, vengono fraintesi ed impoveriti nell'interpretazione e nella valutazione che altri ne danno.
Ne conseguono alcuni impegni nuovi dell'animazione socioculturale: imparare a creare condizioni di comunicazione cosmopolita negli incontri, nei dibattiti, nei confronti pubblici su argomenti controversi. Agire localmente ma pensare globalmente. Imparare a fare riferimento a tutte le espressioni della "cultura locale" senza però aderirvi totalmente nelle formulazioni incompatibili con la comunicazione cosmopolita.
Le nuove tecnologie della comunicazione arricchiscono oggi, infine, la parola in pubblico di forme inedite. Diventa sempre più necessario sviluppare un approccio comunicativo multimediale, conoscere e avvalersi delle potenzialità dei nuovi linguaggi. Sarebbe, tuttavia, un impoverimento se questo avvenisse a svantaggio della parola. Non si tratta solo di acquisire nuovi linguaggi ma piuttosto di sviluppare una competenza linguistica capace di accordare la parola alle potenzialità della musica, dell'immagine, dell'animazione.
- L'animazione come presenza (Espressione)
In molte esperienze animative si fa riferimento quasi solo alla dimensione emozionale dell'azione; rimane marginale il riferimento al significato, il rapporto con la bellezza e con la verità. L'animazione è anche pratica educativa, in quanto promozione dell'umano: capacità di cogliere nelle persone le grandi domande di senso che attraversano e interpellano la cultura e la ricerca.
Sotto l'influsso sia della mobilità umana e sia della pervasività senza barriere dei nuovi media, i processi delle identità personali tendono a formarsi sempre meno dalle appartenenze dei mondi vitali basate sulla concretezza dei luoghi e sulle interazioni faccia a faccia. Le tecnologie telematiche, i mezzi di trasporto ad alta velocità, i nuovi strumenti di comunicazione, i rapporti diffusi tra persone "assenti", sradicano le relazioni sociali dai contesti locali, consentono sempre più allo "spazio" di separarsi dal "luogo" inteso come località fisica e reale. Lo spazio patrio e familiare si modifica e si diffondono nuove forme di radicamento e di socializzazione. Nel cyberspazio, per esempio, non ci sono persone ma solo messaggi che compaiono su video collegati. Nessuno sa chi ci stia davvero dall'altra parte: le identità possono essere falsificate, negate, confuse. Quello che avviene è la messa in contatto, in tempo reale, di differenze e di eterogeneità con la consapevolezza che il flusso delle informazioni e delle comunicazioni non ha alcun punto centrale e non è sottoposta ad alcuna legge. I frammenti e le differenze vengono condivise in una "universalità senza totalità" (Levy), cioè senza integrazione. Radio e televisione, ma anche la vasta gamma dei cosiddetti "personal media", hanno oggi un ruolo non trascurabile nella produzione e riproduzione della cultura. Ben lontani dall'essere strumenti di pura diffusione di notizie e immagini, sono piuttosto "macchine disseminatrici di significati" , strumenti di produzione culturale. Con il termine di iperrealtà J. Baudrillard ha voluto mettere in evidenza che, come risultato della diffusione della comunicazione elettronica, non si dà più una realtà distinta dalla comunicazione alla quale i programmi televisivi o gli altri prodotti culturali fanno riferimento.
Si impoverisce il radicamento nel territorio, con la sua funzione di dare identità agli individui, di favorirne l'incontro e la relazione, di costituire memoria storica. Anche il territorio conferisce un principio di senso. Il non-luogo (M. Augé) è il territorio ridotto a spazio che ricopre esclusivamente un'identità funzionale, che si limita ad operare un mero inserimento degli individui in sistemi relazionali anonimi e massificati: sono le aree di passaggio, gli spazi riservati ai grandi centri commerciali, agli aeroporti, agli svincoli autostradali, i depositi, le stazioni di servizio,i campi profughi... Sono anche gli spazi dove il tempo acquista un significato particolare o perché deve durare il meno possibile (come il tempo impiegato dagli spostamenti) o perché lo si vorrebbe in qualche modo sospeso (come nei luoghi del divertimento e nei centri commerciali).
La separazione dello spazio dal luogo è un tratto caratteristico della modernità che, in questo modo, favorisce i rapporti tra persone "assenti", nei nuovi contesti della comunicazione, dellinformazione e del consumo, contesti ben distanti dalle relazioni "faccia a faccia".
I non luoghi sono anonimi, non attribuiscono identità e non lasciano traccia; non impongono norme comportamentali e non offrono chiavi significative per interpretare quello che avviene.
Tocca all'animazione socioculturale la ricostruzione dei luoghi intesi come spazi in cui particolari relazioni sono orientate da un'intesa intorno a significati condivisi, alla costruzione di una storia comune, alla creazione di spazi in cui ognuno possa esprimere la propria differenza e, nello stesso tempo, comporla in un disegno collettivo e fraterno.
Le nuove metodologie del lavoro sociale si sono adattate a questi cambiamenti radicali: la bassa soglia è espressione caratteristica di una società dove scompaiono i luoghi.
L'animazione socioculturale non si rassegna: come risposta alla dissoluzione del territorio propone l'azione sociale organizzata e progettuale capace di tradurre in realtà le Utopie perché non si riducano in sterili fantasticherie; come approccio alla complessità culturale punta sulla promozione di un "noi" non inteso solo come fatto relazionale ed emotivo ma condivisione di scopi, di obiettivi fondati su valori comuni, evitando di elaborare proposte emarginanti o selettive; come risposta alla sfida dell'incomunicabilità s'impegna ad offrire esperienze e strumenti di orientamento ad assumere la globalità dei processi di cambiamento, attenti ai più vulnerabili.
- L'animazione come responsabilità (Partecipazione)
L'animazione è possibile solo nel rispetto della pluralità. In questo rivela una condizione umana fondamentale: quella dell' essere-con-gli-altri, uguali e diversi.
Oggi la vita sociale si è fatta più anonima. E sempre più difficile individuare i responsabili di quanto ci capita vivere: si ha limpressione di non avere nessuno a cui rivolgersi, nessuno che risponda. Le città si assomigliano, gli individui diventano più uniformi ed omologati, si dissolvono le tradizioni e vengono meno le radici vitali: avanza la società artificiale ma sembra venir meno luomo reale.
Si forma un tipo di cittadino che sembra soddisfatto di vivere alla giornata, che si percepisce come contingente ("tutto potrebbe essere diverso, ma io quasi nulla posso fare") e sostituibile. In un contesto di disgregazione, fuori di solide reti sociali d'appartenenza, non è possibile crescere, non esistono le condizioni di una vita buona.
L'animazione incontra quotidianamente sul territorio soggetti deboli (giovani, disoccupati, immigrati...) che chiedono accoglienza, che vorrebbero veder riconosciuta realmente la loro cittadinanza, che reclamano giustizia e solidarietà.
Il territorio è anche lambito in cui fioriscono, spesso spontaneamente, infinite forme, più o meno organizzate e riconosciute di generosità, di amicizia, di altruismo. L'animazione, però, se non diventa progetto sociale e se non entra in comunicazione con il sotto sistema politico, rischia di ridurre e relegare valori importanti quali il dialogo, la fiducia e la solidarietà sul piano esclusivamente intersoggettivo, senza un reale confronto critico, senza prospettive di veri cambiamenti.
Laccoglienza delle forme deboli di vita può diventare un tema forte per una società migliore, un appello alla ri-creazione degli ambienti di vita, uno stimolo all'impegno nella società.
I patti educativi territoriali, i reticoli culturali, le sinergie tra gruppi e associazioni sono esempi delle forme di partecipazione che l'animazione può tessere sul territorio.
- L'animazione come dialogo (Condivisione)
L'indifferenza odierna per l'agire politico ha la stessa origine della diffusa insensibilità morale, così come, secondo le analisi di J. Habermas, l'apatia politica è conseguente, a livello collettivo, al venir meno di un senso condiviso della storia e, a livello individuale, al "privatismo familiar-professionale". Il nuovo disordine mondiale, il generale venir meno delle regole, soprattutto nel governo dell'economia, richiedono, invece, al cittadino una nuova capacità di vigilanza e nuove motivazioni alla partecipazione se si vuole evitare che si imponga come sentimento sociale dominante l'incertezza e l'insicurezza.
Ponendosi all'interno del conflitto delle seduzioni, tipiche della società del disimpegno e dellimmagine, anche l'animazione dovrà esibire una propria capacità seduttiva dove l'animatore (recuperando le suggestioni più valide di C. Rogers) si impegna non solo a valorizzare ciò che è nella persona perché lo possa esprimere ma, considerata la scarsa sensibilità sociale di partenza, si impegna ad individuare i percorsi adeguati per fare riscoprire il fascino ed il valore del senso sociale dell'esistenza.
Nella società del benessere, il richiamo del consumo e dei valori acquisitivi si impone sui bisogni e sulle attese, pure avvertite, postmaterialistiche e trasformano gli individui in cercatori di sensazioni, in collezionisti di piaceri. L'agire solidale propone una coraggiosa inversione di tendenza: l'educazione alla socialità per formare un cittadino capace di intendere la società non come accostamento disordinato di uomini e donne, intenti a pensare ognuno a sé, ma come comunità organizzata secondo il valore della solidarietà, che è il solo capace di garantire la sicurezza collettiva insieme al benessere individuale.
In questo lavoro il valore educativo di riferimento è il dialogo, attraverso il quale la persona articola e precisa il proprio mondo valoriale e, al tempo stesso, condivide e arricchisce il quadro dei valori di riferimento.
Lanimazione incontra la persona nel suo essere incompiuta e sollecitata da un inestinguibile bisogno di senso, tesa, nonostante l'ottundimento dei consumi, alla ricerca di ciò che trascende l'orizzonte del bisogno, del benessere, dell'utilità.
Il linguaggio simbolico, al quale spesso ricorre l'animazione, è un grande strumento di mediazione tra l'azione pratica e la domanda di senso in essa contenuta.
Lanimazione avvalora così la proposta e la condivisione di esperienze dense di significato, quali occasioni di trasformazione e cambiamento non solo esteriori ma anche dell'interiorità personale.
In una situazione di "comunicazione generalizzata" (G. Vattimo), non è più immaginabile un'umanità suddivisa in isole culturali isolate e incomunicanti. I fenomeni dei tribalismi e dei localismi anche violenti, che persistono o si esasperano in molti contesti sociali metropolitani, possono essere prevenuti e combattuti solo sul terreno di un'intesa orientata ai valori. Lo stesso dialogo che forma le persone nella capacità di auto-ironia e li rende capaci di profezia e di denuncia, davanti alle imposture e alle false promesse.
Una diretta conseguenza dell'agire orientato ai valori, per l'animazione socioculturale, riguarda la volontà e la capacità di integrare le diverse soglie dell'intervento educativo e che preveda e favorisca il passaggio dalla bassa all'alta soglia, anche attraverso passi intermedi.
Non è necessario che tutti educhino allo stesso modo, con medesime metodologie e obiettivi identici a medio termine; è indispensabile però esplicitare e condividere le finalità ultime sostenersi vicendevolmente.
Appendice
1. Una lettura dei fenomeni di abuso
Da sempre le società si sono rinnovate con l'apporto insostituibile dei giovani.
La giovinezza è l'età in cui le persone maturano una propria visione del mondo e quindi proprie scelte politiche, in cui si sceglie il proprio ruolo professionale e quindi la propria identità sociale, in cui si sceglie il partner con cui iniziare un proprio nucleo familiare. Si tratta delle strutture portanti del vivere collettivo.
La giovinezza, da sempre, è anche l'età non solo delle scelte ma dell'"eroismo": l'arco di età in cui con più coraggio e generosità si è disposti ad investire su quanto si considera degno.
La droga uccide il rinnovamento della società perchè ne mette a tecere i protagonisti.
La droga è la voce soffocata, è la protesta prevenuta e ridotta al nulla.
I giovani sono la risorsa più preziosa e l'investimento più intelligente per il futuro delle società.
La valenza potenzialmente esplosiva delle droghe è stata neutralizzata mediante la sua privatizzazione: la preoccupazione esclusivamente per i destini individuali e per il deterioramento delle relazioni microsociali.
La condizione giovanile è diventata fragile per motivi strutturali e le droghe si sono inserite come risposta di evasione, di compensazione, quasi a sostituisce il mondo vitale necessario per la costruzione dell'identità e della personalità.
Le droghe infatti costituiscono una risposta immediata e "facile" alle situazioni più disparate, nell'euforia e nella depressione, nei momenti di riuscita e nell'insuccesso. Permettono di provare (non importa se momentaneamente) il medesimo tipo di piacere che deriva da un buon rapporto interpersonale coinvolgente, da una identità personale raggiunta, dal sentirsi inseriti in un contesto accogliente.
Le tossicomanie rappresentano un meccanismo di contestazione e di fuga dalla realtà e richiedono una incisiva progettualità sociale. Sono un esempio dello svilupparsi di tendenze al nichilismo e alla dissoluzione, ma sono anche il magma entro cui può svilupparsi un nuovo modo di volere lo sviluppo e il futuro. Molto dipenderà da come si affronteranno i problemi di incomunicabilità, di inutilizzazione, di deresponsabilizzazione: una generazione che ha ricevuto più di ogni altra è tentata di adagiarsi (e di essere lasciata adagiata) sui risultati ottenuti, mortificando il gusto di realizzare nuovi obiettivi, di soddisfare nuovi bisogni e valori.
Per questo l'analisi e lo studio delle forme di abuso e di dipendenza acquistano un valore fondamentale per una comprensione adeguata della condizione giovanile contemporanea.