Al Territorio ci occupiamo di pre-adolescenti, di adolescenti, dei loro insegnanti, e anche dei loro genitori.

Ce ne occupiamo in particolare al PuntoLuce, che è la parte dei servizi per il Territorio che, per la Cooperativa Terra Mia, progetta e realizza interventi di promozione alla salute in diversi ambiti: sostanze psicoattive e rischio legato all’uso, dipendenze comportamentali, uso delle nuove tecnologie.

Ma al PuntoLuce offriamo anche sostegno, laddove non sia più possibile parlare di prevenzione, perché già esiste un problema, una criticità, uno stallo evolutivo. Li, il PuntoLuce è attivo con sportelli di ascolto in diverse scuole superiori e si incarna nell’orecchio attento e sensibile della nostra terapeuta che da molti anni ormai raccoglie vissuti ed emozioni degli adolescenti che chiedono il suo aiuto.

Al PuntoLuce entriamo nelle realtà più difficili e marginali del mondo scolastico attraverso la musica pensata, composta, e cantata dai ragazzi a rischio dispersione e dai loro formidabili insegnanti.

Al PuntoLuce spesso accendiamo una luce per insegnanti e genitori che brancolano nel buio di temi scomodi, argomenti dai quali si sentono estranei, sono lontani dai propri figli o allievi adolescenti, organizzando momenti di formazione e condivisione. Cerchiamo di esplorare con loro questi mondi nuovi, un po’ da turisti curiosi, ma soprattutto adulti pensabili preoccupati del benessere dei ragazzi.

I luoghi in cui operiamo sono le scuole: aule, corridoi, saloni con i loro rumorosi abitanti. Le scuole medie e le superiori, due stelle così diverse sotto lo stesso cielo.

C’è poco altro da aggiungere: siamo stati i primi ad essere colpiti dalla grave crisi sanitaria perché fino al giorno precedente il lockdown eravamo tra i banchi anche noi del PuntoLuce, nelle aule, nei corridoi. La pandemia ci ha fermati insieme, improvvisamente la luce si spenta. Niente ragazzi, niente insegnanti, niente genitori, niente lavoro.

Un mese, il primo, di totale arresto: tutto bloccato dalle incertezze, dalle ansie, dall’atmosfera di greve preoccupazione che aleggiava sulle teste di tutti.

Preoccupazioni personali, familiari, ma anche collettive, perché mai come in quelle terribili settimane abbiamo percepito come individui e come professionisti, di essere parte fondamentale di un tutto che doveva necessariamente respirare, pensare e camminare nella medesima direzione.

Il nostro pensiero, in quelle giornate, era spesso rivolto ai “nostri” ragazzi, alle loro famiglie, e ai loro insegnanti, ed era un pensiero carico di interrogativi senza risposta.

Poi, lentamente ma con crescente determinazione, gli operatori del PuntoLuce hanno cominciato a ritrovarsi, sperimentando con ostinata volontà le nuove piattaforme utilizzate per la didattica online.

La sensazione era che queste fossero l’unico sentiero percorribile per avvicinarsi nuovamente ai ragazzi e riannodare i fili interrotti.

Le varie equipe di lavoro hanno iniziato a usare Meet e Zoom per riprogettare tutto quanto era ri-progettabile, hanno preso in mano ogni singolo ambito: sostegno psicologico, gioco d’azzardo, salute digitale, alcol e sostanze e hanno limato, convertito e modificato gli strumenti di lavoro fino ad ottenere una formula totalmente digitalizzata e realizzabile online. Tutto questo rimanendo sempre ancorati alla nostra missione di clinici, con la bussola saldamente orientata alle relazioni, alle emozioni, ai vissuti dei nostri interlocutori.

Abbiamo riallacciato i contatti interrotti con alcune classi di scuola media, e con diversi gruppi di Peer Educators, riuscendo a portare a termine i progetti lasciati in sospeso: è stato emozionante rivedere i ragazzi, entrare con l’occhio della webcam nelle loro camerette, nelle loro cucine, e ascoltare quello che avevano da raccontarci su questo straordinario momento storico.

Abbiamo incontrato gruppi di genitori: affamati di dialogo, bisognosi di confronto e sostegno in un periodo dominato dalla paura, dall’incertezza e da caotiche novità come la didattica online. Più che risposte, abbiamo offerto loro una cornice di ascolto e contenimento dell’ansia, assai apprezzato.

Abbiamo riunito insegnanti stanchissimi e spaesati, che mai come in questo momento hanno espresso a viva voce un affetto tanto tenace verso i propri studenti. Forse si sono sentiti affratellati e uniti dalla stessa sorte, tutti nella stessa barca in balia delle onde.

Abbiamo riattivato i nostri sportelli di ascolto: è cambiata la cornice, è cambiato lo strumento, ma l’orecchio attento e sensibile ha continuato ad offrire alle parole dei ragazzi un momento sicuro e familiare per esprimersi, per trovare sostegno e accoglienza. Tutti coloro che lo hanno richiesto, hanno avuto lo spazio desiderato.

Insomma questa grave pandemia ha catapultato il futuro nel nostro presente, ci ha costretti a reinventare il nostro lavoro: stessa attenzione all’Altro, stessa sensibilità, stessi principi ispiratori, ma esercitati con strumenti completamente nuovi, con un potenziale e forse anche con dei limiti ancora inesplorati.

Vedremo che cosa ci riserverà il futuro, noi intanto, nella speranza di tornare alla caotica vivacità delle aule, ci siamo attrezzati!

Sara Vengust, psicologa e psicoterapeuta

Elisa Russello, psicologa e psicoterapeuta

Progetti per la prevenzione e la promozione del ben_essere
Cooperativa Terra Mia Onlus