CURA

Simondon insegnava che l’animale è meglio attrezzato per vivere che per pensare, l’uomo per pensare che per vivere. I problemi dell’umanità si affrontano innanzi tutto con il pensiero. I concetti di una buona teoria aiutano a svelare il significato degli accadimenti che si succedono nell’esperienza clinica del quotidiano, e perciò costituiscono la prima espressione dell’holding. Nell’attuale grave crisi educativa, nella crescita e nell’acuirsi delle patologie mentali ci sentiamo impreparati, disarmati. È urgente ricostruire l’arsenale concettuale. La cura dell’infanzia e dell’adolescenza, il contrasto all’abbandono, la sperimentazioni di nuove economie in condizione di svantaggio sociale, diventano la prima preoccupazione. Disegnare percorsi, sperimentare idee, vagliare criticare risultati è l’unica strada per salvare giovani vite, ridare speranza a esistenze fallite, accompagnare a portare il dolore ma anche guadagnare una nuova salute collettiva, contribuire alla costruzione di politiche più eque, che sia in grado di dare valore ai legami, consistenza agli affetti, attribuire significati alla vita.

La cura terapeutica e l’accompagnamento educativo comportano la ricerca, difficile e condivisa, di risposte a domande nuove, a sfide inedite. Oggi è necessario produrre nuovi concetti e sperimentare nuove pratiche. Una comunità terapeutica non è solo un luogo di vita ma anche un’officina di creazioni terapeutiche, un laboratorio di invenzioni sociali, un’istituzione di cittadinanza attiva, un’impresa economica, un movimento di “utenza critica”. Questa fatica, per non perdere la sua carica, ha bisogno di una critica costante, di una messa in opera continua del pensiero.

L’interesse per la vita, per la nuda vita, comporta inoltre la condizione che venga a ridursi sempre di più la distanza tra pratica terapeutica e stile di vita buona, tra impresa privata e azione pubblica. Insieme al lavoro clinico si deve sviluppare anche un “trattamento aspecifico”, un intervento di cura talmente ampio da assomigliare alla vita, perché  riporta senza sosta ai significati più profondi e autentici della vita delle persone.

Il percorso proposto dall’ASG è stato costruito e sperimentato da più di trent’anni ed è nato come impresa agricola giovanile. Pur passando tra fasi alterne non ha mai abbandonato il lavoro della terra, fonte di vita e di saggezza. In questo testo non voglio solo ma illustrare in dettaglio come l’attività agricola quotidiana costituisca l’ambiente vitale ideale per il lavoro clinico.

Più precisamente vorrei mostrare come la terra e il cibo possano costituire il contesto della cura e come la pratica clinica diventi il saggio contesto della nuova agricoltura.

Si tratta dunque di uno scambio di doni: della mente e della natura, del pensiero e della braccia, della cura e dell’azione, dell’anima e del corpo.

Veniamo dalla terra, siamo fatto di terra, ci nutriamo dalla terra.

Il corpo e l’anima si ammalano quando lo dimenticano o lo trascurano.