5x1000 e CROWDFUNDING

LABORATORIO AGRO ALIMENTARE

Apertura di un Nuovo e Ampio locale artigianale a Dogliani

UVA SENZA SEMI

Progettazione di un vigneto per uva da tavola a Santo Stefano Roero

180 ALVEARI

Costruzione Artigianale di 180 Arnie nelle colline torinesi e albesi

All’agricoltura sociale sono attribuite anche funzioni di guarigione. La terra può guarire. Può promuovere azioni terapeutiche, rafforzare le reti di protezione sociale, diversificare gli strumenti e i percorsi per l’inclusione e l’organizzazione dei servizi.

La nuova legge prevede che il contatto con piante e animali, insieme ai progetti per l’educazione ambientale e alimentare, possa affiancare e supportare le terapie mediche, psicologiche e riabilitative. Insieme a migliori condizioni di salute possono essere incrementate anche le funzioni sociali, emotive e cognitive delle persone.


A ispirare e guidare nuove pratiche terapeutiche e nuovi percorsi educativi non sono utopie romantiche o ingenui ideali salutisti. Sono invece solide teorie che hanno già provocato importanti conquistein campo psichiatrico e psicoterapeutico. L’analisi esistenziale di L. Binswanger, la teoria della psicosi di H. Maldiney, l’ecologia della mente di G. Bateson, l’estetica del cambiamento di B. P. Keeney sono esempi profetici e incoraggianti.

Nella cose (dunque nella natura) c’è una mente, dimora un’intelligenza. La mentalità tecnocratica pensa che le cose siano ottuse e conti solo l’intenzionalità umana.


Considerare la terra come setting terapeutico sfida questo presupposto. Sentirsi bene nel contatto con la vita della terra, provare serenità e benessere nell’habitat naturale, collaborare alla riproduzione della vita nella pluralità inesauribile delle sue forme si accompagna con la sensazione di un’immediata percezione di qualcosa che ci guida a decifrare il nostro essere al mondo. Sono le cose che lo comunicano, fino a produrre in noi una fascinazione, un incantamento.

La mente (l’intelligenza) della natura si comunica attraverso l’esperienza sensibile (la qualità) che mai potrà essere ridotta a pura sensorialità (la quantità). La sensibilità umana, causa ed effetto della guarigione, è l’organo recettore dell’intelligenza delle cose.


Questa relazione ci mette in grado di ricevere dalle cose un senso: un’estetica, una significazione, un incantamento, una traccia di luce.

Nell’agricura® presentata agli utenti in percorso nel testo “Cantare la terra” (Effatà 2015) e illustrata nel volume terra, cibo, vita (Mimesis 2018) e nel sito www.agricura.cloud, gli obiettivi terapeutici (la rielaborazione delle forme dell’angoscia, il lavoro sulla compulsività e la dipendenza, il trattamento delle figure genitoriali), la quotidianità relazionale (l’interiorità emozionale, la relazione affettiva, la sessualità e il piacere), il percorso dell’autonomia (la focalizzazione dello stile di vita, la gestione delle regole e il rapporto con la legge, l’assunzione di responsabilità) sono quotidianamente affrontati non solo nelle sedute o nelle terapie di gruppo ma anche negli atelier agricoli. Un’applicazione informatica guida l’operatore a intrecciare gli obiettivi mensili del PEI (Progetto Educativo individualizzato) con le possibili mansioni agricole stagionali (potatura, semina, trapianto, raccolta, cura della fertilità e della biodiversità …).

L’orientamento terapeutico che si sviluppa dai concetti di metafora, descrizione doppia, sacramento, grazia di G. Bateson e della sua scuola aiuta il terapeuta e l’utente a ritrovare l’indissolubile unità tra mente, braccia e cuore che produce la gratificazione, costruisce il legame, favorisce la cura del dolore. L’attività agricola, infatti, è essenzialmente un lavoro di cura: nei suoi diversi tempi la lotta alle patologie, la conoscenza del terreno, la programmazione e la vendita sollecitano le capacità cognitive, attivano il piacere, costruiscono la rete sociale.

L’intervento riabilitativo diventa così un processo “liberatorio”, suscita protagonismo e partecipazione, dà parola e intesse relazioni. L’obiettivo dell’intervento terapeutico, infatti, non consiste solo nel fermare l’abuso delle sostanze o rendere sopportabile il dolore, ma particolarmente nel creare le condizioni del “piacere di vivere” che è attività (“vitalità” di vita quotidiana) contrapposta alla passività delle dipendenze e delle patologie.

La sinergia dell’intervento clinico, della pratica educativa e della qualità umana dello stile di vita consiste dimostra l’efficacia del lavoro di cura: l’assunzione etica del desiderio che diventa capace di realizzazioni creative.

luoghi di accoglienza e di cura del dolore mentale possono così diventare laboratori sociali, avamposti della ricerca di nuovi percorsi di civiltà e di salute collettiva, e dunque politica, fondati sulle relazioni, sugli affetti, sulla condivisione di ciò che non ha prezzo e che non può essere oggetto di consumo.

A volte siamo portati a proiettare nei più fragili e vulnerabili i fantasmi delle inquietudini sociali e vogliamo ad ogni costo trovare sintomi di disagio e di patologia, fino a immaginare il mondo trasformato in un’immensa clinica dove a ogni difficoltà e problema sono pronte terapie e farmaci. Questa grande clinica non è necessaria. Esistono certo anche sofferenze cliniche ma la soluzione da ricercare sta altrove, nell’operazione inversa: trasformare la clinica in società, dove non esistono solo obiettivi individuali ma anche collettivi e dove il benessere si chiama qualità della vita.
Anche l’agricoltura sociale può partecipare a questo nuovo laboratorio della salute.