CITTADINANZA

Un’impresa sociale non è solo un luogo di accoglienza ma anche un laboratorio di invenzioni sociali, un’istituzione di cittadinanza attiva.

L’energia vitale (la libido), la personificazione (l’autonomia), l’azione sociale (l’esercizio della cittadinanza) formano un’inseparabile unità. È possibile intende questa sinergia anche come unità di corpo, mente e legami tre realtà ugualmente importanti nella presa in carico del dolore mentale. D’altra parte anche la biologia e la medicina oggi riconoscono, sempre più, che non esiste malattia fisica che non abbia origini sociali, cause e conseguenze spirituali, così come ogni processo sociale e spirituale ha i suoi presupposti e i suoi rimandi fisici. Si parla sempre più del carattere psicosomatico di tutti i fenomeni vitali, della malattia e del benessere. “Pur riconoscendo alla medicina moderna indubbi successi nella diagnostica e nella terapia, bisogna constatare che alla sua base sta la rinuncia alla metafisica e alla religione. Ciò produce un vuoto, non delimitato dalla tecnica, che può ricevere spiegazioni irrazionali. L’incapacità di accettare la malattia, la sofferenza e la morte porta a ricercare mezzi miracolosi, al di fuori della medicina ufficiale (…) La malattia non è solo una manifestazione fisica, psichica e sociale, ma anche spirituale” (D. von Engelhardt)

L’azione  non ha quindi solo un valore concreto. Anzi, il suo valore è innanzitutto simbolico:  simbolo e azione si rimandano a vicenda:  senza azione non c’è alcuna comunicazione sociale e prima di dover essere compresa è l’azione  stessa che apre alla comprensione. L’azione è importante non solo per quanto potrà produrre ma più ancora per il processo formativo e simbolico che l’agire è in grado di suscitare

Il primo valore dell’azione consiste nel mettere in relazione gli uomini tra di loro, senza la mediazione schiavizzante degli oggetti e dei consumi. L’azione è possibile  solo nel rispetto della pluralità. In questo rivela una condizione umana fondamentale:  quella dell’ essere-con-gli-altri uguali e diversi.  “Con la parola e l’agire ci inseriamo nel mondo umano  e questo inserimento è come una seconda nascita” (H. Arendt) L’azione è anonima (gli

Anche nell’anonimato ( quindi senza arroganza), l’azione consente il rivelarsi dell’identità dell’attore. L’agire mostra la straordinaria facoltà di rivelare il “chi” dell’agente proprio perchè questi si espone alla presenza e allo sguardo degli altri senza dipendere necessariamente da un loro riconoscimento preliminare. L’identità manifesta nell’agire non è una affermazione del soggetto o della coscienza ma un evento che ha luogo tra gli altri.

L’ azione non si riduce a produrre dei mutamenti esteriori (= fare) ma elabora  con gli altri delle soluzioni sulle cose comuni: fa discutere, cerca di  persuadere, immerge nella parola che è il “modo specificatamente umano  di rispondere, ribattere e reagire  a tutto ciò che accade o si fa”. Parlare di sè, raccontare la propria storia permette di  sopportare anche il peso delle sconfitte , aiuta  a recuperare fiducia e stima: “Una vita senza discorso e senza azione (…) è letteralmente morta per il mondo; ha cessato di essere una vita umana perchè non è più vissuta tra gli uomini” (H. Arendt)