Sperimentazione Comunità di Accoglienza Residenziale
Breve sintesi del progetto e descrizione del personale impiegato.
TARGET
La sperimentazione della comunità residenziale e centro semiresidenziale Casa Shalom accoglie giovani ed adulti provenienti da percorsi riabilitivi o inviati dai Ser.T., con la caratteristica di non essere ancora in grado di un’autonomia totale, nonostante sforzi e tentativi ripetuti e di avere bisogno di un periodo di accoglienza attenta e premurosa e, al tempo stesso, di nuovi strumenti ed occasioni per riprendere
L’obiettivo fondamentale di Casa Shalom consiste quindi nel prevenire o ridurre i rischi di marginalità sociale, in previsione del raggiungimento, nel periodo medio o lungo dell’autonomia personale, sempre però inseriti in una rete amicale e territoriale la cui costruzione costituisce una delle prime preoccupazioni della proposta comunitaria.
Più specificatamente la comunità accoglie persone:
- con comorbilità;
- con problemi di giustizia;
- stranieri, migranti
- giovani consumatori di nuove sostanze psicotrope.
Nell’ottica sinergica e non competitiva del “sistema integrato dei servizi pubblici e privati”, previsto e caldeggiato nel PSSR 2007-2010, il progetto sperimentale è concordato e verificato costantemente con le ASL regionali.
STORIA E FINALITA’
La necessità di attivare e sperimentare questo nuovo servizio è emersa nel contatto quotidiano del lavoro di strada (particolarmente nel progetto After 2007-2008) con tossicodipendenti attivi, molti dei quali avevano tentato o concluso percorsi riabilitativi, rivelativi insufficienti. La riflessione dell’equipe degli operatori evidenziava come la scelta più giusta e dignitosa cui possa mirare l’accompagnamento a bassa soglia, consista nel cercare con i tossicomani, in condizione di marginalità, non solo obiettivi di sopravvivenza e di riduzione del danno, ma anche progetti di riscatto e percorsi di autonomia, anche se in condizioni problematiche e dall’esito incerto.
Si mostrava così la necessità di tentare percorsi nuovi e sperimentali, rivolti a persone non ancora in grado di una reale autonomia, nonostante I ripetuti tentativi, per oggettive condizioni di svantaggio o di patologia.
L’accoglienza di Casa Shalom intende quindi curare in particolar modo la qualità della vita di persone svantaggiate, favorendo un ambiente vitale di affetti e di legami come prima condizione del recupero del senso della propria stima e dignità.
La persona che si sente accolta inizia immediatamente a cambiare la percezione di sé, con conseguenze positive sul senso di autostima e il sentimento dell’autoefficacia, condizioni che sono alla base di qualunque percorso di cambiamento. La scelta strategica e prioritaria nella lotta alle droghe comporta, infatti, un doppio movimento, divergente ma complementare: da una parte individuare e sperimentare strategie operative capaci di abbassare la soglia dell'accoglienza e dell'aggancio terapeutico di chi vorrebbe smettere, ma non riesce oppure ricade, dall'altra non rinunciare a perseguire l'obiettivo impegnativo della riduzione della cronicità, promuovendo e rinforzando l'intenzionalità e la volontà di "smettere". Non è mai giusto che le persone siano abbandonate al loro destino, siano considerate irrecuperabili e come tali trattate, connotate, relegate in luoghi di abbandono.
OBIETTIVI
Ogni persona è portatrice di un diritto alla
"normalità", alla stima sociale e non solo alle forme immediate dell’aiuto.
Nella relazione d’aiuto, con l’obiettivo dell’autonomia,on bisogna fermarsi all’elenco dei fattori di disagio, occorre preferire l’inventario delle capacità ed attitudini: avviare risorse e competenze, accrescere la capacità di utilizzare la qualità positive e quanto il contesto offre, a livello materiale e simbolico, per agire sulle situazioni personali, familiari e modificarle.
L’approccio centrato sulle risorse, che mira a
ricostruire le base dell’autostima, in genere dissolte a motivo dei vissuti
fallimentari e dello stigma sociale, richiede naturalmente un accompagnamento
individualizzato. Ogni ospite della comunità avrà quindi un proprio percorso
personalizzato negli obiettivi da raggiungere, nei tempi di percorrenza, nelle
attività quotidiane.
La metodologia del mentoring appare la più
appropriata nello svolgimento dei Progetti Educativi Individualizzati.
L’approccio centrato sulle risorse comprende tre
tipologie d’intervento fondamentali,
agency, advocacy, empowerment, le
quali costituiscono i punti cardini del Progetto Educativo Individuale (PEI) che
l’equipe di Casa Shalom concorda mensilmente con ogni singolo ospite.
Agency
“Agency" è lo sviluppo dell’abilità di dar forma ad obiettivi, impegni, valori
importanti in vista dell’autonomia, promuovendo fini validi in sé,
indipendentemente dall’eventuale stato di
benessere procurato ("well-being"). L’area in cui Casa Shalom applica la
metodologia dell’Agency riguarda la qualità della vita, con particolare
riferimento alla salute e alla problematiche psicologiche.
(cfr. Emanuela Chiodo, Agency ed empowerment nella tutela
della salute: le associazioni di malati nel sistema di welfare locale, Tendenze
nuove 1, gennaio-febbraio 2008).
La presenza operativa nell’equipe, come responsabile, di un infermiere professionale con formazione direzionale, assicurerà a questa prima dimensione dell’approccio centrato sulle risorse, un particolare rilievo.
Advocacy
Si può sintetizzare l’advocacy come un processo continuo che prevede l’analisi di una problematica considerata nel suo contesto, l’individuazione della strategia, la mobilitazione e l’allocazione delle risorse, l’azione da intraprendere e la valutazione dei risultato.
Lo star bene di una persona molto dipende dalla sua “competenza”, dai suoi modi di fare e di essere nell’affrontare la vita. L’aiuto offerto alla persona nel valutare le sue capacità è una condizione essenziale che permette di compiere il passaggio dagli obiettivi individuati alla loro realizzazione, costruendo un percorso individualizzato che permetta ad ogni ospite di considerare le proprie caratteristiche (il bilancio delle competenze, l’elenco delle capacità, la storia affettiva, l’eventuale percorso lavorativo, la storia familiare, la rete sociale…), insieme alle caratteristiche personali, ambientali, istituzionali pertinenti, che poi regolano la traduzione delle risorse in capacità di conseguire i propri scopi.
La metodologia dell’advocacy, affidata alla professionalità dell’educatore e dello psicologo, riguarderà cinque ambiti:
- le attitudini e le competenze (in generale) (area affidata all’educatore)
- la rete relazionale (area affidata allo psicologo)
- la storia affettiva (area affidata allo psicologo)
- l’approccio al lavoro (area affidata all’educatore)
- l’orientamento alle risorse della città (Torino) e del territorio (area affidata all’educatore)
Considerando che la maggior parte dell’utenza che approda in comunità non ha avuto
un’esperienza lavorativa regolare per evidenti difficoltà, e volendo superare
l’ottica assistenzialista e rassegnata, la preparazione e l’accompagnamento
all’esperienza lavorativa saranno una preoccupazione costante dell’azione di
advocacy.
La giornata in comunità sarà attiva per trasmettere la cultura del lavoro
attraverso la gestione quotidiana delle attività che la casa propone, in modo da
stimolare ad una riflessione e una presa di coscienza del valore e del
significato dell’esperienza lavorativa, individuando le condizioni che
permettono di fare del lavoro un’esperienza positiva e anche gratificante.
Casa Shalom è direttamente collegata allo “sportello lavoro” di Terra Mia per
la ricerca e l’accompagnamento al lavoro
(e anche per la ricerca casa, le occasioni per il tempo libero e le
opportunità culturali e a Mediavia (servizio
per la formazione preprofessionale e
professionale che Terra Mia
gestisce all’interno di un consorzio un enti accreditati per la formazione
professionale).
Sportello lavoro e Mediavia hanno sede in Grugliasco, Cso Allamano 114.
Empowerment
La strategia dell’empowerment mira all’incremento delle competenze attive degli ospiti nella loro socializzazione: la costruzione di una rete sociale stabile e diffusa.
Questo approccio, essenziale per il riscatto da condizioni di marginalità e i stigma sociale, si orienta fondamentalmente nella programmazione e nella gestione, per ogni ospite della casa, dei week end.
Con il proprio operatore di riferimento ogni ospite delle casa stabilisce le opportunità di socializzazione per il fine settimana dedicato quindi prevalentemente ad attività fuori della comunità. Potranno essere servizi (di volontariato), attività sportive, opportunità culturali, scelte tra quante sono realizzate da Terra Mia o da altri Enti. Contigua a Casa Shalom esiste anche un Centro per la Famiglia (gestito dall’ass. Solidarietà Giovanile e da Terra Mia) con un programma di incontri e proposte formative ed aggregative che contribuiranno all’ulteriore arricchimento delle opportunità offerte.
Le varie attività svolte dalla Cooperativa (il lavoro di strada, il centro diurno per adolescenti, le serate di animazione, i corsi di animazione, i laboratori teatrali e informatici…) offrono, inoltre, alle ospiti interessanti possibilità di sperimentarsi nella socializzazione e sane occasioni di formazione.
Il PEI indica mensilmente in modo dettagliato il programma di empowerment di ogni ospite, verificato settimanalmente dall’operatore di riferimento.
ATTIVITA’
L'organizzazione giornaliera di Casa Shalom, per chi durante il giorno non ha attività lavorative o programmate fuori comunità è la seguente:
ore 07 inizio giornata – igiene personale - pulizia camere.
ore 07.30 colazione
ore 08.00 attività previste dal PEI
ore 12.00 pranzo - attività ricreativa
ore 14.00 attività previste dal PEI
ore 17.30 attività individuali varie
ore 18.00 colloqui, attività terapeutica individuali e di gruppo
ore 19.30 cena
ore 21.00 attività ricreative, tempo insieme
ore 22.00 breve verifica in gruppo e chiusura della giornata
Sono previsti dei momenti di gruppo di auto-aiuto con la presenza dell’educatore o dello psicologo.
GLI OPERATORI IN ÈQUIPE
Il gruppo degli operatori è formato, a turni o per presenza programmata, dalle seguenti figure professionali:
- un Responsabile
- uno psicoterapeuta
- una educatrice professionale
- una pedagogista
- gruppo di volontari
L'èquipe si avvale della consulenza stabile di un supervisore psicoterapeuta.
Sono previsti dei gruppi di attività attivati in base ai percorsi individualizzati.
Si accede alla comunità attraverso il servizio accoglienza di Terra Mia.
In ogni caso chi si presenterà di persona, senza preavviso, verrà sempre accolto ed ascoltato.