AREA MINORI

Il progetto della Cooperativa Terra Mia che si rivolge al disagio psicologico e psichiatrico dei minori nasce e si sviluppa nell’ambito del lavoro di comunità, dell’educativa territoriale, del lavoro di prevenzione e formazione nelle scuole.

La necessità ormai sempre più chiara di una progettualità integrata di risorse tese a sviluppare connessioni tra i diversi servizi, tra le varie fasi di percorso e tra momenti evolutivi differenti (l’infanzia, la pre-adolescenza, l’adolescenza) ha stimolato nella Cooperativa l’avvio di un percorso terapeutico specifico rivolto ai minori che attualmente comprende 2 comunità residenziali, un centro semiresidenziale, un centro clinico. Nel lavoro di questi anni si sono evidenziate man mano le criticità dei differenti tratti patologici e le specificità dei singoli ragazzi che hanno richiesto approfondimenti e aggiustamenti della metodologia d’ intervento, in un’ ottica di evoluzione e di stabilizzazione. In particolare è emersa come indispensabile la buona interazione della dimensione clinica ed educativa delle comunità e delle sue equipe di lavoro per poter innescare e mantenere il processo di cura. Sono emerse inoltre differenze e peculiarità per quello che riguarda l’età dei minori giunti in contatto con la Cooperativa. Nello specifico si è inoltre riconosciuta l’ evidenza di un abbassamento dell’ età nell’ insorgenza di disturbi e disagi evidenti: condotte impulsive e dirompenti, aspetti depressivi e di ansia, sintomi post traumatici, crisi psicotiche, fobie scolastiche. Si osserva inoltre una comorbidità tra self cutting, anomalie del comportamento alimentare in particolare in senso restrittivo, associati a fenomeni di nuove dipendenze plurime.

Il modello di rete, al quale la Cooperativa Terra Mia fa riferimento, è un modello strategico orientato alla cultura dell’integrazione e alla cura delle connessioni. Per integrazione intendiamo il tentativo di rispondere in modo globale e non riduttivo alle varie dimensioni del bisogno delle persone e per connessione il coordinamento tra le varie risorse ed agenzie (formali o meno) mobilitate.

La presa in carico di minori non deve operare riduzioni di complessità: ogni progetto accetta di definirsi come punto di una rete per costituire insieme ad altre risorse e proposte un’unica ‘catena’.

Un’azione incisiva ed una risposta adeguata alle sfide dell’ età evolutiva deve inoltre valorizzare e collegare le reti informali della comunità locale per poter usufruire, nel modo più completo, delle risorse spesso sconosciute ed inespresse.

Il modello a cui si fa riferimento nell’ approccio al disagio mentale di bambini e pre-adolescenti è quello biopsicosociale secondo cui esistono fattori multipli interagenti che, in ogni fase della maturazione possono creare pattern di funzionamento sani o compromessi. Dunque, nonostante la possibilità e spesso la necessità di una diagnosi (vedi anche quanto ridefinito nella nuova edizione del DSM 5 per quello che riguarda i disturbi dello spettro dell’ autismo, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività, i disturbi depressivi, il disturbo specifico dell’ apprendimento), bisogna considerare che i bambini si sviluppano e cambiano rapidamente e le qualità che caratterizzano il loro funzionamento mentale, la loro personalità, i loro pattern sintomatici e le loro esperienze interne, dipende molto dal contesto evolutivo e uno specifico disturbo infantile non costituisce necessariamente un precursore di un disturbo adulto. E’ necessario dunque prendere in considerazione:

– il livello di sviluppo del funzionamento emotivo, sociale ed intellettuale;

– le differenze di elaborazione individuali biologicamente fondate;

– le relazioni familiari o con i care givers e altri pattern relazionali.

Le esperienze infantili e di tutto il ciclo evolutivo possono essere comprese solo all’ interno di un contesto biopsicosociale (incluse le dimensioni culturali, sociali e familiari in cui i bambini e gli adolescenti organizzano il proprio mondo)  che è critico per il loro adattamento alle sfide della vita. E’ evidente ormai la necessità di una prospettiva meno rigidamente categoriale e life-span, anche alla luce delle nuove osservazioni in termini di disturbi emergenti e comorbidità.

In questa prospettiva la globalità dei progetti e gli interventi degli educatori e dei terapeuti, la valenza della diagnosi ed anche della terapia farmacologica possono acquisire un significato simbolico omogeneo di comunicazione empatica, rassicurante, riflessiva, contenitiva, di stimolo delle risorse personali a seconda dei bisogni e dei momenti.  Le varie proposte (residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali, i laboratori) sono collegati tra loro e si richiamano sinergicamente; anche dal punto di vista teorico è possibile utilizzare una rete di modelli con tecniche e strategie propri.

Sulla base di un modello biopsicosociale, i riferimenti teorici, oltre all’ approccio di base della Cooperativa che è di matrice sistemica, sono dunque molteplici:

  • la psicologia dell’ età evolutiva;

  • l’impronta psicodinamica e la psicologia del sé;

  • la teoria dell’ attaccamento;

  • l’impronta sistemica per quanto riguarda l’influenza sui comportamenti da parte della comunicazione e la complessità della posizione del minore nella sua famiglia;

  • la cultura di comunità e l’ esperienza educativa;

  • la psicofarmacologia;

 

Mulino Piccolo

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Comunità Terapeutica per Minori

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Comunità Riabilitativa Psicosociale per Minori