Agricoltura
Multifunzionale

30

AUGUST, 2016

Agricoltura
Sociale
Biologica

Un contributo innovativo importante può venire dai percorsi di cura e del dolore mentale (in senso ampio) attraverso la terra.

La nuova legge sull’agricoltura sociale incoraggia attività pedagogiche ed educative per l’educazione ambientale e alimentare, e considera il lavoro della terra una risorsa terapeutica anche in condizioni di disagio psichico, fisico e sociale.

La Cura della Terra

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Il lavoro agricolo è sempre più complesso. Per resistere sul mercato e sopravvivere l’impresa si deve costantemente aggiornare; per assicurare un reddito sufficiente deve aggiungere attività collaterali.
L’agricoltura diventa multifunzionale. Si aprono attività nuove, si sperimentano idee audaci, si arricchisce di nuove opportunità umane e solidaristiche.

Con la terra si sta bene

Il benessere psicofisico è un primo importante obiettivo di salute e di cura. Una società è civile se cerca di garantirlo a tutti e si propone in particolare  di assicurarlo a chi vive condizioni di svantaggio o di emarginazione.
Nella nostra epoca il valore della salute e l’incanto della natura sono temi efficaci per educare alla cura della vita.
Il senso del bello è un potente rimedio alla materialità insipiente del consumismo e denunciare gli errori dell’uso insensato della tecnologia. La bellezza non ha in sé alcun fine; ha valore per sé.
Costituisce quindi uno stimolo potente ed efficace per superare il predominio dell’utile e del calcolabile. Il sentirsi bene, a contatto con la vita della natura, è la prima esperienza emotiva che aiuta la persona in trattamento a lasciar emergere una nuova percezione di sé, ad aprire spiragli di speranza e a dare valore a una quotidianità spesso pesante e vuota.
Può instaurarsi così una circolarità virtuosa tra la percezione gradevole del corpo e la motivazione alla guarigione.

Il contatto con la terra attiva anche una reale modificazione dello stile di vita delle persone: alle esperienze di vuoto, di degrado e a volte anche di disperazione, subentra la rassicurante emozione di stare bene con se stessi e con gli altri. Alla depressione e al disagio del sentirsi inattivi e inutili, si sostituisce l’attivazione dei molteplici canali della comunicazione verbale e non verbale.
Attraverso l’agricoltura, il percorso di cura può arricchirsi di nuovi strumenti che inglobano la quotidianità. La presa in carico e l’accompagnamento terapeutico si aprono, così, a una nuova attenzione al mondo, cioè a quel sistema più ampio che comprende quello personale, familiare, comunitario e ridefinisce così anche i problemi e i vissuti.
Noi siamo abituati a pensare l’individuo separato da ciò che lo circonda. Va invece curata la reintegrazione anche dell’ambiente naturale nella consapevolezza personale e sociale, così che la terapia funzioni in modo integrato come sistema di cura. Solo quando si sperimenta la liberazione dall’angoscia e dall’inconsistenza emozionale si trovano forze e motivazioni per riconsiderare la propria condizione e di assumere la responsabilità della cura di sé.

Con la terra si può produrre lavoro e reddito

Agricoltore

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Il mondo politico, economico e sociale è alle prese con le difficili condizioni della crisi economica mondiale.
La vocazione agricola del nostro paese può rappresentare per i giovani una porta d’accesso che gli aiuti a tornare alla campagna, e in particolare, ai territori marginali, dimenticati o sottoutilizzati. Pur in un periodo di pensante crisi economica, l’occupazione agricola ha tenuto, anzi ha incrementato gli addetti.
L’agricoltura sociale offre anche la possibilità reale di nuovi posti di lavoro. È fondamentale  favorire l’inclusione sociale, a partire dal diritto del lavoro e al lavoro.
La dichiarazione di Filadelfia afferma che il lavoro non è una merce e si definiscono diritti umani ed economici di base secondo il principio che la povertà, ovunque esista, è pericolosa per la prosperità di tutti.
Quando una condizione di precarietà si stabilizza, si diffonde la sensazione di non avere via d’uscita. Il cronicizzarsi della sconfitta minaccia la speranza di farcela, blocca le motivazioni, inaridisce le risorse emozionali.
Il non trovare lavoro si trasforma in un più radicale e diffuso senso d’inadeguatezza di fronte al mondo. Si perde la capacità di reagire, si diventa indifferenti agli stimoli, si azzera la creatività progettuale.

Più lunga è anche la crisi economica e sociale, più il tunnel della mancanza di prospettive appare insuperabile. Attraverso azioni mirate, che nascono nella cultura della partecipazione e della condivisione, è possibile attivare sinergie anche nell’organizzazione sociale, nelle interazioni tra pubblico e privato, valorizzando e potenziando tutte le risorse presenti sul territorio, che possono offrire sostegno all’imprenditoria giovanile e al lavoro.
Dove il lavoro non è possibile per le condizioni precarie di salute, l’agricoltura sociale può permettere forme di remunerazione più occasionali e residue, può in altri modi ristabilire capacità e attitudini.
Il lavoro agricolo riconosciuto (anche economicamente) è un mezzo importante per coltivare talenti, sviluppare attitudini manuali, cognitive, relazionali.
Le persone inserite in percorso terapeutico imparano così a diventare “utenti critici”: non individui passivi, assistiti dai servizi pubblici e privati ma cittadini attivi e corresponsabili anche nella difesa del valore della propria salute e del proprio territorio.

Con la terra si incontra il mondo

Manciata di Riso

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La raccolta delle produzioni dei campi non permette solo la remunerazione del lavoro ma rende possibili anche altri sbocchi, quelli che oggi costituiscono l’agricoltura multifunzionale.
La cooperativa sta sperimentando, con evidenti vantaggi soprattutto sociali, oltre la vendita ai mercati rionali anche l’apertura di agriturismi nelle principali aziende agricole e l’avvio di un impegnativo “Centro per l’educazione alimentare”. Laboratori del gusto con le scuole e le famiglie sono altri servizi che aprono le comunità al territorio, valorizzano e fanno conoscere i benefici dell’agricoltura sociale.
L’agricoltura multifunzionale sta conoscendo una ricca stagione di proposte e di incontri con il territorio, le scuole e le famiglia. Il podere agricolo può diventare anche un luogo dove giocare a fare i contadini seminando e accudendo la terra. S’impara così a conoscere di persona che cosa significhi lavorare con continuità e tenacia. Se il prodotto del gioco-lavoro è portato poi in tavola, il cerchio si chiude intorno alla consapevolezza di aver fatto una cosa grande: produrre cibo per sé e gli altri.
Avviene così una delle esperienze più efficaci per l’acquisizione di consapevolezza alimentare.