Tra lettura di giornali e ascolto di notizie alla tv, le novità giravano già da qualche giorno, settimane per la precisione. I numeri di contagi aumentavano e la curiosità si faceva sempre più forte. Ogni giorno ci si aggiornava, ma nessuno di noi la sentiva come una cosa vicina, una situazione che da lì a poco avremmo dovuto vivere anche noi.

Tutto avvenne all’improvviso: i ragazzi erano a casa da scuola per il ponte di Carnevale, che sarebbe dovuto durare tre giorni, e invece quel mercoledì 26 febbraio arrivò la notizia e le varie scuola iniziarono ad inviare la comunicazione. Il discorso del presidente aveva messo in chiaro la situazione: zona rossa in tutta Italia e scuole chiuse per un paio di giorni.

I ragazzi ovviamente gioivano alla notizia di rimanere a casa, ma ancora non comprendevano la motivazione di tale chiusura. La situazione della Cina che tanto avevamo letto e commentato, sembrava ancora distante.

Poco dopo però, cominciarono ad arrivare le prime disdette di visite mediche, incontri con i Servizi e Psicologi. La chiusura della scuola ha continuato ad essere prorogata e infine il 9 marzo è arrivata la comunicazione di chiusura ufficiale per tutti e per tutto, che ha previsto anche l’interruzione degli incontri con le famiglie.

Era arrivato il momento di provare a spiegare la situazione ai ragazzi (cosa che creava confusione anche a noi). Pian piano il loro entusiasmo iniziale svanì e cominciarono ad emergere i punti di domanda e un po’ di preoccupazione. Abbiamo provato a spiegare ciò che stava succedendo nel mondo esterno senza creare troppo allarmismo, ma nemmeno noi sapevano cosa stava accadendo e come si sarebbe evoluta la situazione. Abbiamo introdotto misure di sicurezza e i ragazzi hanno iniziato a vederci girare in comunità con le mascherine, ma anche in questo caso abbiamo provato a sdrammatizzare una situazione difficile.

Abbiamo, quindi, cercato di reagire positivamente sfruttando il tempo a nostra disposizione per cercare di divertirci, impegnarci in varie attività e svagarci il più possibile, allontanandoci un po’ dalla solita notizia giornaliera riguardante il numero dei contagi.

Le giornate sono state strutturate in modo da poter dare ai ragazzi una routine sana da poter seguire. La mattinata era dedicata principalmente alle varie video lezioni (che inizialmente hanno creato una serie di difficoltà nel recupero di computer e altri dispositivi elettronici e nella registrazione ai diversi portali scolastici), nel pomeriggio invece si svolgevano diverse attività: esecuzione dei compiti, creazione di puzzle e scoby-doo, visione di serie tv e, nelle giornate di sole, un po’ di attività fisica in cortile con giochi di gruppo e alcuni esercizi. Sono stati, inoltre, strutturati dei laboratori creativi come il disegno, la cucina, utilizzo di ferri da maglia e recitazione che ha portato alla creazione di un cortometraggio, in cui è stato tenuto un diario della attività svolte in quarantena.

Abbiamo dovuto confrontarci come equipe e trovare una modalità diversa di lavorare incentrata molto di più sul quotidiano a stretto contatto con i ragazzi, lasciando in pausa il lavoro con i genitori e le famiglie.

Siamo giunti quasi al termine di questa esperienza e, come in tutte le situazioni eccezionali e uniche, è arrivato il momento di stilare un bilancio per comprendere cosa è variato, quali sono stati i risvolti positivi e negativi. Gli ultimi mesi hanno messo a dura prova la capacità di rimanere presenti e focalizzati sul nostro mondo e sul nostro lavoro.

I ragazzi hanno sperimentato la vita in comune provando le esperienze più strambe e imparando anche a “sopportarsi”. Nel complesso, l’esperienza ha regalato momenti di grande positività uniti a piccoli scorci di sconforto e paura dettati dall’inaspettata presenza del virus e dalle incredibili evoluzioni che ha comportato. Ciascun ragazzo ha collaborato per rendere le giornate meno noiose e monotone. Alcune volte però abbiamo affrontato l’inevitabile confusione e malessere di alcuni dei ragazzi, accogliendoli il più possibile e confortandoli quando necessario.

Siamo purtroppo ancora in balia di una condivisa confusione che non permette di fare progetti a lungo termine e che ridimensiona il tutto di giorno in giorno. Non abbiamo grandi certezze da comunicare ai nostri ragazzi, ma loro, fortunatamente, ne sono più che consapevoli e vivono con noi questa fase con enorme consapevolezza e grande maturità.

L’equipe del Lo Scoiattolo